giovedì 18 ottobre 2012

Ian Hunter & The Runt Band > When I'm President



Ian Hunter è in gran forma. Ce lo ha dimostrato con la reunion, sia pur senza seguito, dei Mott The Hoople. Ce lo ha dimostrato con lo show all'Alcatraz di Milano con la Runt Band, dove è andato alla grande con il repertorio di ballate di Man Overboard, ma ha fatto saltare il tetto con il bis di All The Way From Memphis (Mott), Roll Away The Stone (the Hoople), Saturday Gigs (singolo) e l’immensa All The Young Dudes di David Bowie (All the Young Dudes). I Mott The Hoople furono il gruppo cult del glam rock, il rock & roll made in Britannia degli anni settanta di Ziggy Stardust, Marc Bolan, l'Elton John di Crocodile Rock, gli Stones in giacchetta rosa di It's Only Rock'n'roll ed il Lou Reed con una bottiglietta infilata nel pacco di Transformer. Gli anni della mia formazione. Poi Ian ha proseguito nei '70 con una serie di album strepitosi in cui fondeva rock & roll e ballate alla Dylan, gli anni di All American Alien Boy, You're Never Alone with a Schizophrenic, Welcome to the Club, Short Back 'n' Sides con i Clash, All of the Good Ones Are Taken con la E Street Band. Persi i contratti importanti non ha mai cessato di suonare, centrando spesso e volentieri qualche grande canzone e qualche ottimo album. Con When I'm President Ian Hunter ha ritrovato una band ed ha ritrovato il rock & roll degli anni settanta. Perché il disco non ha nemmeno un pizzico di nuovo secolo: potrebbe tranquillamente essere marchiato 1974, come una di quelle magnifiche Bonneville a due colori su cui le rock star amavano farsi fotografare. A differenza dei suoi dischi solisti, non è un disco di ballate questo: ci sono tanti sani e solidi rock & roll saltellanti alla Keith Richards, sostenuti da quella roca e graffiante voce da fratello furbo di Rod Stewart. Registrato con consumata perizia live in studio, per stare nel budget, è un perfetto 100% british rock di quello che non esiste più, nonostante sia registrato a NYC da Andy York. Almeno metà dei pezzi è irresistibile: il singolo omonimo, Confortable (che titolo alla Jagger Richards), What For, I Don't Know What You Want, Saint, la springsteeniana Just The Way You Look Tonight, il Peckinpah Rock di Wild Bunch e la ballata finale di Life, dedicata al proprio pubblico.

"Vanno e vengono, è solo un altro rock’n’roll show, spero di siate divertiti… ma soprattutto ridiamoci sopra perché è solo la vita. Stiamo tutti invecchiando, non posso credere che dopo tutti questi anni voi siate ancora qui e io sia ancora qui, ridiamoci sopra perché è solo la vita". 

Tanti cori, tante chitarre, tanta elettricità. Un puro disco di rock & roll.