giovedì 26 luglio 2012

Tom Jones > Spirit In The Room


Dicono che il modo più sicuro di essere aggrediti in Galles sia di proclamare di non apprezzare Tom Jones. Sarà questo il motivo per cui non ho mai visitato il Galles, perché nella sua cinquantennale carriera Tom ha attraversato il mio cammino diverse volte, dalla Delilah di quando ero bambino alla più recente Sex Bomb, e non è mai successo che mi risultasse gradito. Resta il fatto che questo entertainer ha una voce soul bianca, una personalità da vendere e nel Galles è popolare come Townes Van Zandt in Texas, Paul McCartney a Liverpool o Gesù in Alabama. Succede che, dopo aver venduto si racconta cento milioni di dischi, Tom raggiunti i settant'anni abbia cominciato a valutare la propria carriera in un'ottica diversa, com'è forse capitato in un modo o nell'altro ad Elton John, a Johnny Cash o a Robert Plant. Incontrato il produttore Ethan Johns (il figlio di Glyn Johns: Rolling Stones e Who) si è sentito forse in dovere di preparare per i posteri un ricordo più consono alla propria arte, ed ha recuperato una serie di cover di gran spessore, da Dylan agli Zeppelin a John Lee Hooker, suonati con un gran piglio rock & roll & blues e cantati con la propria straordinaria voce, per quel disco nudo, crudo, elettrico, minimale ed essenziale quanto assolutamente dell'anima che fu Praise & Blame. Si racconta che alla nuova casa discografica prese un colpo quando lo ascoltò, tanto che fu rifiutato e dovette essere stampato da Lost Highway. Per sottolineare quanto siano incompetenti i manager delle case discografiche e quanto siano responsabili della crisi del disco, l'album vendette un milione di copie ed arrivò a sfiorare il primo posto delle classifiche di vendita inglesi. Deve essere questa la ragione per cui il nuovo Spirit In The Room è infine stampato Island Records. La formula, il produttore ed il risultato sono gli stessi del precedente, solo più acustici, e le cover portano le firme di Leonard Cohen, Paul Simon, Paul McCartney. Per capirci siamo dalle parti del Johnny Cash di American Recording, ed ascoltare queste canzoni e queste storie è un vero piacere, come lo è poter considerare finalmente dei nostri anche un macho del soul bianco come Tom Jones. Per tacere del fatto che potrò finalmente visitare il Galles.