venerdì 1 giugno 2012

Stomu Yamash'ta



Questa è la storia di Stomu Yamash'ta, percussionista giapponese. La sua fu una storia strana, venuto ed andato con la rapidità di un temporale estivo nella prima metà degli anni settanta, quel periodo in cui l'energia del rock stava venendo meno ed il reflusso della new wave era ancora di la da esplodere. Un periodo in cui il pubblico corteggiava le avanguardie ed i virtuosi, dal jazz rock alla musica elettronica agli avanzi di progressive. Stomu Yamash'ta arrivava dal Giappone, un paese allora molto lontano: nessuna contaminazione di quella cultura era filtrata nella nostra letteratura e nella nostra musica (a differenza, per esempio, dell'India). SY era nato a Kyoto nel 1947 ed aveva alle spalle robusti studi di musica classica. In America aveva poi studiato percussioni alla Berkley School Of Jazz. Musica classica e jazz: c'era di che far impazzire i fan di Keith Emerson! SY arrivò in Europa nel 1972 alla testa di un ensemble di danza giapponese chiamato Red Buddah Theatre. Si esibirono al Festival di Avignone (consigliatissimo: si tiene ad ogni luglio), poi a Londra e infine presero fissa dimora a Parigi in un teatro nel quartiere del Marais. Nel 1973 si spostarono a Londra alla Roundhouse. Stomu Yamash'ta fu praticamente accolto come un eroe. Articoli entusiasti sul Melody Maker come sul Financial Times, ed un contratto discografico firmato per la Island Records, allora quella di Traffic, EL&P, King Crimson, Jethro Tull, Jimmy Cliff, Bob Marley. Dal canto suo SY cercò immediatamente di inserirsi nell'ambiente musicale britannico, reclutando musicisti dall'area del jazz rock e di Canterbury e creando e disfando gruppi dal nome di Come To The Edge, East Wind, Raindog, mischiando prog e fusion ma anche canzoni in un contesto di musica totale in cui tendeva rapidamente a perdere il sapore orientale e giapponese, in cui però stava anche la fonte principale del suo fascino. Mentre ancora ci domandavamo dove volesse parare, ce lo dimostrò fin troppo chiaramente mettendo assieme nel 1976 un supergruppo (i Go) che cercava di clonare The Dark Side Of The Moon: era qui, come tutti, per i soldi!

Per tornare ai giorni del suo arrivo, la musica del balletto The Man From The East fu stampato su disco e fu fra le cose più belle regalateci dal musicista. Ancora fortemente intriso di musicalità giapponese e con un forte carattere teatrale, è una musica emozionale che funziona perfettamente anche senza supporto visivo. Percussioni asiatiche ma anche canzoni come in What A Way To Live In Modern Times, e ispirazioni cosmiche come Memory Of Hiroshima che non possono non essere ispirate a A Saucerful Of Secrets dei Pink Floyd. Il suo primo gruppo rock misto (ed il migliore) fu Come To The Edge, che mise assieme rovistando nel panorama jazz avangarde inglese: Andy Powell degli Henry Cow al basso, Robin Thompson alle tastiere e sax soprano, Morris Pert dei Brand X alla batteria oltre ad una sezione di fiati. Il disco, stampato dalla Island nel 1972, si intitola Floating Music e viaggiava deciso nella direzione della musica totale, fra suggestioni da soundtrack, fughe jazz rock, percussioni e flauti giapponesi. Tutta la seconda facciata è registrata dal vivo alla Queen Elizabeth Hall.
Uno splendido disco, che non vendette molto, ma due dei quattro brani (Poker Dice e One Way) finirono nella colonna sonora del film L'uomo che cadde sulla terra con David Bowie, fornendo ulteriore combustibile alla leggenda di Yamash'ta.
Nel 1973 già SY scioglieva quella ottima band per crearne una più ristretta, pescando grosso modo nello stesso ambiente. Furono gli East Wind, il vento dell'est, con Hugh Hopper dei Soft Machine al basso; Gary Boyle (già dei leggendari Trinity di Julie Driscol e Brian Auger) alla chitarra; Brian Gascoigne alle tastiere ed al synt, l'harp 2006; ciliegina sulla torta, la delicata violinista classica Hisako Yamash'ta, moglie di Stomu. Il disco, Freedom Is Frightening, la libertà spaventa, fu probabilmente messo assieme un po' alla svelta e si rivelò inferiore al precedente. Composto come quello da quattro brani, due per facciata, è un po' monolitico e da più l'impressione di essere una jam di studio che un disco strutturato. Vivace comunque il jazz rock di Rolling Nuns (suore rotolanti?) e toccante il finale per violino di Wind Words ad opera di Hisako, l'unico brano (da antologia) con un sapore orientale e con un tocco di misticismo.

Il secondo disco con gli East Wind fu One by One, colonna sonora di un documentario (si dice scadente) sul mondo delle corse automobilistiche. Il jazz rock degli East Wind subisce nel brano One by One una brusca accelerazione e lascia le nebbie londinesi per americanizzarsi, con percussioni latine e la chitarra elettrica di Boyle fra Santana e John McLaughlin. Hey Man è addirittura un pezzo funky cantato come su un disco di Stanley Clarke. Tangerine Beach è un pezzo melodico ed orecchiabile da colonna sonora per violino di un certo effetto. Nurburgring una bella traccia sinfonica dal sapore new age.
C'è chi può pensare che SY stesse cercando la formula per vendere qualche disco. Io credo piuttosto che, da musicista orientale precipitato nel calderone del rock, ne fosse sinceramente conquistato e curioso di sperimentarne la sintassi. In ogni caso nel 1975 mise assieme un nuovo show con il Red Buddah Theatre, la cui musica è costituita dall'album Raindog, in cui suonano di nuovo molti musicisti giapponesi oltre ai vecchi amici Guascogne e Boyle. Il disco fa perno su Dune, un rilassato jazz rock di stampo british della durata di 15 minuti, che però non è il brano più significativo. 33 1/3 è uno strumentale per percussioni che pure finirà nella colonna sonora del citato film di David Bowie.
Rainsong è un'orecchiabile brano cantato ispirato ai Traffic di Steve Winwood, come pure la bella The Monks Song (dopo il pezzo sulle Rolling Nuns ci sta). Shadows è un pezzo classico per violino e piano composto ed eseguito da Hisako Yamashta e Gascogne. Il conclusivo bello strumentale Ishi è ispirato al world jazz dei Weather Report di Nubian Sundance.

Nel 1976, mentre già gli echi del punk facevano capolino a Londra, SY realizzò un supergruppo formato da Steve Winwood (reduce dai Traffic ed in procinto di registrare il suo primo omonimo, ottimo LP), il tastierista elettronico tedesco Klaus Schultze (Irrlicht, Blackdance), il percussionista Michael Schrieve (Santana) ed il virtuoso della sei corde Al Di Meola (Return To Forever). Un progetto intitolato Go dal sapore molto glamour e patinato, totalmente votato a clonare il disco di enorme successo dei Pink Floyd The Dark Side Of The Moon, in cui ognuno dei talenti impegnati darà praticamente il peggio di sé, con l'eccezione di Stevie che, praticamente pesce fuor d'acqua, compose e cantò una gran bella ballata, Crossing The Line. I Go sfioreranno il kitsch con il tour, registrato per un doppio live al Palais Des Sports a Parigi.
Nonostante l'assenza del riscontro commerciale che si sarebbe aspettato, Yamashta, il cui cognome aveva intanto perso l'apostrofo per motivi di marketing, non si diede per vinto e rilanciò con il progetto di Go 2, o meglio Go Too, con il cantante inglese Jess Roden al posto di Winwood (ormai decollato verso la propria carriera solista) ed una quantità di voci femminili da far invidia alle Labelle. Il disco è infatti sorprendentemente indirizzato verso un R&B da discoteca, forse ispirato questa volta più dai Bee Gees della Febbre del Sabato Sera (dello stesso anno) che dai Pink Floyd.
Dopo Go Too, Stomu Yamashta rimase senza pubblico e senza contratto discografico in una scena che era improvvisamente e radicalmente cambiata. Fece ritorno in patria trasportato come Mary Poppins dal vento dell'est per ritrovare sé stesso in un monastero buddista.

I suoi dischi sono stati ristampati dall'ottima Esoteric Records, e per le orecchie curiose sarebbe un peccato non ascoltare almeno i primi due, The Man From The East e Floating Music.




with Come To The Edge: Floating Music (Island 1972) ★★★★★
with Red Buddah Theatre: The Man From The East (Island 1973) ★★★★★
with East Wind: Freedom Is Frightening (Island 1973) ★★★ ½
with East Wind: One by One (soundtrack, Island 1974) ★★ ½
Raindog (Island 1975) ★★★ ½
with Steve Winwood and friends: Go (Island 1976) ★★
with Steve Winwood and friends: Go Live From Paris (Island 1976) ★ ½
Go Too (Island 1977) ★