giovedì 21 giugno 2012

Out Of The Blue



La musica rock nacque nel 1955, quando Rock Around The Clock fece il numero 1 delle classifiche nazionali USA; accompagnato da Maybellene di Chuck Berry, Baby Let's Playhouse di Elvis, Tutti Frutti di Little Richard e I Got A Woman di Ray Charles.
La musica rock se ne è (forse) andata dopo la sua luminosa e straordinaria parabola, negli anni 90 con gli ultimi capolavori di Wallflowers (Bringing Down The Horse), Dave Matthews (Before These Crowded Streets) e Phish (A Live One).
Da allora fingiamo che sia viva per poter continuare a ritirare la pensione (© Blue Bottazzi).

Per quanto mi riguarda sono riuscito a tirarmi fuori dal laborioso dovere di rimanere aggiornato ad ogni costo a dischi che spariscono dopo una recensione ottimista, pochi ascolti e nessuna speranza di ritrovare la via dello stereo. Scegliere di rinunciare ad essere à la page è una libertà impagabile: quella di ritrovare un giorno il suono gutturale del r&b dei primi Stones ed il giorno dopo l'orizzonte aperto degli ultimi Beatles. Di abitare un giorno a Memphis e quello seguente nella swinging London, e quello dopo ancora ad Haight-Ashbury o all'Hope & Anchor, di seguire le tracce dei Temptations o dei Dr. Feelgood. Io ho trovato alla fine la rovente traccia del jazz, dopo averlo timidamente corteggiato now and then magari seguendo la pista dei Weather Report o dei Soft Machine.

Obietterete: se il rock è morto, il jazz cos'è?

Non si tratta di ricercare a tutti costi la novità futile per essere aggiornato, oppure per camuffare i propri gusti con quelli di una generazione a cui non apparteniamo, ma di essere liberi di spaziare, di viaggiare fra i generi e le vibrazioni di ogni buona musica, che sia, perché no, Mozart, Sibelius, Gershwin, Ellington, Mingus, Zappa o Warren Zevon... E se per motivi anagrafici le storie del rock le conosco nei dettagli, mi piace seguire il filo d'Arianna che mi conduce in territori solo annusati in passato, come l'hot jazz di New Orleans (Louis Armstrong Hot Five & Seven), le Big Band dello swing (Duke Ellington, magari at Newport), il bop di Gillespie e Charlie Parker (con il Quintet alla Massey Hall), il dinoccolato cool jazz di Gerry Mulligan e Chet Baker (ecco da dov'è nato Foreign Affairs di Tom Waits!), il Mingus di Pthecantropus, l'hard bop di Miles Davis e Art Blackey, il free di John Coltrane e Ornette Coleman… molte storie da udire e una miniera di capolavori da ascoltare.
Questo per premettere che non ho da scrivere recensioni e novità, ma ho una borsa piena di storie, storie di musica e di musicisti, e non solo rock. Se mi permetterete di narrarvele sulla mia nuova rubrica sul nuovo SUONO (in edicola).