martedì 6 marzo 2012

Wrecking Ball la recensione



A scanso di equivoci il nuovo disco di Bruce Springsteen non è suonato con la E Street Band. Anzi, non è neppure un disco rock. È un disco folk, un'esperienza che era già stata fatta con We Shall Overcome. Solo che in quella occasione le canzoni erano del folk singer Pete Seeger. Perché sono le canzoni il tallone d'Achille... Bruce Springsteen ha scritto nella sua carriera centinaia e centinaia di canzoni. Molte, bellissime, sono finite nei dischi ufficiali, altre, a volte altrettanto belle, sono rimaste fuori, ad alimentare la leggenda del Boss. Basti citare The Fever, The Promise, The Way, fra le altre, ma sono dozzine le grandi canzoni inedite, finite qua e la in antologie o cofanetti o singoli o cover o altro. Però ad un certo momento le canzoni le ha finite anche lui. Lo disse Robbie Robertson, qualcuno ha una canzone, qualcuno dieci, qualcuno cento, ma tutti ne hanno un numero finito. Ed il numero di quelle di Bruce è, per l'appunto, finito da un decennio buono.
Non che tutte le canzoni del disco siano male. Per esempio Land Of Hope And Dream e American Land sono buone, molto buone, moltissimo buone; ma ho un deja vu, non è la prima volta che le sentiamo, avevano già trovato posto su uno o due dischi. Wrecking Ball anche è buona, ma era meglio suonata con la band, la E Street Band, com'era stata suonata in occasione della chiusura del Giant Stadium.
Il disco, prodotto da Ron Aniello, è di uno strano folk, un folk moderno, contemporaneo, radiofonico, giovanile, dove strumenti tradizionali si mischiano in uno straniante effetto a sintetizzatori e ritmi elettronici. Non che il risultato stoni, anzi non manca qualche highlight come il (sublime) cantato rap di Michelle Moore in Rocky Ground, o la chitarra di Tom Morello in This Depression, ed il sax di Clarence Clemons in Land Of Hope And Dreams.
Le parole non sono male, anzi, sono dannatamente buone. Testi asciutti ed affilati come una volta, raccontano della Grande Depressione (questa, non quella), di povertà, di durezza, di perdita, ma anche del riscatto, dell'orgoglio, dell'umanità, ed alla fine guardano al futuro non senza ottimismo, recuperando quel sogno americano che si appanna più nel benessere che nelle prove dure del destino. We Take Care Of Our Own parla di orgoglio, come lo fa molto bene Jack Of All Trades, "il tuttofare", che canta alle persone che sono rimaste senza un lavoro in quello che potrebbe essere il pezzo più bello dell'album. Beh certo, sostenere che l'immobile danza dei fantasmi di We Are Alive sia meno che straordinaria, e che l'idea visionaria della canzone sia meno che toccante… no, onestamente non si potrebbe. O che la canzone popolare di Swallowed Up In The Belly Of The Whale sia meno che leggendaria…

Dicono quelli a cui è piaciuto, che Wrecking Ball sia il disco del Boss migliore del decennio. Ed in effetti è assolutamente vero. Perché è un disco unitario, con una visione omogenea, un suono tosto, percussioni precise, una coerenza di fondo e un colore cinematografico. Un disco di epica poesia e di grande umanità. Bruce è determinato e canta con la volontà e la determinazione di un eroe letterario.
Mi rendo conto che il fatto che io avrei forse preferito un disco rock è un problema mio; forse questo disco con la E Street Band sarebbe stato anche migliore, come lo dimostra la versione con la band del pezzo che da il titolo all'album. Jack Of All Trades sarebbe stato un gran lento ed Easy Money e Shackled and Drawn dei r&r alla Darlingston County e Working On The Highway.

No, non mi lamento, perché alla fine di questa recensione mi accorgo che il disco piace moltissimo anche a me… dannazione. Però promettimi una cosa, Bruce. Che il prossimo non sarà un altro juke-box tour, ma che suonerai questo disco per intero con la band. Lo prometti?



Wreckin Ball
etichetta: Sony Columbia
genere: folk for now people