venerdì 23 marzo 2012

i dischi rock che vendevano in Italia



La scoperta di un sito italiano che ha raccolto le classifiche di vendita dei dischi negli anni è stata per me occasione di un deja vu sui gusti dei fruitori di musica degli anni d'oro nel nostro paese, basata su dati obiettivi e non sugli inganni della memoria. Vale la pena di premettere alcune cose: negli anni sessanta e settanta i dischi vendevano parecchio, a differenza di oggi dove gli acquirenti siamo solo noi, appassionati di una cultura che pare non appartenere più ai nostri tempi. All'epoca i concerti servivano per pubblicizzare i dischi, ed infatti costavano pochissimo ed in tutto il mondo; vale la pena di raccontare come il biglietto degli show del tour Charisma che comprendeva fra gli altri i Genesis di Peter Gabriel e i VDGG di Peter Hammill e David Jackson costava 50 pence, mezza sterlina. Oggi è il contrario, i dischi si registrano per portare pubblico ai concerti.
Un'altra precisazione è che nei sixties il mondo non era ancora il villaggio globale ma un posto molto grande dove UK e USA erano molto molto remoti e molto lontani fra di loro e dall'Italia. LP nei sixties ce c'erano pochi, come pure dischi stranieri in generale. All'inizio la musica rock ed il beat britannico furono presi dalla stampa nostrana come un buffo fenomeno leggero e non come l'espressione delle cultura di metà del XX secolo. Le canzoni inglesi (ed alcune americane, anche) non si trovavano in Italia in classifica ma neppure nei negozi di dischi, ma rappresentavano invece l'ispirazione per cover tradotte dai nostri complessi "bit", che riducevano il rock alla formula della nostra musica leggera.
È dagli anni settanta che i dischi inglesi ed americani hanno cominciato ad essere stampati o importati anche da noi, e che hanno trovato un pubblico attento, quello a cui il rock (che allora però chiamavamo musica pop, per via probabilmente della pop art) ha cambiato la vita.

Leggere le classifiche dimostra chiaramente come il mercato fosse diviso in due: quello del rock e quello della musica leggera, cioè delle canzoni di Mina, Ornella Vanoni, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Domenico Modugno. Nulla di male, anzi è significativo come esistesse un pubblico attento per la musica leggera disposto ad acquistare (ed ascoltare, evidentemente) i dischi, a differenza degli zombie di oggi che la musica la considerano una carta da parati da far uscire in sottofondo dalla radio. C'era veramente una terza categoria, quella dei latin lover, camicia sbottonata, petto villoso, catena d'oro, che acquistava (in abbondanza) una musica ruffiana per la propria colonna sonora, spesso sotto forma di cassette o stereo 8: il sax di Fausto Papetti che riarrangiava ogni tema di successo come una sorta di Reader's Digest.

Nel 1970 la classifica di vendite nel nostro paese era già di quelle da leccarsi i baffi: al primo posto si alternarono i Beatles con Abbey Road e Let It Be, i Led Zeppelin con II e III, Simon & Garfunkel con Bridge Over Troubled Water, e le colonne sonore di Easy Rider e Hair. Seguono McCartney, Ray Charles, Creedence CR (Cosmo's Factory), Vanilla Fudge, Jimi Hendrix con Band Of Gypsyes, Fabrizio De André (Tutti Morimmo a Stento), Aphrodite's Child e gli Shockin' Blue di Venus. Joan Baez, Rolling Stones (Get Yer Ya Ya's Out, Let It Bleed), Moody Blues, Chicago II (addirittura!) e Self Portrait di Bob Dylan. Fece il diciottesimo posto il disco dei Blind Faith.

I dischi più venduti del 1971 furono Mina e Charles Aznavur, ma subito dopo Emozioni di Lucio Battisti (che era autore anche di Io Vivrò sul disco di Mina), Pendulum dei Creedence CR (che fu un grande successo grazie a Hey Tonight e Have You Ever Seen The Rain), Santana (Santana ed Abraxas), Concerto Grosso per i New Trolls, EL&P (Tarkus, 1° posto della classifica di vendite), Aqualung dei Jethro Tull (2° posto), Fireball dei Deep Purple (3° posto), Ram del Macca, All Things Must Pass, il capolavoro di George Harrison (2° posto), Ten Years After, Sticky Fingers degli Stones (5°), Black Sabbath (Paranoid), Atom Heart Mother dei Pink Floyd (che dunque vendevano dischi anche ben prima di The Dark Side), John Lennon, Chicago III, Colosseum Live e Jesus Christ Superstar.

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