venerdì 17 febbraio 2012

tutti i dischi di Leonard Cohen


Bob Dylan, Leonard Cohen e Nick Cave: il padre, il figlio e lo spirito santo. Non so chi l’abbia scritto. Immagino che Leonard Cohen sia lo spirito santo. Una sorta di santità non gli fa difetto. Nato musicalmente nel decennio dei cantautori, è molto lontano da zio Bob. Mentre Dylan partecipava attivamente alla definizione della musica della nostra generazione, la musica rock, Cohen ha attraversato i generi con un certo, mistico, distacco. Leonard Cohen, canadese, classe 1934, è un poeta, uno dei più grandi del secolo. Quando realizzò il primo disco, nel 1967 (il decennio dei songwriter, appunto) aveva già 33 anni ed una carriera da poeta sponsorizzata soprattutto dalla benevolenza del padre. Cohen non canta del rock & roll e non canta del sociale. Canta dei massimi sistemi di sempre: la Vita, la Morte e soprattutto l’Amore. L’amor sacro e l’amor profano. Canta di dio e canta delle donne, dell’amore per la donna, l’amore gentile per la donna perfetta che nelle sue canzoni è anche sempre l’amore erotico, di uno che ha scritto una canzone che si intitola “you can’t go home with an hard on”, “non puoi andartene a casa con un’erezione”. Non ci sono immagini da decifrare nelle canzoni di Cohen; il poeta canta in chiaro, fuor di metafora, con linguaggio colto ma la semplicità colloquiale, rassegnata ed assorta della lettera di un suicida (*), che tante volte fa pensare ad un testamento spirituale. Musicalmente nasce dal folk della sua generazione, per arrivare a creare un morbido sound elettronico post moderno che fa il verso a Phil Spector e Beach Boys come a Stan Ridgway ed alle canzoni di una volta. 

Ho provato a mettere assieme una carrellata sui suoi dischi in studio, che non sono poi molti, solo 12 (capolavori) in 45 anni. Non allo scopo di favorire la scelta di un migliore fra gli altri, perché è appena stato stampato il cofanetto The Complete Studio Albums Collection ad un prezzo così basso da risultare irrinunciabile.
In ogni caso ho segnalato con una stelletta i suoi dischi di cui personalmente non potrei fare a meno. 

Songs Of Leonard Cohen (Columbia 1967) 
Songs From A Room (Columbia 1969) ★
Songs Of Love and Hate (Columbia 1971) 
Greatest Hits (Columbia 1974) 

È la trilogia acustica, che si potrebbe vagamente definire folk in onore ai suoi tempi, anche se in realtà la sua musica non si ispira più di tanto alle radici della musica americana, ma anche per esempio ai chansonniers francesi; ed a sua volta sarà di un’ispirazione totale per i cantautori dopo di lui. In Italia gli sono debitori tanto Fabrizio De André che Francesco De Gregori, ma anche Claudio Lolli. Songs Of Leonard Cohen nel 1967, in epoca Dylan, Donovan e Simon & Garfunkel, non ebbe istantaneamente un altrettanto grande successo di vendite, ma fece subito di Leonard un mito, con canzoni epocali come la dolce Suzanne, un marchio di fabbrica. 

“and Jesus was a sailor and he walked upon the water
but he himself was broken long before the sky would open…” 

“now Suzanne takes your hand and she leads you to the river 
and you want to travel with her
and you want to travel blind 
and you know that you can trust her 
for she’s touched your perfect body with her mind” 

Fra le altre canzoni del primo disco entrate nel mito Sisters Of Mercy e So Long Marianne

“addio Marianna, era tempo di ricominciare
a ridere e piangere e piangere e ridere su tutto questo ancora” 

Una voce dolce e graffiante, non ancora quella profonda da crooner che prenderà con l’età, una chitarra delicata ed essenziale. Non ci sono quasi altri arrangiamenti, anche se Leonard si infuria e licenzia il produttore John Simon per i suoi tentativi di arricchire il suono. Altrettanto semplice fu il secondo disco a quasi due anni di distanza, canzoni da una stanza. Prodotto questa volta da Bob Johnston senza un tocco di batteria, è ancora più profondo nei testi, nell’essenzialità della musica, nella concentrazione mistica del cantante. È il mio disco preferito della trilogia, con un susseguirsi di gemme che tolgono il fiato, da Bird On The Wire, la canzone che con dozzine di cover ne decreta la fama imperitura e che Kris Kristofferson dichiarerà vorrà come epitaffio sulla propria tomba: 

“come un uccello sul filo, 
come un ubriaco in un coro di mezzanotte
ho cercato a modo mio di essere libero,
come un cavaliere da un vecchio libro fuori moda 
ho messo da parte tutti i miei nastri per te”

"La storia di Isacco", "un mucchio di eroi solitari", "il partigiano":

“quando cominciarono a riversarsi dal confine 
mi fu intimato di arrendermi 
ma questo non potevo farlo 
ho preso la mia pistola e sono scomparso,
ho cambiato nome così tante volte 
ho perso moglie e figli 
ma ho tanti amici ed alcuni di loro sono con me 
oh il vento, il vento soffia 
il vento soffia tra le tombe 
la libertà arriverà presto 
e noi torneremo dalle ombre…” 

Seems So Long Ago, Nancy 

“lei portava calze verdi, dormiva con tutti
ma cosa fai domani non lo chiese mai a nessuno 
s'innamorò di tutti noi, non proprio di qualcuno 
non proprio di qualcuno. 
dicevamo che era libera e nessuno era sincero 
molti hanno usato il suo corpo, molti hanno pettinato i suoi capelli. 
E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto 
è ancora Nancy che ti dice - Amore sono contenta che sei venuto” 
(Nancy, come cantata da Fabrizio De Andre)  

"Il macellaio", "la signora mezzanotte", "tonight it will be fine": 

“e so dai tuoi occhi
e so dal tuo sorriso 
che questa notte sarà bella
almeno per un poco…” 

Passarono altri due anni prima di Songs Of Love And Hate, canzoni d’amore e di odio, otto nuove canzoni cupe e poetiche e qualche nuovo lavoro immortale, come l’immobile Avalanche, la valanga, una cupa canzone d’amore doloroso:

“ho iniziato a smaniare per te 
io che non ho avidità, 
ho cominciato a chiedere di te 
io che non ho necessità, 
tu dici di essere lontana da me 
ma io riesco a sentire il tuo respiro” 

Il capolavoro è Famous Blue Raincoat, "il tuo famoso impermeabile blu", una canzone su un amore rubato che tutte le volte non riesco ad ascoltare senza provare brividi o a commuovermi. Fra le voci femminili della band di Cohen era presente la cantante Jennifer Warnes che nel 1987 avrebbe inciso un album intitolato Famous Blue Raincoat, con nove emozionanti cover del poeta. 
Il terzo disco si chiude sulle note di Joan Of Arc, su una donna santa - come un po’ sante ed un po’ puttane sono tutte le donne che Cohen canta con desiderio carnale. 

“sono stanca della guerra 
rivoglio il lavoro che avevo prima 
un vestito da sposa o qualche cosa di bianco 
per coprire la mia gonfia brama… 
e chi sei tu, ha chiesto lei 
a quello sotto il fumo, 
perché io sono il fuoco egli rispose 
e amo la tua solitudine, amo il tuo orgoglio,
allora fuoco, fatti freddo 
ti voglio dare il mio corpo da abbracciare, 
e lei capì con chiarezza 
che se lui era il fuoco
lei doveva essere il legno, 
ho visto la gloria nei suoi occhi 
io stesso desidero l’amore e la luce 
ma doveva essere così crudele? così accecante?”

Dodici di quelle canzoni furono raccolte in un album giallo intitolato Greatest Hits, che ebbe un notevole successo nel 1974 e che per me rappresentarono a lungo il primo Leonard Cohen. 


New Skin For The Old Ceremony (Columbia 1974) ☆

Nel 1974 si propose al mondo un nuovo Leonard Cohen, il primo “disco nuovo” suo che conobbi, una "nuova pelle per la vecchia cerimonia". Undici canzoni bellissime, praticamente tutte entrate nel repertorio live, cantate con più dolcezza, più luce e spesso con arrangiamenti più ricercati, talora anche jazzati, come in Is It What You Wanted. Chelsea Hotel, l’hotel di NYC frequentato dai musicisti, e dedicato ad un incontro sessuale che lui disse fu con Janis Joplin. 

“ti ricordo bene al Chelsea Hotel 
parlavi con coraggio e dolcezza 
facendomi un pompino sul letto disfatto 
mentre le limousine aspettavano in strada, 
non voglio dire che ti ho amata al meglio 
non posso ricordare ogni pettirosso caduto, 
ti ricordo bene al Chelsea Hotel 
tutti qui, non penso a te neanche tanto spesso…” 

Tutte le canzoni sono prime scelte, da Field Commander Cohen (che darà il titolo ad un live stampato di recente ma registrato nel 1979) a Why Don’t Yoy Try e There Is A War…

“perché non provi a fare a meno di lui 
perché non provi a vivere sola
hai davvero bisogno delle sue mani per la tua passione?
hai davvero bisogno del suo cuore per il tuo trono?”

…"a singer must die":

“e ti ringrazio di aver fatto il tuo dovere, 
tu custode della verità, tu guardiano della bellezza, 
la tua visione è giusta, la mia è sbagliata
mi spiace di aver macchiato l’aria con la mia canzone
un cantante deve morire per le menzogne della sua voce”

…"tried to leave you" (un bellissimo ciondolante blues urbano)

“ho cercato di lasciarti, non lo nego 
ho chiuso il libro su di noi almeno un centinaio di volte 
mi sveglio ogni mattina al tuo fianco 
gli anni passano, tu perdi il tuo orgoglio 
il bambino piange, così tu non esci 
tutto il tuo lavoro è proprio davanti a te 
buonanotte, mia cara, spero tu sia soddisfatta 
il letto è un poco stretto ma le mie braccia sono aperte 
e qui c’è un uomo che ancora si da da fare per un tuo sorriso”

…"Who by Fire"

“chi di fuoco, chi di acqua 
chi sotto il sole, chi nella notte 
chi per un ordine superiore, chi con un processo comune 
chi nel dolce dolce mese di maggio 
chi con una lunga agonia 
chi devo dire che chiama?”

Fino al gran finale, con la struggente ballata di Take This Longing che si scioglie negli acuti di Leaving Green Sleeves

“molti uomini hanno amato le campanelle che tu leghi alle redini 
e ognuno di quelli che ti ha voluto 
ha scoperto che ti vorrà per sempre, 
cogli questo desiderio dalla mia lingua 
qualsiasi cosa inutile queste mani abbiano fatto 
lasciami vedere la tua bellezza appassita 
come lo faresti per un uomo che tu ami, 
il tuo corpo è come un faro che rivela la mia povertà” 


“maniche verdi, sei tutta sola 
le foglie sono cadute, gli uomini sono andati, 
maniche verdi, non c’è più nessuno in casa 
nemmeno la Signora Maniche Verdi,
io cantavo le mie canzoni, dicevo le mie bugie 
per giacere tra le tue incomparabili cosce, 
non è stato bello, non è stato selvaggio 
portare a fondo i nostri esercizi?”

Un disco bellissimo, una gemma preziosa.


Death Of A Ladies Man (Warner Bros / Columbia 1977) ☆

Il disco della svolta. Mentre il mondo scopriva la new wave, Leonard Cohen tentò un singolare esperimento con Phil Spector, il "mono man" degli anni sessanta, il produttore del wall of sound delle piccole sinfonie pop di tre minuti di Ronettes, Crystals, Darlene Love, Righteous Brothers, Ike and Tina Turner. Le canzoni del disco sono attribuite a Cohen e Spector e si racconta che dopo aver suonato la propria parte Cohen non ebbe più neanche la possibilità di assistere al lavoro di Spector sino a disco finito. Inizialmente il pubblico e la critica accolsero il disco fra mille perplessità, e lo stesso Cohen in un primo momento lo disconobbe, non sentendolo come suo. Ma l'influenza di quel disco fu fortissima sul futuro del cantautore che da li a poco abbandonò lo stile minimalista ed ancora vagamente folkie per tuffarsi a peso morto in canzoni fortemente arrangiate in uno stile sinfonico. Death Of A Ladies Man è per molti versi l’incubatrice del futuro capolavoro di I’m Your Man. Il disco è peraltro molto bello, creando con il suo largo respiro una specie di fascinoso sound che mischia un Cohen “uomo delle donne” e finalmente crooner con un fascino a la Humphrey Bogart a suggestioni alla Beach Boys Pet Sounds. Si coglie anche l’eco dello Spector di All Things Must Pass (il più bel disco di George Harrison e probabilmente il più bel disco di un beatle dopo i Beatles) e di Born To Be With You di Dion.

True Love Leaves No Traces (il vero amore non lascia tracce) è sinfonico, Iodine è fra i pezzi migliori, Memories ha un incedere grandioso e cinematografico:

“mi sono avvicinato alla ragazza più alta e più bionda
e le ho detto, tu non mi conosci
ma presto lo farai 
dunque non mi lasceresti vedere
il tuo corpo nudo?
fammi danzare fino alla parte scura della palestra 
credo che ti lascerò l’iniziativa 
so che sei affamato, lo sento nella tua voce 
ci sono molte parti in me che puoi toccare 
scegli tu
ma no, non puoi vedere 
il mio corpo nudo”

Un disco di amore carnale, di erotismo, di passione e di desiderio. "Ho lasciato una donna ad aspettare", "non andare a casa con un’erezione" (un grande rock & roll, alla fine), "impronte digitali" (sul suo corpo, naturalmente), fino alla "morte di un uomo delle donne".
Un disco obbligatorio in qualsiasi discoteca rock & roll.


Recent Songs (Columbia 1979) 

Forse anche per reazione alla precedente produzione di Spector, il nuovo disco segnò un ritorno alle atmosfere più immobili e cupe del proprio songwriting, sia pure abbondando di cori femminili e ghirigori di un violino zingaro. Anche la cantante Jennifer Warnes assume un ruolo importante nel disco. Il suono è effettivamente molto buono e coinvolgente, talvolta realizzando un’aria rurale a la The Band e addirittura un pezzo cajun.

“Perché te ne stai alla finestra 
abbandonata alla bellezza e l’orgoglio, 
la spina della notte al tuo seno 
la lancia del tempo nel tuo fianco, 
persa nella furia della fragranza 
persa negli stracci del rimorso 
persa nelle onde del malessere 
che allenta i nervi d’argento,
oh amore prescelto, oh amore congelato 
oh groviglio di materia e di spirito 
oh favorita degli angeli dei demoni e dei santi 
il cuore spezzato accoglie
dolcemente questa anima…”

"Umiliato dall’amore", "sono arrivato così lontano per amore", "il canadese perduto", "il traditore", "nostra signora della solitudine"…

“per tutta l’estate lei mi ha toccato, la luce veniva dal suo corpo e la notte attraversava la sua grazia, ed io l’ho conosciuta viso a viso, ed il suo vestito era blu e argento e le sue parole poche e brevi, lei è la nave di tutto il mondo, la signora di noi tutti, la regina della solitudine” 

la moglie dello zingaro, la vita fumosa, la ballata della cavalla assente…

“e dove dove dov’è la mia moglie zingara questa sera 
ho sentito tutte le voci, non sono vere 
ma con chi sta danzando nell’aia 
dove l’oscurità le permette di stringersi ancora più a fondo fra le sue braccia?”


Various Position (Columbia 1984) ★

Passano cinque anni fra questo disco ed il precedente. Risolti gli scrupoli da folk singer, con nove canzoni fra le migliori della propria carriera, Leonard Cohen si produce nel suo album più moderno fino a quel momento. Quasi tutte le canzoni diventeranno highlights del suo repertorio live. La voce è ormai quella profonda e morbida che abbiamo imparato ad amare, e duetta con Jennifer Warnes su ogni brano.
Dance Me To The End Of Love è una danza divenuta uno standard per la sua bellezza, oggetto di infinite cover.

“Fammi danzare fino alla tua bellezza con un violino di fuoco 
fammi danzare fino al panico fino a che sarò al sicuro 
sollevami come un rametto d’ulivo e diventa la colomba che mi riporterà a casa 
fammi danzare fino alla fine dell’amore” 

Coming Back To You è un valzer altrettanto bello, poetico ed emozionante.

“Forse mi fa ancora male
non riesco a porgere l’altra guancia, 
ma lo sai che ti amo ancora 
è solo che non riesco a parlare, 
ti ho cercata in ogni persona 
ed anche loro mi riportavano li, 
ho vissuto solitario ma stavo solamente 
tornando da te” 

Spendida la ballata The Law che si sviluppa sul coro femminile di “c’è una legge, c’è un braccio, c’è una mano…”. 
Un altro standard Hallelujah, che conoscerà cover da John Cale, Jeff Buckley, Allison Crowe, Rufus Wainwright.
The Captain tocca volutamente e ironicamente corde da folk song:

“il Capitano mi chiamò al suo letto 
annaspava cercando la mia mano, 
prendi questi gradi d’argento, disse 
ti cedo il comando.
il comando di cosa? non c’è nessuno qui
ci siamo solo tu ed io 
tutti gli altri sono morti, o fuggiti 
o passati al nemico. 
lamentele, lamentele, è tutto quello che hai fatto
da quando abbiamo perso, 
se non è la crocifissione allora è l’olocausto,
possa Cristo aver pietà della tua anima. 
io sono dalla parte che perde sempre 
la parte contro il Paradiso 
la parte che ha ottenuto gli occhi di serpente 
contro la parte che ha fatto sette. 
ora il capitano stava morendo 
ma il capitano non era ferito
i gradi erano nella mia mano 
me li appuntai sulla camicia…”

(snake-eyes a dadi è il due, che perde, il sette vince a seven-eleven)

“tuo padre è andato a caccia della bestia che non riesce a catturare 
e lascia un bambino che dorme e le sue benedizioni a proteggerlo 
tuo padre è andato a caccia, mi ha chiesto di dirti addio 
mi ha avvisato di non fermarlo, ma non ci avrei comunque neppure provato”

(la ballata del cacciatore)

“per il cuore senza un compagno 
per l’anima senza un re
per la prima ballerina 
che non riesce a ballar nulla,
ti saluto dall’altro lato
del rammarico e della disperazione
con un amore così vasto e dirompente
che ti raggiungerà ovunque” 

(il cuore senza compagno)

Ed in chiusura una delle canzoni d’amore più belle di sempre, il distillato del concetto di Amore del poeta Leonard Cohen, if it be your will.

“se sarà il tuo desiderio
che io non parli più
che la mia voce si fermi immobile
com’era prima 
non parlerò mai più
aspetterò fino a che
qualcuno parli per me,
se sarà il tuo desiderio”


“se sarà il tuo desiderio
che una voce sia sincera
da questa collina accidentata
io canterò per te 
e le tue lodi risuoneranno, 
se sarà il tuo desiderio
di lasciarmi cantare”


“se sarà il tuo desiderio
se c’è una possibilità 
che il fiume si colmi 
che la collina risorga 
lascia scorrere la tua pietà 
su quei cuori che bruciano all’inferno, 
se sarà il tuo desiderio 
di farci del bene
e portarci vicino 
e legarci stretti 
tutti i tuoi figli qui 
nei loro stracci di luce 
nei nostri stracci di luci 
vestiti per uccidere 
e chiudere questa sera, 
se sarà il tuo desiderio”


Se c’è un disco di Leonard Cohen più bello di ogni altro, quello è Various Positions, varie posizioni.



Jennifer Warnes : Famous Blue Raincoat (RCA 1987) 

La collaborazione fra Cohen e la cantante Jennifer Warnes risale all’inizio della carriera del poeta canadese,  per crescere come vera e propria seconda voce nei suoi dischi negli anni ottanta. Il legame particolare che unisce i due cantanti trova un tributo nel disco di Jennifer del 1987, intitolato sulla canzone del famoso impermeabile blu. Le canzoni comprendono pezzi (allora) nuovi come First We Take Manhattan e Ain’t Cure For Love, come classici come Bird On A Wire, Coming Back To You, Ain’t No Cure For Love, A Singer Must Die, Came So Far For The Beauty. Gli arrangiamento sono convenzionali, molto eighties, con largo spazio alle percussioni elettroniche ma anche alla chitarra elettrica. La voce tenorile, all’opposto lato dello spettro sonore rispetto a quella bassa di Cohen, conferisce alle canzoni un aspetto inedito, più solare e addirittura radiofonico.
Il pezzo forte è quello che da il titolo al disco, resa cool e notturna da un sax ed una voce dolente. Joan Of Arc è un duetto fra Cohen e la Warnes. Coming Back To You ha uno splendido arrangiamento folkie.


I’m Your Man (Columbia 1988) ★

Se per caso Various Positions non fosse il disco più bello di Leonard Cohen, allora certamente lo sarebbe I’m Your Man. Affilato come la lama di un coltello, per farsi ancora più tagliente è sostenuto dalla tastiera di un sintetizzatore e da un implacabile ritmo sintetico, ed adornato dalla solita orchestra di cori femminili, sax e violini. La sequenza delle canzoni è di quelle da lasciare senza fiato: First We Take Manhattan > Ain’t No Cure For Love > Everybody Knows fino a I’m Your Man, la summa dell’amore del ladies man per la donna.

“se quello che vuoi è un amante 
farò qualsiasi cosa tu mi chiederai, 
e se vuoi un amore diverso 
indosserò una maschera per te, 
se vuoi un compagno 
prendi la mia mano, 
o se vuoi colpirmi con la tua collera 
io sono qui, 
sono il tuo uomo.
se vuoi un pugile 
salirò sul ring per te, 
e se vuoi un dottore 
visiterò ogni centimetro di te, 
se vuoi un autista 
sali, 
se vuoi solo fare un giro 
sai che puoi farlo,
sono il tuo uomo


un uomo non ha mai avuto indietro una donna 
inginocchiandosi di fronte a lei”


The Future (Columbia 1992) ☆

Se Leonard Cohen ha registrato un album rock, quello è The Future. Con una band convenzionale, ritmo solido, cori R&B e qualche spendida canzone visionaria. Un disco cupo e pessimista nei testi quanto vivace nell’esposizione. The Future è un rock che avrebbe potuto persino essere cantato da zio Bob. Waiting For The Miracle è una delle canzoni più orecchiabili scritte da Cohen, ipnotica nel suo incedere sinuoso per la lunghezza di quasi otto minuti. Sarebbe un delitto non averla mai sentita.

“ho sognato di te, baby 
è stato solo l’altra notte, 
eri quasi nuda 
ma eri anche luce, 
la sabbia del tempo scorreva 
dalle tue dita e dal tuo pollice 
e tu stavi aspettando 
che accadesse il miracolo” 

e ancora Closing Time (è ora di chiudere), Anthem (inno), Democracy (la democrazia sta arrivando negli USA), brani fiume cantati con furore che superano i sei, sette minuti.


Ten New Songs (Columbia 2001) ★

"Dieci nuove canzoni" è l’ennesimo disco perfetto del lost canadian, e ancora una volta un disco speciale. Giocato interamente sulla collaborazione con Sharon Robinson (collaborazione iniziata con I’m Your Man) che firma tutte le canzoni con Leonard e le suona interamente, è un disco molto orecchiabile dalle suggestioni rithm & blues se non addirittura soul, le cui canzoni potrebbero essere coverizzate da uno Steve Wonder, se non da Michael Jackson (Boogie Street).
In My Secret Life è il singolo molto orecchiabile, ripreso anche da un inglese dalla voce nera come Eric Burdon. A Thousand Kisses Deep è la solita canzone d’amore che ti prende al cuore:

“i pony corrono, le ragazze sono giovani, i pronostici ti danno favorito, tu vinci un po’ e poi è fatta, poi la serie si fa meno vincente e oggi devi venire a patti con la sconfitta e vivere la tua vita come se fosse quella vera, alla profondità di mille baci” 

Di una malinconica bellezza Here It Is

“eccoti la tua corona, il tuo sigillo e i tuoi anelli, eccoti il tuo amore per ogni cosa, possa ognuno vivere e possa ognuno morire, ciao amore mio e, amore mio, addio”

Love Itself è uno struggente rock & roll lento

“ti dirò qualche cosa di più, l’amore cresce e cresce, fino a che raggiunge una porta aperta e allora l’Amore stesso, l’Amore stesso se ne va”

By The River Darks è la ballata malinconica che ci fa amare questo affascinante poeta ("lungo il fiume buio dove non potevo vedere chi mi tendeva un agguato, chi mi dava la caccia"); "Alessandra che se ne va" e "Tu hai amato a sufficienza" sono il grandi lenti.
Boogie Street è semplicemente bellissima, una danza che potrebbe essere un singolo dello Spector del Ladies Man, così come un ballo di Michael Jackson, che però canta dell’Amore supremo:

“Corona di luce, essere oscuro 
non pensavo mai che si saremmo incontrati, 
tu baci le mie labbra ed è finita 
sono tornato sulla strada del Boogie, 
così venite amici miei
non abbiate paura 
noi ci dissolviamo nell’amore”

Non potrei vivere senza questo disco.


Dear Heather (Columbia 2004) 

Leonard Cohen canta ogni canzone con la mistica dignità di un testamento. Questo mi pare particolarmente vero per Dear Heather, dove il poeta superati i settant’anni non può fare a meno di pensare che prima o poi un suo disco sarà l’ultimo. Ancora con Sharon Robinson, il nuovo disco non è perfetto, ma ha dei buoni momenti. Go No More A-Roving è una poesia di Lord Byron messa in musica dal nostro.

“perché la spada consuma il fodero e l’anima consuma il petto, ed il cuore deve fermarsi a respirare e persino l’amore deve riposare, ed anche se la notte è stata creata per amare ed il giorno ritorna troppo presto tuttavia non andremo più vagabondando alla luce della luna”

The Letters, le lettere, è la canzone che da senso a questo disco, un intenso duetto vocale con Sharon.

“non ti è mai piaciuto ricevere le lettere che ti spedivo 
ma ora hai colto l’essenza di quello che le mie lettere volevano dire
e ora le rileggi, quelle che non hai bruciato 
te le appoggi alle labbra
le mie pagine di preoccupazione;
la tua storia era così lunga 
la trama così intensa 
ci hai messo anni a superare la linea dell’autodifesa; 
tu cammini nella mia stanza
sei alla mia scrivania 
e inizi la tua lettera per chi verrà dopo” 

Fra le altre canzoni, il testo di Dear Heather

“cara Heather, ti prego vieni ancora da me, con un bicchiere in mano e le tue gambe rese pallide dall’inverno”


Old Ideas (Columbia 2012) ☆

Per quanto molto diverso nello stile "Old Ideas", vecchie idee, è vissuto come la prosecuzione del precedente Dear Heather, a partire dal titolo stesso che in un primo momento era stato previsto proprio per il disco precedente. Old Ideas prosegue, con il poeta alla soglia degli ottanta anni, sul lavoro del testamento spirituale e dello sguardo sul dopo, quello che aspetta tutti noi dopo la vita. La grande novità è che Cohen rinuncia agli arrangiamenti moderni ed alle musicalità più luminose per tornare alla intima immobilità dei dischi degli anni settanta - cosa che ha fatto impazzire i critici musicali che si sono sperticati di lodi sminuendo ingiustamente le autentiche gemme che lo hanno preceduto.
Per molti versi Old Ideas riporta alla mente Various Positions, e non a caso Amen ricorda irresistibilmente Hallelujah, e Going Home potrebbe tranquillamente far parte dello stesso disco. Il disco è immobile e le bellissime melodie, non più sostenuti da ritmi quasi dance o R&B, escono dall’oscurità poco alla volta, dopo ripetuti ascolti che ci fanno partecipare in modo più personale ad ognuna delle canzoni.
In Going Home Leonard parla di sé in terza persona. Amen ha un incedere mistico per la lunghezza di quasi otto minuti.

“ripetimelo quando sarò stato al fiume e avrò saziato la mia sete 
ripetimelo quando sarò solo e ti ascolterò 
ascolto così intensamente che mi fa male 
ripetimelo quando sarò pulito e sobrio 
ripetimelo, ancora ed ancora 
dimmi che mi vuoi e amen” 

Show Me The Place è una preghiera, mentre Darkness è il brano orecchiabile, tanto che porta alla mente le cose migliori di Chris Rea

“ho preso l’oscurità bevendo dalla tua tazza; ho chiesto: è contagioso? tu hai risposto: solo finisci di bere. Non ho futuro, so che i miei giorni sono contati, il presente non è piacevole, solo una lista di cose da fare, credevo che il passato mi avrebbe finito ma l’oscurità ha preso anche quello. Mi piaceva amare l’arcobaleno, mi piaceva amare la vista, mi piaceva il mattino presto, fingevo che fosse nuovo, ma ho preso l’oscurità baby e l’ho presa peggio di te”

“dovevo essere pazzo ad amarti, tu non sei mai stata quella giusta, ti ho inseguita portandomi dietro un cuore spezzato, le sue trecce e la sua camicetta in disordine…” (Crazy To Love You)

Banjo, Lullaby, fino al bel finale di Different Sides:

“ci troviamo sui lati opposti di un confine che nessuno ha disegnato; e anche se tutti siamo uguali per un occhio più alto qui giù dove viviamo siamo due. Entrambi diciamo che ci sono leggi a cui obbedire, ma francamente non mi piace il tuo tono; tu vuoi cambiare il modo in cui io faccio l’amore e io voglio lasciar perdere…” 

Con l’ultima nota di Different Sides il disco finisce prima che sia concluso. È un segnale preciso: che non siamo ancora all’ultimo atto. Leonard, ti aspettiamo, ancora una volta, per riempire la nostra anima delle tue storie e delle tue musiche. Love You.



Live

Ci sono diversi dischi in concerto di Leonard Cohen, registrati in periodi diversi della sua carriera, anche se la maggior parte di essi è stata data alle stampe negli ultimi anni. Cohen dal vivo è un grande spettacolo, ma personalmente trovo che le sue canzoni rendano meglio nell'intimità dei dischi in studio.

Live At Isle Of Wight 1970 (registrato il 31 agosto 1970)
Live Songs (registrato fra il 1970 ed il 1972)
Field Commander Cohen (registrato nel tour del 1979 in UK)
Cohen Live: Leonard Cohen In Concert (registrato fra il 1988 ed il 1993)
Live In London (registrato il 17 luglio 2008 alla O2 Arena a Londra) ☆
Songs From The Road (registrato in giro per il mondo fra il 2008 ed il 2009)

Di tutti il mio preferito è Live In London.