The Del Fuegos


Boston, nel Massachusetts, è una delle più antiche e nobili città americane, e fra tutte è quella che più conserva l’architettura e le strade della vecchia Europa. È il centro urbano più popoloso del New England, la regione dei sei stati del nord est dove sono sbarcati i padri pellegrini, e dove oggi dimora gran parte della ricca borghesia americana. 
Ma anche Boston nasconde una sua anima rock. All’inizio degli anni settanta si parlava della J. Geils Band di Peter Wolf come dei Rolling Stones americani. Anche i Modern Lovers di Jonathan Richman scesero al CBGB di New York dalle strade di Boston. Negli anni ottanta i Del Fuegos dei fratelli Zanes si ispirarono tanto alla J. Geils Band che agli Stones per realizzare alcuni dei più eccitanti dischi rock del decennio. Al punto che Springsteen, che aveva dichiarato il suo amore per la loro Backstreet Nothing, volle salire sul palco di un concerto dei Fuegos in North Carolina per suonare con loro Hang On Sloopy e Stand By Me. Robert Plant registrò I Can’t Sleep con gli Honeydrippers (anche se non compare sul disco), che era il retro del primo 45 giri del gruppo, un bluesaccio che lo accompagnava nelle nottate insonni nei motel. Tom Petty li volle in apertura degli show degli Heartbreakers. 
In realtà i fratelli Zanes sono del New Hampshire, dove sono nati, cresciuti, si sono conosciuti ed hanno messo assieme il gruppo nel 1981. Allora erano un trio, Dan Zanes (il leader, chitarra e voce), Tom Lloyd al basso ed una serie di batteristi.  Approdarono a Boston nel settembre del 1981, suonando un rock ispirato a Jonathan Richman, e decisi a sfondare.

“Amavamo moltissimo Jonathan Richman, lui e Buddy Holly. L’ho visto per la prima volta quando facevo le superiori. Siamo partiti per sentirlo suonare a Boston, io, mio fratello Warren, mia sorella e mia madre”. 

Warren, il fratello minore di Dan, stava finendo gli studi. Appena si fu diplomato, i tre lo andarono a prelevare per portarlo con sé nella grande città. Era il nuovo chitarrista e così, come accadde ad altre band (Kinks, Creedence, Allman Brothers Band, Dire Straits, Blasters, Frank and Jesse James) i Del Fuegos erano diventati il gruppo di due fratelli. Dan era un incrocio fra il Sylvester Stallone di Taverna Paradiso ed Elliott Gould, bello moro e riccio, aspetto da duro sotto un berretto da Marlon Brando. Adorava Springsteen ma cantava come Peter Wolf. Warren, il fratellino, sulla copertina del primo album aveva ancora un viso infantile da attore di un film di Walt Disney, un bambino biondo con un’enorme Telecaster a tracolla. Per il primo 45 giri, un amico ci mise i soldi ed inaugurò la Czech Records. Sul lato A un surf strumentale, I Always Call Her Back, sul lato B I Can’t Sleep, il bluesaccio che piaceva a Robert Plant. Fu la Ace Of Hearts Records ad offrire al gruppo la possibilità di registrare un demo. Dan spedì i nastri alla Slash di Los Angeles, un’etichetta specializzata in gruppi della new wave, e quelli inviarono un talent scout, che in verità non rimase entusiasta. I Del Fuegos non erano dei virtuosi, ma ancora una garage band che si limitava ad alzare un muro di suono per far ballare la gente nei club. Ma Dan aveva già orizzonti più ampi, sognava un suono rock levigato alla E Street Band o alla Heartbreakers.
“Le canzoni che più abbiamo ascoltato sono il soul degli anni sessanta, e poi Chuck Berry, Bo Diddley, Buddy Holly, Everly Brothers. Ma più di tutti ci hanno influenzato Petty e Springsteen. È meravigliosa questa resurrezione del rock’n’roll americano. Penso che noi Del Fuegos siamo capitati nel posto giusto al momento giusto”. 
Dan non si diede per vinto ed inviò i nastri anche a Dave Alvin, dei Blasters, che convinse il boss dell’etichetta del potenziale che si celava dietro le ruvide registrazioni. La Slash acquistò i nastri dalla Ace Of Hearts (tranne due brani già pronti, Crying In The Rain degli Everly Brothers e Busy Man) e mise loro a disposizione un vero studio di registrazione, i Sunset Sound Factory, e soprattutto un vero produttore, Mr Mitchell Froom.
“Mitchell è stato veramente unico per noi: ci ha insegnato come va arrangiata e registrata una canzone. Ci ha fatto davvero entrare nel ritmo. Un’armonica in Mary Don't Change, un Hammond B3 in Backstreet Nothing… Quella era una vecchia canzone che neanche facevamo più. Lui l’ha ascoltata, ha proposto qualche cambiamento ed ora è il nostro pezzo preferito, una canzone di grande feeling”. 
The Longest Day, il primo album dei Del Fuegos, era un disco eccitante, che evoca le atmosfere tanto dei primi Rolling Stones, che dei Mink DeVille. Dan Zanes dipingeva i colori urbani della periferia, delle backstreets umide di pioggia. Backseat Nothing, con il suo rhythm & blues notturno aveva il passo di Cadillac Walk e lo sculettare di Pretty Flamingo. Missing You è stato descritto come gli Everly Brothers che cantano una canzone di Buddy Holly. Anything You Want era un lento da anni sessanta.
L’album vendette solo qualche migliaio di copie, ma divenne un favorito della critica. Con il disco successivo, Boston Mass, i Del Fuegos erano maturi per creare il capolavoro. Dove non arrivavano le ruvide chitarre dei fratelli Zanes, suppliva l’esperienza del navigato Jim Ralston, il chitarrista della Tina Turner Band. Boston Mass era un atto di amore verso il suono urbano, non solo di Boston, un disco cinematografico che faceva il pari con The River di Springsteen e Le Chat Bleu dei Mink DeVille. Rock’n’roll malinconici, sostenuti da basso e batteria attorno a cui echeggiano chitarre, cori ed il piano Wurlitzer. Night On The Town era un inno a la Born To Run: una macchina lucida, la radio accesa, la notte sulla città, e lei dov'è?
Un’altra notte in città 
tutti i tuoi amici sono in giro
tutti sono in giro, tu dove sei?
È un weekend selvaggio
è lo stesso tutte le volte
stiamo cadendo, stiamo cercando te
Accendo la radio dell’auto
mi immagino di ballare un lento con te 
con le luci basse
abbracciato te 
Dovrebbe essere sempre così
Fade To Blue era un lento sofferto sezionato da una chitarra a serramanico:
La nostra vita è così dolce, i nostri cuori così sinceri 
sarà davvero triste guardare tutto questo andare in rovina
Coupe DeVille era il malinconico rhythm & blues di chiusura, con la chitarra che affetta il cuore, come un lento d’annata degli Stones.
L’ultimo album prodotto da Mitchell Froom fu Stand Up, un disco quasi soul. Vendette così poco che il contratto con la Slash fu sciolto, e il giovane Warren Zanes, che mal sopportava la leadership di Dan, lasciò la band (succede sempre così fra fratelli). I Del Fuegos si riorganizzarono e firmarono per la RCA per realizzare il successivo Smoking In The Fields. Il suono metropolitano lasciava spazio alla prateria dell’America rurale, il rock delle chitarre elettriche si ispirava ad Exile On Main Street degli Stones, con una sequenza di canzoni suggestive, come I’m Inside You, Breakaway, Dreams Of You, Stand By You, Part Of This Earth. Fra gli ospiti c’era il grande Rick Danko di The Band, oltre a Magic Dick e Seth Justman della J. Geils Band.

Con i Del Fuegos all’apice della forma, Warren Zanes decise per qualche misterioso motivo di togliere la spina, dicendo che gli anni ottanta erano finiti. Una pessima idea, sia per il pubblico che per lui, che non fu mai capace di dare un seguito alla propria carriera. Tentarono con poco successo di rimettersi assieme negli anni duemila. Chi invece riuscì a mettere a fuoco quel medesimo suono fu proprio Peter Wolf, il cantante della J Jeils Band, che negli anni duemila chiuse la sua carriera con alcuni dei dischi di rock romantico più splendenti della scena.

The Longest Day - Slash 1984 - ✭✭✭✭✭
Boston Mass - Slash 1985 - ✭✭✭✭✭
Stand Up - Slash 1987 - ✭✭✭✭
Smoking In The Fields - RCA 1989 - ✭✭✭✭✭



Blue Bottazzi - Long Playing, il Ritorno del Rock

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