giovedì 1 dicembre 2011

the greatest rock & roll band in the world



Per essere una band che ha creato l'ultimo album buono 33 anni fa e vivere da allora recitando sé stessi, i Rolling Stones sono ancora molto a la page. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla ristampa dei dischi Decca (quelli dei ruggenti anni londinesi), poi dei dischi Rolling Stones Records (tutti gli altri); il film di Scorsese; la ristampa extended del live del '70 Get Her Ya-Ya's Out; la acclamata ristampa di Exile On Main Street con un'intero disco in più; il libro di Zambellini (Il tempo è dalla nostra parte); la autobiografia di Keith Richards (Life); la ristampa raddoppiata di Some Girls; il live a Brussels del 1973 con Mick Taylor; il live in Texas del 1978 con Ron Wood. Mica male. Certo, non sfuggirà il fatto che il 90% di questa offerta si riferisce al periodo anni settanta della band, che evidentemente è ben cosciente di quanto sia calato il proprio appeal nei decenni successivi. Non potrebbe essere che così, se si considera che i Rolling Stones si sono praticamente sciolti dopo Some Girls. L'enorme successo del singolo "disco" Miss You, in contemporanea all'affondare umano e creativo di Keith Richards sotto il peso dell'eroina, avevano portato Mick (Jagger) a desiderare una via di fuga dal gruppo. Emotional Rescue è il tentativo di Jagger di creare un disco che si potesse ballare allo "Studio 54", mentre Tattoo You è un lavoro di (ottime) outtake, in particolare da Some Girls stesso, ma anche Goats Head Soup, Black & Blue ed Emotional Rescue. La CBS non fece troppa fatica a convincere il cantante di avere il potenziale per essere il prossimo Michael Jackson, e fu in occasione dell'album solista She's The Boss che Mick Taylor dichiarò che le pietre rotolanti non erano ormai che una pietra al suo piede. Keith prese malissimo il tradimento del suo vecchio amico e partner, e da allora il loro rapporto non fu mai più lo stesso - e cercò di riciclarsi con gli X-Pensive Winos. She's The Boss di Jagger fu un disco debole e vendette poco (come i successivi tentativi solisti), mentre Talk Is Cheap di Richards fu ottimo ma vendette anche meno. I due ormai amici / nemici dovettero prendere atto che il pubblico voleva da loro gli Stones e da allora recitano (occasionalmente) la propria parte nella band per un nuovo disco ed un tour mondiale, ma senza sprecarci troppa passione.
Ma i dischi di cui si parla qui, beh, qualle è un'altra storia: quelli erano i giorni! In primis il disco del 1973, The Brussels Affair, ritrae perfettamente la band al proprio zenit. Gli Stones avevano messo assieme la sequenza di Beggar's Banquet - Let It Bleed - Sticky Fingers - Exile On Main Street e se Goats Head Soup era stato un passo falso era principalmente per le pietose condizioni del produttore Jimmy Miller ormai schiavo dell'eroina ("era arrivato come un leone, se ne andava come un coglione" avrebbe commentato Jagger). Gli Stones del 1973 erano la oltraggiosa, glam, sensuale, decandente miglior rock & roll band al mondo, quelli in camicia di raso e pantaloni di velluto della copertina di Sticky Fingers. Watts Wyman e Richards erano la più straordinaria sezione ritmica dopo il motore diesel, Jagger le rosse labbra sensuali del logo della band, Mick Taylor l'infuocata perfetta incarnazione del chitarrista rock, il miglior solista di Gibson dal tempo dei Cream. Billy Preston alle tastiere.
Tutto nel live The Brussels Affair è rovente vibrazione rock, con il manometro della pressione tutto sul rosso del fondo corsa dal primo secondo all'ultimo senza un attimo di sosta per tirare il fiato.
Tour europeo del 1973, il primo in patria dal 1970; non potendo suonare in Francia per via degli strascichi legali legati al soggiorno a Nellcôte di Richards (dove i ragazzi avevano registrato Exile…) il concerto per i fan transalpini fu tenuto a Brussels. Lo show si apre con un'anfetaminica versione accelerata di Brown Sugar, tanto per dichiarare da subito quale sarà il registro. Fiati come se piovesse e quando non ci sono quelli c'è Mick Taylor in assolo a costruire il vertice della propria carriera con un'esibizione che, dispiace notarlo, mette decisamente in ombra il chitarrista anziano. Gimme Shelter fa paura, meglio che sul disco, con un Jagger più oscuro blues singer di un Johnny Lee Hooker; Taylor il leader della band. Happy e Tumblin' Dice sono una sequenza uno-due da knock out. Arrivano le canzoni da Goats Head Soup, il disco debole registrato in Jamaica, e si scopre che le canzoni deboli non le sono affatto: Star Star riecheggia Chuck Berry, è la rivincita di Keith Richard, ed il coro è irresistibile, ci riporta al blues gutturale dei giorni nei club come il Crawdaddy. Dancing With Mister D profuma di zolfo, Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) è una danza tribale, e infine il singolo di successo, Angie. Siamo al climax del concerto con le versioni infinite della lenta You Can't Always Get What You Want e del blues di Midnight Rambler, per un totale di 24 minuti di puro woodoo rock. Il gran finale si può permettere in sequenza Honky Tonk Women, All Down The Line, l'anfetamnica Rip This Joint, Jumpin Jack Flash (il rock & roll definitivo) e Street Fighting Man.
Il più grande disco rock & roll della più grande rock & roll band al mondo.





Passano cinque anni fra Brussels e Live In Texas. Mick Taylor ha lasciato la band con una mossa suicida per scomparire nel limbo dei c'era-una-volta; c'è di mezzo il tour of Americas e l'arrivo del nuovo chitarrista, Ron Wood dai Faces, che agli altri Stones assomiglia perfino fisicamente. Gli anni settanta sono cambiati, il mondo ed il rock & roll pure. Sono arrivati i Sex Pistols ed il punk, sono tornate le canzoni da due minuti e mezzo. Con un inaspettato guizzo di coda gli Stones invece di soccombere assieme agli altri dinosauri, mettono assieme un disco che non solo è un concentrato di rock & roll (Some Girls), ma esordisce con un pezzo disco che oltre a divenire il loro singolo più venduto di sempre conquista anche il pubblico dei neri, quello della musica che fino ad ora gli Stones avevano saccheggiato. Se pure Some Girls comprende di nuovo una cover dei Temptations (Just My Imagination), il loro pezzo "nero" è più nero di quello dei neri. Sarà il canto del cigno, ma che canto! Il disco è ristampato in questi giorni con un intero CD di inediti, tratti da quelle che sono state le session di registrazione più proficue per quantità dai tempi francesi di Exile. Dodici pezzi inediti, che vanno ad aggiungersi alle tre già edite su Tattoo You. Certo, il meglio è già preso, ed a dirla tutta i pezzi, per quanto gradevoli, non sono niente di più di semplici lati-B, riempitivi scartati per una ragione. Con la sola eccezione delle tre cover: fenomenale la We Had It All cantata con il cuore da Keith Richards, che ripulisce la ballata di Troy Seals di tutte le buzzurrate country & western di Waylon Jennings, di Dolly Parton e persino di Tina Turner, per farne una intensa malinconica ballata da amare. Esaltante il rock & roll texano di Tallahassee Lassie con un Jagger in gran splovero. Ascoltabile, a chi piace il genere, il country di You Win Again da Hank Williams. Niente di più dal disco di inediti. 

Il live show del tour di Some Girls, lo scopriamo oggi su Live In Texas 1978, sarà persino più tosto del disco in studio. La band è un'altra rispetto a quella di cinque anni prima; il cambio di chitarrista solista è stato determinante. Dallo straripante rock power elettrico di velluto del '73, siamo passati ad un muro di rock alla Chuck Berry che gli imberbi punk se li beve a colazione: non fanno prigionieri i nuovi cinque Stones più il piano boogie di Ian "Stu" Stewart. Ron Wood non agita la sciabola di Taylor, ma mostra un coltello a serramanico che incute rispetto. L'esordio è Let It Rock di Chuck Berry e racconta cosa ci aspetta. Non ci sono più capelli lunghi, siamo tornati alla brillantina ed ai palchi dei fifties. All Down The Line è veloce, Honky Tonk Women compatta, i ranghi serrati, il ritmo implacabile; nessuno spazio per le sbavature, è tutta sostanza. Sono bel sette i pezzi nuovi tratti da Some Girls, per portare aria nuova al repertorio. Si viaggia fra il punk di When The Whip Comes Down, il soul lucido di Just My Imagination, persino il country di Some Girls. Miss You dal vivo è una sorpresa, otto minuti e mezzo di ritmo che si dichiara canzone totalmente stile Stones. Ancora Chuck Berry con Sweet Little Sixteen, resa perfettamente da Jagger, e qualche greatest hit come Tumblin Dice, Brown Sugar e l'immancabile Jumpin Jack Flash in chiusura. Ottanta minuti in apnea, sbattuti da un ritmo implacabile. 

 Il live del 1973 è il più grande disco rock & roll della più grande rock & roll band al mondo. Quello del 1978 forse è anche meglio. Con che coraggio terrano ora in catalogo le pallide ombre di Love You Live o Still Life o quello che è venuto dopo (con l'eccezione del più che dignitoso Stripped, che però sono altri Stones, più innocui)? 
Ladies and Gentleman: The Rolling Stones! 

P.S.: va sottolineato che per qualche misterioso motivo di marketing i due live della recensione non sono al momento venduti come CD tradizionali ma il primo è solo scaricabile dal web dal sito ufficiale degli Stones oppure dal nuovo servizio di vendita di Google. Il secondo è venduto in CD solo assieme al DVD video... mah...