sabato 12 novembre 2011

Tom Waits > Bad As Me



Tom Waits rappresenta per me qualche cosa di più di uno dei miei artisti preferiti: Waits è per me un padrino. Fu Blue Valentine il primo pezzo che scrissi per Il Mucchio Selvaggio, nel lontano 1979. E da dove viene il nickname che mi sono scelto per scrivere i miei pezzi? Proprio dalla copertina di quel disco che tanto assomigliava alla locandina di un romantico film di Francis Ford Coppola. Ho amato il Tom Waits pianista di piano bar fumosi testimoniato nel doppio live Nighthawks At The Diner. Ho amato con identificazione il songwriter poetico di The Heart Of The Saturday Night. Ho amato il rambler alcolizzato di Foreign Affairs, e quello in technicolor di Blue Valentine e Heart Attack And Vine. Ho seguito con amore il Waits influenzato da Don Van Vliet "Capt Beefheart" di Swordfishtrombones, quello creativo di Rain Dogs, quello teatrale ed insuperabile dell'operachi romantico di Frank's Wild Years e Big Time. Fino alla perfezione testimoniata dalla perfetta cover di una canzoncina come Sea Of Love, trasformata in capolavoro per l'omonimo film con Al Pacino. Poi per un paio di decenni ho perso un po' la sintonia con l'uomo, incrociandone la strada solo occasionalmente per qualche bella canzone qua e la, come la Trampled Rose cantata con cupa magia da Alison Krauss.
Il disco di quest'anno, Bad As Me, il primo lavoro nuovo da un lustro, è stato accolto bene dalla stampa e dai fan, più che altro perché invece di rumori, rutti e scoregge contiene di nuovo canzoni. Non posso tirarmi indietro neppure io: il disco è compatto, energico, ben suonato, una piccola macchina da guerra con i brillantini di Hollywood.
Ma dove sono le canzoni prodigiose, le sfumature romantiche, i magici tocchi strumentali? Niente di tutto questo: Bad As Me testimonia grande mestiere e grande personalità, ma senza scomodare la poesia. Waits suona da mestierante consumato, ma non si impegna a raccontarsi, fa a meno della poesia, rinuncia a sperimentare. Si limita ad esibire i muscoli. Nella mia collezione di dischi, un Waits piacevole ma minore; però anche il primo apprezzabile da molto molto tempo. A chi il disco piace il mio consiglio è di non perdersi nessuno dei titoli citati in apertura di questa breve recensione. E a chi conosce pure tutti quei titoli, propongo allora un altro deal; di provare ad ascoltare (non dico acquistare, che poi potreste volere da me il rimborso) un vecchio disco del 1975, Bongo Fury di Captain Beefheart (con Frank Zappa). Il fratello disadattato di Waits.