lunedì 21 novembre 2011

PNO GTR VOX


Peter Hammill > PNO GTR VOX Live Performances (Fie!)


Se c’è un (grande) musicista che è “altrove” rispetto al mainstream, allo showbiz, ma persino al rock, questo è Peter Hammill. Mi viene in mente solo un altro nome di musicista “imprestato” al nostro secolo ed alla nostra musica solo per caso, ed è quello di Frank Zappa.

“…è probabile che Peter Hammill sia uno dei musicisti e dei cantanti più geniali della musica del XX (e ormai XXI) secolo. La sua produzione discografica è sterminata, considerato che dal 1969 ha prodotto poco più di un album all'anno, fra i dischi a proprio nome e quelli come leader cantante del gruppo progressive Van Der Graaf Generator. Se i dischi con la band sono i più popolari, sia in termini di approccio musicale che di successo, più complicato e tutt'altro che banale è seguire la traccia della sua complessa opera personale, lungo un percorso che ha sempre sperimentato la comunicazione delle emozioni attraverso la voce e canzoni non banali.
La voce viene usata come uno strumento, sfruttato per la sua intera estensione, dai toni più bassi a quelli più acuti, con una teatralità tesa a generare un'atmosfera di pathos, mai banale, anche usando l'iterazione, la ripetizione di parole dal forte impatto emotivo. La musica è melodrammatica ed è subalterna al narrato, seguendo, sottolineando, esaltando il cantato come un moderno Monteverdi”.

PNO GTR VOX è il doppio CD di quest’anno, testimonianza del tour mondiale del 2010, a cui ho avuto la fortuna di assistere e di cui ho raccontato a suo tempo sul blog.

“È evidente che non stiamo assistendo ad un concerto rock. I tasti del pianoforte sono martellati come ad un concerto di musica classica e la voce si modula, si alza e si abbassa, sperimenta toni arditi, riempie con la propria potenza di magnifico strumento tutto la spazio del teatro, mentre il pubblico respira piano. Sperimenta Peter Hammill con il canto, ma non è una sperimentazione musicale fine a sé stessa quanto la ricerca di esprimere le emozioni e i sentimenti dei suoi testi quasi dovessero prendere vita ed esibirsi da sé. Nonostante la complessità oggettiva delle canzoni e del cantato, non c'è ombra di freddezza nella musica di Hammill, anzi, da subito siamo aggrediti dalla marea delle emozioni, dalla forza delle canzoni e dei loro temi, l'amore il dolore la vita la morte…
A ondate dalla schiena mi assalgono i brividi, sono in trance e credo di poter parlare al plurale perché dall'attento silenzio con cui ognuno segue le canzoni di Peter e dagli applausi, che sono liberatorie esplosioni, che segnano gli intervalli è evidente che lo stesso incantesimo ha colpito ognuno degli spettatori in sala”.

PH in concerto per sola voce, accompagnata dal pianoforte oppure dalla chitarra acustica, è probabilmente il modo più vero, essenziale, vergine di testimoniare le sue canzoni. Nessun arrangiamento, nessun belletto, nessuna influenza (prog, new wave, soft) ma solo la sua nuda creazione. Tanto che i pezzi cantati ed ascoltati in questa veste diventano estremamente omogenei, e le differenze di epoca (parecchi decenni) e di “genere” scompaiono di fronte alla nuda anima, che si più che mai contemporanea o per meglio dire fuori dal tempo.

Il disco è registrato in UK ed in Giappone, ed è stato organizzato in un modo originale: mentre PH dal vivo cambia postazione dal pianoforte o alla chitarra ogni tre o quattro canzoni, qui ha messo su un CD tutte le canzoni per piano e sul secondo quelle per chitarra, chiamando i due rispettivi dischi “cosa se avessi dimenticato la mia chitarra?” e “cosa se non ci fosse il piano?”; aggiungendo il valore aggiunto del paradosso (i suoi testi sono così ricchi di giochi di parole da essere difficilmente comprensibili per intero, specie ad uno spettatore italiano) che nel disco dove compare la parola “chitarra” si suona il pianoforte, e viceversa.

C’è almeno un precedente, Typical Solo Performances, registrato nel 1992 ed edito nel 1999, in cui PH registrava un suo concerto acustico per piano e/o chitarra. Più una seconda testimonianza degli show dello stesso anno, In The Passionkirche Berlin 92, per CD o DVD. Non a caso Typical è “tipicamente” citato come il disco preferito di PH dalla gran parte dei suoi fedeli fan.

Rispetto a Typical la scelta dei brani è forse meno orientata ai pezzi più famosi, ma il risultato è parimenti straordinario. Bastano tre o quattro ascolti perché chi conosce PH ami totalmente il disco, non so quanti per i neofiti della sua arte - ma vale assolutamente la pena di provarci; in particolare per chi è già orientato all’ascolto di canzoni di una certa profondità, come, tanto per mettere l’acquolina, a quelle del miglior Nick Cave.

In un altrove (dal rock), a redini basse il miglior disco dell’anno.

Seguire i link per saperne di più.


disc 1 "What if I forgot my guitar?"

1. Easy to Slip Away (da Chameleon in the Shadow of the Night) 
2. Time Heals (da Over) 
3. Don t Tell Me (da Enter K) 
4. Shell (da Skin) 
5. Faculty X (da pH7) 
6. Nothing Comes (da Everyone You Hold) 
7. Gone Ahead
8. Friday Afternoon (da Singularity) 
9. Traintime (da Patience) 
10. Undone (da Thin Air) 
11. The Mercy (da Thin Air) 
12. Stranger Still (da Sitting Targets) 
13. Vision (da Fool's Mate) 


disc 2 "What if there were no piano?"

1. Comfortable (da Patience) 
2. I Will Find You (da Fireships) 
3. Driven (da Clutch) 
4. The Comet, the Course, the Tail (da In Camera) 
5. Shingle Song (da Nadir's Big Chance) 
6. Amnesiac (da X My Heart) 
7. What s it Worth? (da Chameleon...) 
8. Ship of Fools (da Vital) 
9. Slender Threads (da Chameleon…) 
10. Happy Hour (da Enter K) 
11. Stumbled (da Thin Air) 
12. Central Hotel (da Sitting Targets) 
13. Modern (da The Silent Corner and the Empty Stage) 
14. Ophelia (da Sitting Targets) 


P.S.: i testi li trovate qui, mentre una guida alla discografia di Hammill è su PH VDGG