sabato 19 novembre 2011

ancora l'Isola Deserta


Credo di averlo già scritto. Una cosa ho imparato da questi lunghi anni di frequentazione del rock: Sobre el gusto no hay disputa. Sebbene io sia un assertore convinto dell'esistenza del concetto di bello, e di conseguenza di una differenza fra il bello ed il brutto, il buono ed il cattivo, l'alto ed il basso, l'artistico ed il commerciale, quando poi si arriva al dunque è il gusto a farla da padrone. Diceva Frank Zappa che ogni musica ha diritto di esistere se ha un pubblico. Ma, ben inteso, i gusti musicali dipendono anche dal potenziale intellettivo e dalla cultura. Un bimbetto ascolta la canzone del grillo e la formica, ma sarebbe preoccupante se lo facesse anche da adolescente. La musica leggera è per chi non ama la musica o è irrimediabilmente tonto. Ma data per scontata la passione per la musica di per sé e non come tappezzeria di sottofondo, c'è chi la ama jazz, chi folk, chi sperimentale… Io immagino di avere gusti eclettici, non tanto per scelta ma perché mi annoierei a ingollare tutto il giorno tutti i giorni la stessa minestra. Mi emoziono tanto con i dischi di Peter Hammill, Frank Zappa, Soft Machine, Can, quanto con Ian Hunter, Bruce Springsteen, Lou Reed, Muddy Waters, Curtis Mayfield, Ryan Adams fino a De André e Massimo Bubola. Sarà che con il rock & roll ci sono cresciuto, a partire da quel 45 giri di Blue Suede Shoes che aveva mio padre quando ero bambino, e ne ho attraversato le fasi sempre nutrendomi le orecchie, l'anima e la mente. Solo non ascolto la musica di plastica, la muzak patinata che vende milioni di pezzi alle anime incolte. Comunque, dicevo, è anche questione di gusti. Me ne rendo conto quando il mio amico Zambo, che pure ha (in parte) dei gusti affini ai miei, dichiara di prendere per buoni dischi che non mi entusiasmano e viceversa. Quando mi accorgo che Vites si lascia cullare più dalle chitarre acustiche ed io dalle Gibson Les Paul. Quando Fabio Cerbone dichiara il suo amore per alt.country ed io preferirei ascoltare il glam dei Mott The Hoople. A fine anno non ci sono due liste uguali dei propri dischi preferiti; succedeva fino dai tempi in cui al Mucchio Selvaggio ognuno preparava la propria lista, e si mettevano assieme per quella del giornale, ed i lettori scrivevano la loro (ed è la lista dei lettori quella con cui mi trovo spesso più in sintonia). Comunque ho sempre preso questa pluralità per una cosa buona, ognuno faceva la sua parte nell'ascoltare i dischi e tutti assieme facevamo una voce autorevole.
Leggere la lista dei preferiti di un altro potrebbe dunque sembrare una cosa noiosa, ma se si considera che un disco che qualcuno ama qualche cosa di buono deve pur avere, può essere un buon modo per scoprire gemme nascoste che ci erano sfuggite.
Avete presente la famosa lista dei dischi dell'isola deserta? Ogni giorno ne scriverei certamente una diversa. Una volta al vecchio Mucchio ci abbiamo anche fatto un inserto, credo che ai primi posti ci fossero Exile e Blonde On Blonde. Non ci si scappa, i capolavori sono sempre quelli, con Velvet Underground and Nico, Darkness, John Barleycorn, Happy Trails, Sgt Pepper, magari In The Land Of Grey And Pink e Ummagumma. Certo la storia è importante, ma non è detto che poi quello che mettiamo sul piatto davvero sia il disco più importante; non discuto Sgt Pepper o l'album bianco, ma magari io poi preferisco ascoltare la seconda facciata di Abbey Road. Tutti questo pensieri mi ronzavano per la mente mentre rimuginavo il post per i migliori dischi dell'anno, che come d'abitudine pubblicherò sul blog il primo gennaio alle ore 0:01. E intanto mi chiedevo: arrivato a cinquanta virgola anni sono infine capace di nominare i miei dieci dischi dell'isola deserta? Quali sono davvero i dischi che porterei con me in una baita se avessi il piacere sublime di starmene per un paio di mesi fuori dal mondo? Vediamo, ma sinceramente…

I Rolling Stones, non ci piove, sono la mia band preferita da sempre. Magari quando ascolto i King Crimson di Fripp Belew Bruford e Levine penso che i Beatles siano stati più importanti, ma quando sento il ritmo sincopato di Watts Wyman e Richard non ho dubbi su chi io ami di più. A volte (come ora) adoro il loro blues gutturale da garage band degli esordi, altre il beat dorato dell'epoca Brian Jones, oppure il vellutato rock decadente dei '70 di Mick Taylor, ma insomma sempre gli Stones sono. Il disco preferito non ce l'ho: se avessero registrato un disco con Jumpin Jack Flash ed Honky Tonk Women, sarebbe quello - ma non l'hanno fatto. Adoro ogni cosa che hanno inciso da Come On ad Exile. E ci aggiungo anche It's Only R&R e Black & Blue. E in fondo alla classifica anche il patinato Some Girls. Ma nella baita cosa porto? Facciamo The London Years, che son tre CD (e siamo a posto anche con Kinks, Who, Animals, Faces e tutta la british invasion). Che se proprio ho voglia di brit rock un po' più in la, e sono molto vicino a prendere Mott The Hoople Live, me la cavo con il compromesso storico di Pin Ups di David Bowie, la cui energia è inarrestabile e ci sono dentro anche i Them di Van Morrison ed i Pink Floyd di Syd Barrett.

John Barleycorn dei Traffic ogni volta che lo ascolto penso che sia lo zenit del rock britannico. E Rock'n'roll Animal di Lou Reed, con la chitarra di Steve Hunter, quello del rock americano. Di Bob Dylan? Dilemma. Il capolavoro dei sixties, Blonde On Blonde, oppure un disco spumeggiante come The Basement Tapes con la Band? O magari lo ieratico Slow Train Coming con i Dire Straits, o un disco rilassato R&B come Street Legal? Ho deciso, prendo il teso, lucido, essenziale, perfetto Blood On The Tracks. E Springsteen? The River, New York City 1980. Van Morrison: l'eterno dilemma fra Astral Weeks e Moondance. Metto in borsa Moondance: la prima facciata più perfetta del rock.
Di Grateful Dead e Jefferson Airplane non prendo niente? No, ma metto nello zaino il mitico Happy Trails dei Quicksilver Messenger Service, la voce degli dei.
Chitarre. Chi è il mio chitarrista preferito? Per anni avrei risposto Eric Clapton, BB King e Mark Knopfler; non perché siano i più virtuosi, ma perché sanno far cantare la voce della loro chitarra come nessun altro. Ma oggi se devo mettere un disco di chitarre, metto Shut Up And Play Your Guitar di Frank Zappa. Che anche questi sono tre CD, di una musica coinvolgente ed intelligente al tempo stesso. E parlando di Frank, come non pensare al folle Capitain Beffheart ed all'irrinunciabile (per me) Bongo Fury? Mettiamo il Capitano o mettiamo Tom Waits? E se è Waits, mettiamo Swordfishtrombones o Rain Dogs o Franks Wild Years o invece il notturno The Heart Of Saturday Night? Siccome nella baita ci vado io il disco lo scelgo io, e vi sorprendo con un Foreign Affairs dal vivo in studio per voce (rauca), piano, tromba e orchestra e la straordinaria Bette Midler come ospite. Non tutto il disco mantiene lo stesso livello, ma l'intro di Cindy's Waltz, la poesia di Muriel, il duetto di I Never Talk To Strangers e l'attacco di tromba di Jack & Neal valgono tutta la carriera di Waits.
A proposito di  BB King, un disco di blues per tutti. È possibile fare una scelta fra BB King, Muddy Waters, Elmore James, Howlin' Wolf? Ed il brit blues, ed i capolavori di John Mayall? Sono molto tentato dal grezzo London Sessions di Howlin' Wolf con gli Stones (e Ringo e Clapton), e I'm Ready di Muddy Waters con Johnny Winter. Ma alla fine ho già i Rolling Stones.
Vuoi non portare Allman Brothers Band e Little Feat? Posso cambiare le regole? Posso fare che oltre ai dieci dischi dell'isola deserta posso portare anche i dieci dischi dal vivo dell'isola deserta? Ecco dove mettere At Fillmore, Waiting For Columbus e già che ci siamo anche Live Bullett.
Un po' di musica progressiva. Come rinunciare a Nine Feet Underground dei Caravan, Moon In June dei Soft Machine, Close To The Edge degli Yes, o anche cosine minori, magari canzoncine come Vitamin C o Come Sta La Luna dei Can? O magari lo sgangherato ebbro prog-folk di Aqualung di Jethro Tull, la precisione sinfonica dei King Crimson di In The Court o la danza felliniana di Lizard, la storia di The Lamb Lies Down On Broadway dei Genesis di Peter Gabriel, i primi tre dischi di Mike Oldfield, l'elettronica tedesca? Prendo un disco considerato meno di tutti quelli citati, l'onirico Atom Heart Mother, che ha dentro ancora il flower power e tutto il sapore del 1970 nelle ballate della seconda facciata. E la copertina hippie con le mucche.
Un disco italiano. Ovviamente degli anni settanta. La Milano del diesel di Eugenio Finardi o la Napoli di Napoli Centrale o la promessa di Alan Sorrenti di Aria? Rimmel di Francesco de Gregori, oppure la meraviglia fiabesca di Photos Of Ghost della PFM o Banco del BMS? Facciamo che prendo a sorpresa Anima Latina di Lucio Battisti, il genio del pop nazionale che è riuscito a sintetizzare qui una musica italiana di cui nessuno ha saputo seguire le tracce.
Siamo a dodici ed abbiamo lasciato fuori metà abbondante della musica rock. E tutta la musica soul. E il reggae. La fusion. E la new wave. Clash. Mink DeVille. Talking Heads. Patti Smith Horses. Il rock & roll di Chuck Berry, Little Richard e gli altri.
Ok, mentre esco di casa con lo zaino carico per l'isola deserta, cambio tutto: lascio i "dieci dischi" troppo importanti e li sostituisco di getto con i dieci outsider più divertenti. Fleshtones: Roman Gods, Lee Fardon: The God Given Right, Animals: Before We Were So Rudely Interrupted, Ry Cooder: Bop Till You Drop, John Hiatt: Bring The Family, Willy Nile omonimo, Tonio K: Life In The Foodchain, Garland Jeffreys: Boys and Girls, George Thorogood: Move It On Over, Tom Petty: Damn The Torpedoes.

I dieci dischi dal vivo. I migliori: Winterland 78 di Bruce Springsteen, At Fillmore East degli Allman Brothers Band, Absolutely Live dei Doors, Waiting For Columbus dei Little Feat, Live Bullet di Bob Seger and the Silver Bullet Band. Live Dead dei Grateful Dead. Stupidity dei Dr. Feelgood. It's Too Late To Stop Now di Van Morrison. Typical di Peter Hammill. Greatest Hits (Live) di Little Richard. Rock'n'roll Animal di Lou Reed. Jazz Blues Fusion di John Mayall (eccolo Mayall!).
E parlando di concerti, avete mai sentito Live In Japan delle Runaways o At Budokan dei Cheap Trick?

Chi manca ancora? Dire Straits, Warren Zevon (alla fine il mio preferito è il malinconico Bad Luck Streak In Dancing School), Blasters (No-Fiction), Danny & Dusty, Green On Red, John Cougar Mellencamp (Scarecrow), Del Fuegos: Boston, Joan Armatrading, Joe Ely, Steve Earle, Los Lobos, X, John Fahey… mi arrendo, zaino troppo pesante, decisamente…

I vostri?