martedì 9 agosto 2011

Shane MacGowan


Shane MacGowan è il folletto sgangherato di una fiaba irlandese. È nato la notte di Natale del 1957 (potremmo essere compagni di classe) per diventare un piccolo grande poeta e un grande bevitore di quella verde terra di grandi poeti e di grandi bevitori che è l’Irlanda.
Negli anni ottanta Shane era il cantante e front man di quella band di “irlandesi a Londra” che furono i Pogues. Cantava e gridava le ballate della sua terra come un punk, ma anche con tanta poesia e dolcezza. Come ogni buon artista maledetto che si rispetti Shane ha dedicato la propria esistenza all’arte , arrivando a confondere mito e realtà fino a rimanere imprigionato dal suo personaggio di alcolizzato e drogato. La leggenda vuole che per anni nessun giornalista sia riuscito ad intervistarlo sobrio. Racconta il cantante Robyn Hitchcock di essere stato all’Hope & Anchor (il famoso pub di Londra dove suonano le nostre band) in attesa del concerto dei Pogues: “arrivò questo tizio traballando e rotolò dalle scale. Io pensai ‘non lo lasceranno entrare?’ Invece salì sul palco: era il cantante”.
Dal canto suo Shane replica “Sono venti anni che la stampa inglese mi da sei mesi di vita”.

Sentirlo parlare suscita tenerezza, e non c’è chi non lo ami, da Tom Waits a Sinéad O’Connor, Joe Strummer, Lou Reed, Johnny Depp. Incapace di mantenere i ritmi professionali lasciò i Pogues nel 1991. Invece di scomparire nelle nebbie londinesi o irlandesi Shane formò un gruppo rock per conto suo, i Popes, con compagni dai nomi evocativi di McGuinness, "McAnimal" McManamon, O'Maonlai o Pope. Il primo album, del 1994, The Snake, è bellissimo, una sorta di energico gioiello alla Clash in Dublin, con rock & roll sfrenati e ballate dolcissime, come Church Of The Holy Spook, That Woman's Got Me Drinking, You're The One e Haunted, con duetti vocali con Maire Brennan (Clannad) e Sinéad O'Connor e Johnny Depp alla chitarra.

“Mio padre era un peccatore, mia madre una santa / e io ho rovinato la mia vita con l’alcool, con mogli cattive, prendendo pastiglie e bestemmiando / rock and roll mi hai crocifisso, lasciami perdere / non avrei mai dovuto voltare le spalle ai vecchi amici a casa”

Ci vollero tre anni per il secondo album, The Crock Of Gold, che contiene la sua ballata più bella, Lonesome Highway:

“Mentre mi trascino lungo l’autostrada della solitudine, incontro altra gente lungo la strada / altri amanti dal cuore spezzato che sono stati abbandonati lungo la via / a vivere di notte e nascondersi dal giorno, e girovagare per questo inferno di solitudine / e se lo sai, non lasciarmi andar via / non lasciarmi andar via, ti amo così tanto, ti amo così tanto, ti amo così tanto...”

Per me Lonesome Highway è sempre stata una canzone speciale, da quando ho visto Shane cantarla alla TV e mi sono dannato inutilmente a cercarla fra i dischi dei Pogues. A proposito di Pogues, dal 2001 Shane si fa rivedere con i “vecchi amici a casa”, con cui tiene concerti ogni anno. Li hanno definiti “una band da vedere prima di morire”.
A Shane sono stati dedicati un libro e un film. Anche lui è da vedere e da ascoltare. Almeno su YouTube.

discografia selezionata:

The Pogues > Rum, Sodomy, and the Lash (1985)
The Pogues > Fairytale of New York (single 1987)
The Pogues > If I Should Fall From Grace with God (1988)
The Popes >  The Snake (1994)
The Popes > The Crock of Gold (1997) -- Lonesome Highway

P.S.: questo pezzo lo avevo scritto anni fa. L'ho rispolverato oggi che mi è capitato di vedere a sorpresa Shane in un video mentre canta Death Is Not The End (di Bob Dylan) con Nick Cave e Kylie Minogue.