domenica 7 agosto 2011

Live In Asbury Park (Clarence Clemons)


Beatles e Rolling Stones c’erano già. La E Street Band è invece arrivata con la mia generazione, impossibile non amarla. Bruce Springsteen pubblicò il suo primo LP nel 1973, significativamente intitolandolo Saluti da Asbury Park, la cittadina balneare del New Jersey dove lui e la banda erano cresciuti musicalmente assieme. A dispetto del titolo, le musiche del disco non sono quelle che Bruce e le altre band suonavano per piacere e per lavoro nelle tante dancing halls per i turisti come lo Stone Pony. Su Greetings Bruce ricerca piuttosto un proprio universo di songwriting elettrico, cantando le storie di periferia da giovane Chuck Berry del New Jersey, ma attraverso una sintassi quasi dylaniana. Insoddisfatto del risultato (ma le canzoni del disco sono pietre miliari) raduna i ragazzi con cui suonava nei club prima di firmare per Mike Appel e per la Columbia Records, per realizzare un affresco composto degli echi del rock & roll degli anni sessanta (Roy Orbison e Phil Spector) e da un respiro lirico alla West Side Story, perfettamente messe a fuoco negli epici The Wild The Innocent And The East Street Shuffle e Born To Run. Il documentario di The Promise ci racconta che il progetto originale per il quarto album era una ricerca del sound dei 45 giri che la E Street Band e le bar band come loro usavano come cover nei loro show del lungomare. Il tempo avrebbe invece poi dato modo di realizzare il crudo e cinematografico Darkness On The Edge Of Town.
La musica che la band che sarebbe diventata la E Street Band suonava, era quella dell’America di American Graffiti e di Animal House; i giorni dei primi anni sessanta, quelli di JFK e della guerra fredda, ma anche quella della adolescenza di una generazione nuova, ottimista e differente dalla generazione dei padri. Nella seconda metà degli anni cinquanta era esploso il rock & roll, ad opera di personalità del calibro di Elvis Presley, Chuck Berry, Little Richards, Jerry Lee Lewis, Buddy Holly. Nel 1960 si era in risacca, fino alla codifica del Rock da parte di Beatles e invasori britannici e Bob Dylan. Ma fu in quegli anni che si scrisse un enorme songbook di classici del rock, i three minutes records che segnarono la cultura di Bruce Springsteen e più o meno di tutta la musica moderna americana ed inglese. Dal soul a marca Stax, Atlantic e Motown al muro del suono di Phil Spector, dalle canzoni di Roy Orbison a quell’ondata di band da un brano solo o poco più che divennero l’antologia delle cover degli anni a venire, come Del Shannon, Gary US Bonds, Mitch Ryder, tutti nomi ben noti ai frequentatori dello Springsteen in concerto.
La musica rock "prima di Beatles e Rolling Stones": è di questa musica che raccontavano le infinite cover sui bootleg del boss, ed è di questo suono che raccontano le band di Clarence Clemons, i Red Bank Rockers prima ed i Temple Of Soul poi. Di tutti i membri della E Street Band, più ancora di Miami Steve Van Zandt e più di Professor Roy Bittan, Clarence Big Man ha rappresentato l’eroe. Una enorme montagna di muscoli di giocatore di football, sassofonista tenore di forza, rappresentava anche sul palco l’amico del cuore di Bruce, quello degli show fra gli amplificatori, del bacio in Fire, dell’assolo di Jungleland, quella presentato per ultimo e più a lungo, come the king of the world e master of the universe, la star dello show. Amico di Bruce Big Man lo era anche fuori dal palco, nel cazzeggio sulla spiaggia e under the boardwalk, protagonista di una mitologia messa assieme nei racconti in presentazione ai brani ed in tante interviste; come nel racconto che veniva fatto del primo incontro di Mister C con la band, in una notte buia e tempestosa quando Big Man si stagliò come un’enorme silouette con il sax all’ ingresso buio ed una folata di vento più forte delle altre scardinò la porta.


Big Man nella E Street Band ci stava come un topo nel formaggio: amava ripetere che avrebbe dovuto pagare il biglietto per essere sul palco con Bruce Springsteen. Ma ancora prima che Bruce nel 1989 decidesse di provare a suonare in proprio e sciogliesse la band per telefono, Big Man si era comprato un locale a Red Bank (il Big Man's West) e aveva messo assieme una site band in proprio, i Red Bank Rockers, che registrarono un disco, Rescue, di R&B ispirato proprio alla musica che i ragazzi erano soliti suonare nei bar, la stessa che aveva ispirato Dedication di Gary US Bonds con la E Street Band, o i dischi di Southside Johnny & The Asbury Jukes, i "juke box di Asbury": chiedi una canzone e noi te la suoniamo. Quest’ultima band altro non era che l’incarnazione del sogno di Bruce nei suoi giorni prima del contratto discografico, quando avrebbe voluto permettersi una big band con una sezione di fiati, ed infatti fu messa assieme dal suo amico e partner di avventure musicali Steve Van Zandt, con cover di Sam Cooke, Dusty Springfield e di inediti del boss. Rescue conteneva una canzone scritta appositamente da Springsteen, Savin’ Up, un pezzo R&B che avrebbe tranquillamente potuto essere un hit del 1961. Un secondo album più convenzionale Hero, contenne l’unico successo in proprio della carriera di Big Man, You’re A Friend Of Mine, una canzoncina cantata in duetto con Jackson Browne (un amico della E Street Band dai tempi dell’incredibile versione di Stay su No Nukes). Un terzo album, Peacemaker, fu uno strumentale che segnava una strada diversa nella musica di Big Man. Negli anni più vicini, e dopo che la band originale, quella della E Street, era stata rimessa assieme, Clarence mise di nuovo assieme una bar band sullo stile dei Red Bank Rockers, i Temple Of Soul. Se l’unico disco in studio è quasi disco, i due album dal vivo ad Asbury Park testimoniano quella musica che piace a noi, quella registrata sui bootleg dove la E Street Band suonava solo per divertire sé stessa ed il pubblico. I tredici pezzi di Live In Asbury Park, registrato allo Stone Pony il 2 e 3 settembre 2001, non sono in realtà cover (o quasi, specie non considerando tali i brani firmati da Bruce) ma soprattutto originali co-firmati da Big Man ma assolutamente ispirati alle band del rock “prima che arrivassero i Beatles”.
Washington Bond è un bell’intro strumentale che avrebbe fatto la sua figura anche in Blues Brothers the soundtrack oppure in apertura degli show dei Mink DeVille (ricordate Harlem Nocturne?). Small Things è una versione strumentale del rock & roll che Springsteen aveva scritto per Dave Edmunds. CC Angel è un potente hit R&B firmato Clarence e forse cantato dalla sua voce rauca (non ne sono sicuro, il disco non offre spiegazioni ed ognuno dei Temple Of Soul oltre a suonare canta pure). Sax In The City è un altro lirico strumentale per sax di Big Man (i miei momenti preferiti) introdotto da un pianoforte un po’ bachiano ed straziato da chitarra elettrica e da una violinista (un altro topos ricorrente della E Street Band) e come tale un po’ Chicagoano (nel senso della band).
Con i fiati di Heat Of A Full Moon siamo in pieno territorio degli Asbury Jukes, quando cantavano soul lenti come The Fever.
Ancora R&B sixty con One Step Two Step, e rock & roll Detroit style (a la Mitch Ryder) con Jump Start My Heart. Se esiste un sound dello Stone Poney è esattamente questo. Don’t Walk Away sembra una cover dei Rolling Stones che fanno una cover dei Temptations.
Il gran finale arriva con lo strumentale sigla della E Street Band Paradise By The C, che Clarence Clemons introduce come "il rock & roll del New Jersey". Segue un altro di quegli entusiasmanti strumentali che poi non sono che grandi assolo di sax, Road To Paradise, fino alla conclusiva Savin’ Up, che chiude il disco dove tutto era cominciato molti anni prima.
Non so, questa è la mia musica. Gran parte della mia musica, almeno, e sono felice che sia esistita una band chiamata E Street Band: Miami Steve Van Zandt alla chitarra, Nils Lofgren alla chitarra, Professor Roy Bittan al piano, Danny Federici “il fantasma” alle tastiere, Mighty Max Weinberg alla batteria, Garry “W” Tallent al basso. E infine, ladies and the gentleman, the king of the world, the master of the universe, the big man, il più grande di tutti, il più cattivo di tutti: Mr. Clarence Clemons. The heart-stopping, pants-dropping, house-rocking, earth-shaking, booty-quaking, Viagra-taking, love-making - Le-gen-dary E - Street - Band!

Big Man con i Temple Of Soul

P.S.: una curiosità. Spulciando fra le classifiche musicali americane degli anni sessanta, ho scoperto che Bruce ha l'abitudine di riutilizzare titoli di vecchi hit per le sue canzoni, in qualche modo a titolo di omaggio. Qualche esempio? Talk To Me, Walk Like A Man, Two Faces Have I, Back In My Arms Again e naturalmente Tomorrow Never Knows.