domenica 24 luglio 2011

Hot Tuna a Chiari


In vita mia non ho avuto il privilegio di assistere ad un concerto dei Grateful Dead, né dei Quicksilver Messenger Service, né dei Jefferson Airplane. Però adesso ho visto in azione gli Hot Tuna di Jorma Kaukonen e Jack Casady, e li ho stampati nel cuore. Raggiunto Chiari sotto un cielo pesante, fra alti campi di mais alla Stephen King ed olezzo di letame, al mio ingresso al San Bernardino (che è ormai diventato un punto di riferimento del rock in Italy) l’impressione è di trovarmi ad un raduno di reduci, freakkettoni con lunghi capelli grigi raccolti in coda di cavallo e abbigliamenti improbabili, se non insospettabili impiegati apparentemente prossimi alla pensione che si accalcano al banco dei bootleg. Anche all’ingresso della band sul bel palco (finalmente un concerto organizzato come si deve!) i musicisti potrebbero essere reduci da una riunione di condominio. Ma appena gli amplificatori si accendono e gli strumenti cominciano a suonare ci si rende conto di trovarsi di fronte ai cannoni di una nave ammiraglia: un talento, un mestiere, una capacità ed una voglia di suonare di una classe superiore, da mettersi in tasca gli altri gruppi che abbiamo applaudito in questa estate di musica. Voglia di suonare e piacere di farlo: i ragazzi (degli anni sessanta) sono tosti come una squadra di guastatori dei Marines, ma anche rilassati come è difficile vedere nelle band di oggi. Sono chiaramente sul palco perché si divertono a suonare e sul volto di ognuno resterà stampato un grande sorriso per tutta la durata del concerto mentre si esibiscono in assolo da togliere il fiato o mentre assistono a bocca aperta a quelli dei compagni annuendo con piacere.
Skoota Warner, il corpulento nero alla batteria che ha l’aria di divertirsi un mondo, è un treno della ritmica. Prima che con i Tuna ha suonato con Santana, Arto Lindsay, Lionel Richie, Cyndi Lauper, i B-52.
Barry Mitterhoff, il mandolinista, è “l’uomo con più dita di chiunque altro”, come lo presenta Jack. Simpaticissimo e trascinante, nel corso di un intervallo regalerà al pubblico anche un “Volare, nel blu dipinto di blu…”.
Jack Casady, tutto vestito di nero, un punk di 67 anni, imbraccia il suo grande basso elettrico dorato con la classe di Jaco Pastorius.
Jorma Kaukonen è un chitarrista scolpito nella roccia del Monte Rushmore: non c’è spocchia, non ci sono annunci roboanti sulla rock & roll hall of fame, alla madonnasantissima Jefferon Airplane, Haigh Hasbury e Summer Of Love. Solo una contagiosa gioia di suonare da cui il pubblico viene investito sin dalle prime note come da un uragano, rispondendo con entusiasmo con continui applausi a scena aperta, e trattenendo il fiato durante i preziosi scambi strumentali. Gli Hot Tuna sono maestri del suono acustico e di quello elettrico ed alternano con naturalezza bluegrass a galoppate di rock delle chitarre. Mentre Skoota da il tempo alla band, Jorma e Barry si palleggiano temi da banjo, oppure Jorma imbraccia la sua Gibson rossa e si dimostra uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi: citatemi i cinque migliori e Kaukonen è uno di loro. Barry Mitterhoff ha tecnica da vendere ed infiamma il pubblico, ma la chitarra non è affare solo di virtuosismo ma anche di cuore e Kaukonen ha un cuore grande così e tutta la seconda parte dello show è la sua, quando le canzoni non sono più importanti ma sono solo il pretesto per suonare torridi assolo.
Il concerto decolla da subito, io non riesco a stare seduto e non posso fare a meno di ballare a fianco del palco galleggiando sulle note della sua chitarra. C’è molto repertorio dell’ultimo disco nel concerto, e anche se non sono esattamente le migliori canzoni della band costituiscono per l’appunto solo lo spunto da cui iniziare a suonare musica in libertà che vorresti si trasformasse in jam senza nome. Fra le altre cose si riconosce una citazione scherzosa di Smoke On The Water e c’è l’assolo di Skoota affatto noioso nella tradizione dei “drums” dei Grateful Dead. Due ore passano in un attimo e i Tuna chiudono con un bis che sfiora l’hard rock. Ci sarebbe ancora voglia di un altro po’ bluegrass nella cornice rurale di Chiari, ma ce la terremo per il prossimo anno. Qui tutti hanno visto gli Hot Tuna una quantità di volte e la sete di rivederli non si placa mai.
Hot Tuna: una cartolina di quando la musica era una ragione di vita.


(le foto purtroppo sono state scattate con un iPhone: mi sono pentito di non aver portato con me la fotocamera...)