sabato 2 luglio 2011

dal vivo


I primi anni settanta non furono un bel momento per l'appassionato di musica rock che avesse voluto godersi un concerto in Italia. Ci furono casini costanti ad opera di squadristi che allo slogan "la musica appartiene a tutti" impedivano a chiunque di suonare. Ci furono casini ai concerti dei Van Der Graaf, di Led Zeppelin, di Lou Reed; gli autoriduttori sfasciavano ed anche la polizia ci metteva del suo con i lacrimogeni. Andò a finire che in Italia a suonare non ci venne più nessuno, e per un lustro dovemmo darci all'autarchia musicale. Non che ai musicisti nostrani andasse sempre meglio: ci furono persino "processi" durante i concerti per decidere cosa un cantautore potesse o non potesse suonare... anni di piombo. Però per qualche motivo furono anche gli anni più creativi per i musicisti di casa nostra, non saprei dire se per mancanza di concorrenza o se invece il contatto sia pur breve con il rock inglese e americano fosse stato sufficiente ad ispirare i nostri musicisti. Gli spazi per la musica rock a casa nostra da allora sono sempre stati pochi, niente club, niente sale, e gli spazi per i concerti sono spesso al limite della decenza, ben diversi da quelli delle manifestazioni sportive o della musica classica. Una conseguenza della mancanza di concerti fu che per molti anni per noi alla periferia dell'impero i musicisti rappresentarono più un mito stampato sulla copertina dei dischi che delle persone vere in carne ed ossa, più o meno capaci o incapaci di intrattenere un pubblico. Tutto questo fino agli anni della new wave, quando Iggy Pop riapri la strada ai concerti in Italia (era il 1979); ma anche oggi chi ha la fortuna di assistere ad un concerto in un altro paese si rende conto che una bella differenza rimane sempre.
Comunque anche noi ragazzi degli anni settanta abbiamo assistito ai nostri show. Il primo concerto di peso di cui ho memoria fu quello degli Area di Demetrio Stratos al Teatro Municipale di Piacenza. Anno, immagino, 1974. Fin da quella prima esperienza provai la sensazione che non mi ha mai abbandonato negli anni e che io definisco: 'quando il concerto decolla'. C'è il gruppo che suona, ci sono le canzoni, c'è il teatro, c'è il pubblico; ma quando, e se, il concerto decolla, lo spazio/tempo si annulla, ti sollevi dagli umani affanni ed entri in un altrove, in un Nirvana fatto solo di musica fino a che l'ultimo applauso non ti riporta a terra, stremato, incredulo e con l'impressione di aver vissuto un'esperienza, un trip unico. Non succede sempre, non succede nemmeno spesso; ma quando succede vuol dire che valeva la pena di assistere allo show. Quella prima sera con gli Area il concerto decollò, e fu una grande esperienza, sostenuta, ricordo, da brani come Cometa Rossa e Luglio Agosto Settembre suonato addirittura due volte. Rividi gli Area, ma senza che la stessa magia riuscisse a ripetersi. Ricordo che raccontai questa cosa a un Demetrio Stratos stanco dopo il concerto, che mi guardava però perplesso, forse sospettando che il mio stato avesse qualche cosa a che fare con l'assunzione di qualche sostanza chimica - o forse era solo desideroso di andare a dormire (ciao Demetrio, spero tu esista ancora da qualche parte). Vidi De Gregori, la PFM, vidi Arti & Mestieri, Henry Cow e cento altri, ma nessuno riuscì a far decollare il concerto: ero sempre semplicemente io che ascoltavo interessato un gruppo di musicisti suonare piacevolmente.
Iggy Pop in Italia nel '79 fu furioso, ma si udì molto poco che avesse a che fare con la musica. La cosa migliore di quella serata fu andare a cena con Glen Matlock. I Byrds (o meglio McGuinn & Hillman) furono puliti e ben educati, Bruce Cockburn ispirato e quasi mistico. Ma per far decollare un palco ci vuole un quadrimotore molto potente. Ci vuole che un gruppo perfetto metta assieme qualche canzone che ti fa drizzare le orecchie, che crei un climax che cresce fino a che... bang! in un momento ti trovi nell'iperspazio. Uno che sapeva davvero come farti decollare era Willy DeVille, specie con i Mink DeVille; come partiva il giro di boogie di Cadillac Walk e lui faceva il duck walk, eri in paradiso. Lo stesso per il pachuco di Spanish Stroll. Anche nel periodo New Orleans era imbattibile, quando smetteva i brani dei Mink che non gli venivano più così bene e partiva con i rithm & blues di Victory Mixture...
Ho visto il vecchio Jerry Lee Lewis con la sua band e al confronto sembrava Casadei.
Un altro pilota spaziale era Van Morrison. Arrivava piccolo e tozzo già incazzato e senza salutare nessuno attaccava con la sua magia; tre o quattro pezzi e poi lasciavi la poltrona e cominciavi a veleggiare fra le nuvole. E quando lui cominciava ad agitare le gambe o le braccia come un jazzista, lo sapevi che era il suo modo di sorridere, di dirci, ok vi amo anch'io prendetevi questa poesia e portatevela nell'anima...
Bob Dylan in concerto è una penitenza, che gli devi volere proprio bene per restare lì e non andartene; a Modena assieme a Tom Petty neanche ricordo cosa suonò. Ma anche lui una volta mi fece un regalo: era sul lago di Como, uno show insopportabile, canzoni che credevi fossero altre e poi a metà ti accorgevi che ti eri sbagliato ed alla fine che ti eri sbagliato di nuovo. Per qualche attimo ti sembrava di aggrapparti alla nota giusta, ma poi finiva subito e tu eri li a guardarti imbarazzato attorno, imbarazzato di essere li e imbarazzato che lui fosse Dylan, con quella voce sgraziata come se gli si fosse rotto un microfono da quattro soldi. Ed infatti ad un certo punto mi sono stufato e sono uscito. Volevo vedere il lago ma non si poteva raggiungere, nascosto com'era dalle ville dei ricchi, ed alla fine siccome mi annoio rientro, in tempo per i bis, e lui si vede che se ne accorge (lol) perché improvvisamente imbrocca qualche nota, salta sui binari e non so più che pezzi fece ma in extremis il climax arriva e non tutto è perduto. Una sveltina, ma meglio di niente. Posso raccontare di aver goduto anche della band del Never Ending Tour.
Uno dei migliori show a cui ho assistito, che ci crediate o no, è stato degli Yes, in formazione completa con Rick Wakeman alle tastiere. Li ho visti anche senza Rick, ed è lui che tiene in piedi la band. Lo so che i suoi dischi sono di un pessimo gusto, ma ciò nonostante ha talento da vendere. Sono arrivato a concerto già iniziato, avevo un posto in prima fila che era ancora libero, mi siedo ed il gruppo sta suonando qualche musica magica che mi pare familiare ma non riesco a mettere a fuoco, e questa cosa va avanti per un sacco di tempo, la canzone non finisce mai ed è bellissima, ci sono cori che sembrano i Beach Boys, tutto perfetto ed io galleggio nello zucchero. Scoprirò poi che si tratta di un medley fra South Side Of The Sky e qualche cosa di minore registrato di fretta in California negli anni novanta in un disco intitolato Keys To Ascension.
A volte accade che lo show sembri decollare per qualche canzone, ma poi l'aereo è troppo pesante e torna a sbattere sulla pista. Mi capitò di andare a vedere il cantante dei Free, quando salta fuori il presentatore per dire che Paul Rodgers non è potuto venire ma al suo posto c'è Peter Green. Chi c'è? Mammamiasantissima, Peter cazzo Green dei Bluesbreakers, Fleetwood Mac, The End Of The Game?!? Entra, un po' ingrassato che sembra Crosby, lo prendono e lo girano verso gli spettatori e lui comincia a suonare. Non sembra molto presente, ma quando attacca Black Magic Woman (se la canzone era quella e la memoria non mi imbroglia) la chitarra mi manda in feedback le orecchie; non dura troppo, ma finché funziona sono in paradiso. Ricordo altri concerti che sono magicamente decollati: Joe Ely sul palco con il chitarrista spagnolo di flamenco alla sua destra ed il chitarrista elettrico più cattivo del Texas alla sinistra. Strepitoso. Persino la prima volta che ho visto Popa Chubby era in gran forma: ha preso all’amo il pubblico con la sua Fender e l'ha letteralmente sollevato. Erano i giorni di gloria di Booty and the Beast.
Di tutti i concerti dei gruppi new wave mi sono divertito a quello di Joe Jackson, ai tempi di Look Sharp. Ricordo che ballavo nel parterre. I Ramones sono stati una delusione, hanno suonato venti volte lo stesso pezzo e poi sono usciti. I Police anche peggio: Sting dal vivo è bollito e le canzoni non funzionavano. Tutti gli altri punk più che altro strillavano, ti accorgi che i dischi riuscivano a farglieli incidere (e mi piacevano pure), ma saper cantare o suonare davvero era un altro paio di maniche. Non ho visto i Clash, e nemmeno Graham Parker & The Rumour, né Elvis Costello.  Di concerti reggae ho visto Bob Marley e Peter Tosh, ma non ricordo molto: con il secondo ero sotto il palco e praticamente era nascosto dalle nuvole di fumo profumato, che l'unica cosa che ricordo è stato di svegliarmi nel mio letto al mattino, ma non ero decollato, ero proprio svenuto.

Per decollare ci vuole una pista, una pista lunga su cui rollare ed accelerare fino al punto di non ritorno, quando i motori ce la mettono tutta ed i carrelli lasciano il terreno. Solo un musicista ho conosciuto che sapeva come si effettua un decollo verticale: Bruce Springsteen con i suoi magnifici sette! La E Street Band partiva dove gli altri arrivavano sudati dopo un paio d'ore nella eccitazione dei bis. Niente preliminari: ti prendevano in piena faccia con un milione di decibel con la prima canzone, come con Born In The USA a San Siro oppure Factory > Prove It All Night a Zurigo, e non ti mollano fino all'ultimissimo degli infiniti encore. L'ultimo grande decollo il Boss me l'ha regalato con il tour delle Seeger Sessions, da allora ha fatto più fatica anche lui.
Non ho visto tutti i grandi act del rock & roll. Non ho visto gli Allman, non i Grateful Dead. Non Lowell George con i Little Feat, ma anni dopo i ragazzi da soli e i carrelli si sono sollevati dal suolo solo per pochi istanti mentre facevano un pezzo di Bob Marley; però li ho visti in un film in concerto a St. Louis e so che quando vogliono sono ancora grandi. Ho visto la Dave Matthews Band, ma non era a Lucca, era a Milano; ma di Lucca ho comunque il disco e mi rendo conto di cosa mi sono perso. Non ho visto i Phish (ma può ancora capitare), non Bob Seger & The Silver Bullet Band, né Warren Zevon.
Ho visto gli Stones pallosi degli anni ottanta che si recitano addosso, e cosa darei per aver potuto vedere quelli veri, abrasivi e bellissimi degli anni sessanta, quelli che solo a vederli a top of the pops a far boccacce resti ipnotizzato dal loro carisma.
Non ho visto le leggende del blues, e so di essermi perso qualche cosa perché per suonare il blues ci vuole una personalità straripante e una voce come quella di Muddy Waters, o BB King, o Howlin Wolf, o Elmore James. Però ho visto Willy DeVille acustico a un metro da me (gli ho passato un paio di bottiglie di Corona - che non mi ha pagato) e la sua voce faceva paura.
Vivo alla periferia dell'impero e ho ascoltato grandi concerti sui dischi. Però per decollare ci vuole un palco, gli amplificatori ed una grande band di vero talento.