lunedì 27 giugno 2011

A King Crimson ProjeKct > A Scarcity Of Miracles


Jakko Jakszyk, Robert Fripp, Mel Collins with Toni Levine and Gavin Harrison
A King Crimson ProjeKct
A Scarcity Of Miracles (Panegyric Maggio 2011) 

I King Crimson sono il gruppo rock più intellettuale del Regno Unito. Inventori del Progressive Sinfonico nel lontano 1969 con In The Court Of Crimson King, nel 1974 furono loro a decretarne la fine, dopo averne disseminato il percorso di gemme amate ancora oggi. Nel 1980 ripresero il percorso musicale come Art Rock con la splendida trilogia di Discipline. Negli anni novanta le tensioni interne li hanno portato ad allargare la formazione ad un doppio trio, con cui realizzare il suono industriale di THRAK, per poi dar vita una serie di esperimenti mischiando i sei membri in sotto formazioni definite ProjeKct, numerate rispettivamente one, two, three, four, X, six... Progetti che sono serviti soprattutto a allungare il brodo di un'ispirazione calante, come dimostra l'album del 2000, il più debole della carriera della band. Nel 2003 è stato dato alle stampe l'ultimo disco dei Crimson, The Power To Believe, di nuovo di ottima qualità, che sembrava però destinato a rappresentare il canto del cigno di tanta band. Robert Fripp, infatti, pareva aver perso la voglia di giocare al Re Cremisi, dichiarando ufficialmente che non ci sarebbe stato un futuro per il gruppo. Ma l'uomo propone e dio dispone, ed il destino fa a modo suo. Destino che ha voluto che Fripp incontrasse in un negozio di dischi Jakko, promessa del mondo dell'art rock e già cantante negli anni 90 in una formazione che aveva portato in concerto le musiche dei Crimson degli anni settanta, ancora nel cuore dei fan. Siccome una chiacchiera tira l'altra, i due si ritrovarono a registrare un po' di quei soundscapes cari all'anziano Fripp, musiche destinate a far da tappezzeria sonora all'ambiente ma piuttosto noiose se ascoltate in primo piano; una musica in confronto alle quale l'elettronica tedesca è boogie woogie. Ma l'astuto Jakko prendeva poi l’iniziativa di sovraincidere i soundscapes delle due chitarre con la propria voce, facendone delle canzoni, e poi, non pago, di passare i nastri ad un altro ex Crimson degli anni settanta, il sassofonista Mel Collins, perché vi incidesse anche sax e flauti. Infine le sei canzoni, risultato di tanto sforzo, sono state passate al trattamento della sezione ritmica del leggendario bassista Toni Levine e del batterista dei Porcupine Tree, Gavin Harrison. Insomma, questo disco è nato come una di quelle torte a strati, in cui tutti i gusti sovrapponendosi danno vita ad un unico omogeneo sapore gustoso. Le registrazioni, tornate a Fripp, lo hanno sbalordito, portandolo a dichiarare di essere uno dei dischi in cui è stato implicato di cui va più fiero - ed è stato vicino tanto così a contraddirsi promuovendo la formazione a King Crimson. Per risolversi alla fine, siccome è Bob Fripp l'incontentabile, al compromesso di definire il lavoro A King Crimson ProjeKct, un progetto dei KC.
Il disco, A Scarcity Of Miracles, non è affatto male. Anzi, di questi tempi di scarsità di miracoli, è proprio piacevole. Gli uggiosi soundscapes hanno preso vita palpitando come canzoni, per le cui parti cantate Jakko si è ispirato ad un altro rocker già del giro dei KC, David Sylvian. Mel Collins può dirsi in un certo modo il mattatore del disco, con i propri incontenibili sax mai sperimentali, ma anzi molto orecchiabili. Harrison ha conferito al suono un'aria moderna con la sua batteria agli antipodi di quelle dei KC degli anni settanta a cui invece il disco sembra ispirarsi. Un po' Formentera Lady e un po' anni duemila. Quello che manca della tradizione dei KC è la sperimentazione: dice Fripp che questo disco piacerà anche alle fidanzate.
I fan hanno accolto l'insperata sorpresa a corrente alternata: i fan del suono industriale dei ProjeKcts hanno storto il naso, i nostalgici di Islands e di Starless hanno apprezzato. Io sono, per una volta, con Fripp: il disco non sarà un capolavoro, ma è di una inaspettata bellezza e piacevolezza. E poi lascia sperare in un intero nuovo capitolo per la banda del Re Cremisi, considerando che di regola i cicli creativi di Fripp & soci vanno di tre dischi in tre dischi.