VDGG > A Grounding In Numbers


Un caveat! Il Ministero della Musica avverte: questo è un disco di musica Progressive Sinfonica Inglese. Se non sai cos’è, non partire da qui, perché ti troveresti di fronte ad un disco probabilmente indigesto, dalle sonorità spigolose, geometriche, di quella geometria escheriana che caratterizzava una volta il logo della band. Non per niente si parla di numeri.
I VDGG sono un gruppo di culto dal lontano 1969, e sono sempre stati particolarmente amati nel nostro paese. Mentre il loro leader Peter Hammill non ha praticamente mai realizzato meno di un nuovo lavoro ogni anno, i VDGG sono stati effettivamente assieme non più di un pugno di anni, dal ’69 al ’71, dal ’75 al ’76, e infine dal 2005. Nell’attuale incarnazione sono rimasti in tre, perdendo il sassofonista David Jackson. A Grounding In Numbers è uno dei dischi più pensati, arrangiati, complessi dei VDGG dai tempi di Pawn Hearts. Evidentemente la voglia di farcela senza il sassofono di David Jackson è tanta. Il disco dura quasi un’ora, ma è un concentrato di idee, un liofilizzato che cresce nel tempo. Un lungo fluire di musica lungo tredici episodi legati l’uno all’altro da un filo logico e coerente, quasi a creare una unica composizione. Un complicato nodo gordiano che si srotola lentamente e faticosamente ascolto dopo ascolto alle orecchie dell’ascoltatore attento e paziente (e aggiungerei anche un po’ colto). Venuta meno l’altra personalità dominante della band (quella di Jackson, appunto), resta Hammill a farla da padrone in quello che potrebbe apparire un disco solista rivestito però dei preziosi arrangiamenti che nella povertà francescana dei suoi dischi mancano (recentemente) quasi del tutto. Le idee, gli spunti, le musiche sono molti/e; quello che però manca con evidenza è il lirismo liberatorio di Jackson, il suo sax che con le sue note emozionanti riusciva a limare gli angoli spigolosi della sperimentazione della musica del generatore, l’improvvisazione e il guizzo libero degli strumenti che sul disco pare bandito. Non a caso la geometria non convenzionale della voce di Hammill e gli arrangiamenti basati largamente sulle tastiere portano talora alla mente i momenti migliori di un’altra raffinata band dell’era progressive, i Gentle Giant. Il disco inizia dalla fine, da una Your Time Starts Now che ha tutte le caratteristiche del brano lento di chiusura; e si sviluppa ora fra echi progressive (Highly Strung, Mr. Sands, Bunsho), ora ritmi funky (Smoke, 5533), ora temi sci-fi (Medusa, Splink) ed esercizi della fantasia (Mathematics), legando l’ascoltatore ad un disco comunque splendido per chi ha la voglia di ascoltarlo, un disco che ricambia lo sforzo non consumandosi neppure dopo mille ascolti. Ma forse con il rimpianto che Jaxon avrebbe saputo aggiungere più di un tocco d’anima e di umanità.

vedi anche il sito PH VDGG (guida alla discografia di Peter Hammill / Van Der Graaf Generator)

★★★★ (corposo)
Genere: progressive sinfonico
Esoteric, 2011
in breve: un concentrato di geometrico progressive

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