The Promise


Non avevo davvero voglia del cofanetto di Darkness On The Edge Of Town quando è uscito, in questi giorni, in occasione del 32ennale del disco (si vede che la preparazione ha preso un paio d’anni di troppo; non dovremmo festeggiare The River di questi giorni?). Avrei preferito guardare avanti che rimpiangere il mio passato, di questi tempi. Ma naturalmente avrei dovuto sapere che ogni resistenza è inutile, ed infatti alla fine ho ascoltato / guardato un sacco il contenuto del box.
Innanzi tutto una parola contro i box lussuosi da 100 euro, roba per cinquantenni rimbolsiti; ed infatti li compro tutti, con la sola eccezione del box dell’aniversario degli Allman che costa come uno stipendio - e mi fa specie della ABB.

Darkness On The Edge Of Town: fu il primo album che comprai di Bruce (Born To Run lo avevo su cassetta, ma non lo avevo “fatto mio”); sia pure in quell’anno di dischi così eccitanti, fu uno shock e fece di me un fan della musica di Bruce. Anche se a dirla tutta quello che fece di me un cult follower delle canzoni di Springsteen più ancora dello straordinario album fu la tournée, a cui non assistetti direttamente ma per tramite di quel bootleg epocale che fu Winterland 78, la definitiva insuperabile ed insuperata celebrazione del rock & roll, il disco che fece di un musicista un mito.
Ecco, il cofanetto contiene un film (di cui non avevo sospetto): un intero show, in Texas, della band, fotocopia dello show al Winterland con l’identica scaletta (solo alcuni dialoghi sono più brevi). Lo avessi visto all’epoca questo film sarei morto e resuscitato, ma anche oggi l’impatto è devastante: vedere con gli occhi il film che in così tanti e tanti e tanti e tanti ascolti avevo immaginato solo nella mia fantasia è stato un’esperienza onirica. Vedere i ragazzi freschi e selvaggi, Bruce e Big Man, l’energia da giovane Jake LaMotta, e tutto quello che accadeva sul palco e che un po’ alla volta non sarebbe più successo è stato travolgente. E la sequenza che segue il jingle natalizio di Santa Claus Is Coming To Town, cioè The Fever > Fire > Candy’s Room > Because The Night > Point Blank > Mona > Backstreets > Rosalita > Detroit Medley > Quarter To Three è la cosa migliore che abbia ascoltato in tutta la mia vita. Ciò rende il cofanetto piuttosto speciale ai miei occhi.

Ma in questo sacco di Santa Claus c’è dell’altro. Per esempio ci sono i sei vecchietti delle E Street Band che nel 2008 entrano nel Paramount Theatre di Asbury Park per suonare davanti alla macchina da presa una muscolosa e lucida versione dell’intero Darkness dalla prima all’ultima canzone. Personalmente trovo le nuove versioni molto inutili e inferiori, con la sola eccezione della bella Factory che vale la pena di ascoltare.

Poi c’è un terzo DVD, il largamente anticipato film The Making Of Darkness. Come suggerisce il titolo non si tratta del film di The Darkness (qualsiasi cosa potesse significare nella mia fantasia), ma il film su come è stato registrato questo sofferto disco (sofferto come la maggior parte dei lavori di Bruce, che tratta i suoi album come milestones letterari molto più che come raccolte di canzonette). È un genere pericoloso, che spesso non apprezzo: è pericoloso sbirciare dietro le quinte di un capolavoro, come lo è spesso leggere i dettagli di una cosa per noi molto importante, ma il film è alla fine piacevole e anche se non suggerisce nulla su quei tempi aiuta a capire un po’ più da vicino Bruce e gli altri ragazzi.

Infine ci sono i dischi, cioè i CD. Uno è, ci mancherebbe che non ci fosse, Darkness On The Edge Of Town in persona, un crudo nudo capolavoro visionario della periferia dell’America dell’anima, un disco che mi ha accompagnato per anni lasciandosi leggere ogni volta un po’ di più a fondo.
Infine il doppio CD di The Promise, il disco che è in vendita anche separatamente dal box e che il marketing Sony (che ha pagato un capitale il contratto di Bruce e ultimamente cerca di metterlo a reddito) ha presentato un po’ come il disco mancante fra Born To Run e Darkness.
Beh, le 22 canzoni di The Promise non sono il disco mancante; sono alcune delle 70 canzoni (o erano 50?) scritte da Bruce fra il 1975 ed il 1978. Si tratta di canzoni a volte non finite, sono prove che mancano di produzione (e del tocco magico di Chuck Plotkin), sono insomma piccole gemme da bootleg che molti di noi hanno ascoltato all’epoca proprio dai dischi pirata (come The Promise, come Candy’s Boy, come The Way e altre); oppure si tratta di registrazioni decisamente inferiori alle versioni dal vivo, come Fire o Because The Night. Non manca qualche bella scoperta, per esempio come alcune canzoni siano state trattate da Bruce come "spare parts", pezzi di ricambio presi da una canzone non finita per metterla a completarne un’altra, come si farebbe nel mettere a punto un’auto da street illegal o una moto restaurata…
L’altra scoperta è che le prime canzoni scritte dopo Born To Run (all’epoca della rottura con il manager Mike Appel e di conseguenza del fermo forzato delle registrazioni) dovevano far parte di un disco roots di canzoni ispirate al repertorio da juke box delle band all’epoca delle serate danzanti ad Asbury Park, roba tipo Phil Spector, soul di Detroit, rock & roll alla American Graffiti alla Del Shannon o Roy Orbison. Alcune delle registrazioni non presenti su questo doppio CD le abbiamo già ascoltate (meglio) su Tracks, mentre vorrei sottolineare che quel “mancato” disco pop & soul fu poi effettivamente realizzato, sia pure tramite Miami Steve Van Zandt che portò le canzoni agli Asbury Jukes di Southside Johnny. Il disco è splendido, si intitola Hearts Of Stone e non dovrebbe mancare a nessun fan della E Street Band e meno che mai ad ogni acquirente di The Promise.
Per il resto The Promise è un disco gradevole, ma sia chiaro che si tratta di un piatto di stuzzichini per fan e niente affatto un disco fatto e finito.

Adesso aspettiamo The River Complete, anche se quello che davvero vorrei vedere è un film sul making di Working On A Dream o Magic, per capire adesso senza dover aspettare di compiere settant’anni...

Post più popolari