For You 2


Questo disco è passione pura. È un disco di musicisti italiani che fanno cover di Bruce Springsteen - e noi in Italia Springsteen lo amiamo parecchio. Voglio dire: in tutto il mondo amano Springsteen, ma noi in Italia quando amiamo lo sappiamo fare meglio di chiunque altro. Non che un disco di cover di Springsteen sia merce rara di questi tempi. Ne avessimo avuti negli anni ottanta, sarebbe stata manna; non per niente compravamo tonnellate di bootleg per combattere l’astinenza, e abbiamo mandato in classifica persino John Cafferty tanta voglia avevamo di ascoltare il suo sound. Personalmente ho comprato persino un LP di Donna Summer perché Bruce aveva scritto una canzone per lei (Protection - a proposito, che fine ha fatto quella canzone?).

Oggi un disco di cover di Springsteen non è merce rara. Ma questo disco, For You 2, è merce rarissima. Perché pulsa di passione allo stato puro, la stessa che i gruppi “punk” alla fine degli anni settanta ci mettevano nel registrare le cover degli Who. Perché è cantato e suonato benissimo. Perché c’è dentro gente che se ci fosse giustizia vivrebbe della sua musica, ed invece vive in un paese senza “radio libere” e con una scena rock carbonara. Ma ascoltarlo ti fa capire che questi musicisti non hanno nulla da invidiare alla scena musicale che ancora rimpiangiamo di tanti anni fa, e che probabilmente suonano anche meglio.
For You 2 è un disco di 25 canzoni di Springsteen. Non dovrebbe stupire che dell’uomo che ha re-inventato il rock & roll le canzoni dentro questo doppio siano soprattutto pezzi folk. La scena alternativa italiana è più folk che r&r, e la nostra sensibilità romantica ci porta ad apprezzare in modo particolare brani ad alto contenuto emotivo.
Non è facile cantare le stesse canzoni di un genio. Le cover di Springsteen fatte meglio degli originali si contano sulle dita di una mano: mi viene da pensare a Johnny Cash (Highway Patrolman e Further On Un The Road - quest’ultima alla pari) e ad un certo John Wesley Hardin che cantava Jackson Cage.
I musicisti di For You 2 interpretano per lo più i brani a modo loro, sulla propria personalità, e dopo pochi minuti di ascolto neanche fai più caso che stai ascoltando canzoni del boss; anzi, sembrano un po’ dei classici di sempre, e per noi in fondo classici li sono, pezzi che hanno tatuato il nostro DNA di ascoltatori.
Certo, i brani che preferisco sono quelli fatti in modo differente. Per esempio, c’è un vero gioiello, Growing Up fatto in ballata folk da Antonio Zirilli in modo del tutto autonomo dall’originale. Quando arriva la fisarmonica arrivano anche i brividi. Lo dichiaro: è il mio pezzo preferito del mazzo.
Be True (era il retro di un singolo da The River - ce l’ho) lenta di Lorenzo Bertacchini & Elizabeth Lee è uno splendore, come pure Soul Driver dei Lowlands è reinterpretato in modo decisamente MIGLIORE dell’originale. Anche Radio Nowhere di Daniele Groff, immobile e stupita, la preferisco all’originale. Sono sicuro che piacerebbe anche a Peter Gabriel. C’è un chitarrista, PJ Faraglia, che crea un suggestivo strumentale di State Tropper.
Johnny Bye Bye di Brando sa di Blasters e con Better Days dei Wild Junkers potrebbe fare parte della soundtrack di un film di Tarantino: il 45 giri di una rock band trasmesso da una radio del border. Adam Raised A Cain dei Rusties invece la vedrei in un film di David Lynch.
The Train Song di Srl Freeways è un country rock alla Eagles. Guilty (Steel Mill) dei Dust n Bones un rockaccio delle chitarre.

Poi c’è anche chi si confronta con l’arrangiamento originale e riesce a farlo in modo splendido, come i Mardi Gras con l’italo-irlandese Claudia McDowell che mette assieme una superba Land Of Hope And Deams. Lo stesso per Lorenzo Bertacchini con Sherry Darling che ne fa un altro pezzo da colonna sonora. It’s Hard To Be A Saint In The City di Riccardo Maffoni è spumeggiante.
I gruppi rock italiani più celebri si prendono un rischio facendo le cover i Cheap Wine di Youngstown, Miami & The Groovers di Shut Out The Light e Modena City Ramblers di Ghost Of Tom Joad: non è facile.

Eyes Of The Prize, cover di una cover, è affascinante e l’avevamo già ascoltata sul disco di Daniele Tenca assieme a Factory. Massimilano Larocca crea una bella tensione in Iceman, mentre Sergio Marazzi è lo Springsteen del fantasma di Tom Joad in Nothing Man, e ne ha tutto il diritto perché il suo LP This Man è tutto cantato su queste corde. Le stesse di Jesus Was An Only Song di Joe Stomp (dal disco dimenticato di Springsteen).

Andrea Parodi fa eco all’esperienza dei Barnetti Bros interpretando Racing In The Streets in inglese ed in italiano, mentre Luigi Mariano prova a tradurre l’intera Matamoros Banks, ma fatica a amalgamarsi con il resto del materiale.
L’album si chiude in modo splendido con Tomorrow Never Knows, che non solo è uno dei pezzi che preferisco del boss, ma che Francesco Lucarelli fa "meglio che benissimo", con un intreccio di dobro, chitarra e mandolino da amare.

Penso che For You 2 (“anche per te”) sia forse miglior disco di cover di Springsteen della mia collezione, e uno dei dischi migliori del 2010. Sapere che abbiamo musicisti così fa sperare nel futuro.
PS: bella anche la veste grafica. Complimenti al produttore, Ermanno Labianca, per la passione, la tenacia e i risultati.

Post più popolari