secondo ascolto


Negli anni settanta si diceva che se un disco piace al primo ascolto non è un disco buono.
In effetti c’erano (ci sono) dischi che al primo ascolto risultano spiazzanti e incomprensibili, e che hanno bisogno di essere assimilati per essere capiti e per conquistarci. Le cose migliori vengono fuori alla distanza.
Mi viene da pensare ai dischi dei Soft Machine, o magari a quelli di Peter Hammill: quando mi capita(va) di ascoltarne uno nuovo, penso sempre che è mal riuscito e che non è all’altezza degli altri. Poi, ascolto dopo ascolto, si materializzano dal nulla sfumature a tutta prima non colte, si creano passaggi emozionanti che certamente prima erano assenti, le musiche si fanno orecchiabili, le voci si fanno calde e comunicative, spuntano le canzoni.
Certo, con l’esperienza abbiamo imparato ad annusare un buon disco sin dalle prime note, ma un disco che piace subito è un disco scontato, già sentito, privo di elementi di novità e che corre il rischio di essere poco longevo. Al contrario più di una volta mi è successo di dischi che sarebbero i miei “preferiti dell’isola deserta” all’inizio mi deludessero al punto da renderli al negoziante. Penso, quando uscì, a A Live One dei Phish, per esempio, oltre ad altri che non confesserei mai.

La musica importante non è come il cinema o molta letteratura: non è fatta per una sola lettura. E difficilmente si può apprezzare davvero la musica scaricata dalla rete, senza copertina, senza note, senza un supporto fisico da manipolare. I dischi sono cose da studiare: ascoltarli superficialmente è un torto che si fa a chi ha buttato sangue sudore e lacrime per scrivere le canzoni e registrarle, ed è un torto che si fa a noi che rinunciamo ad ascoltarli davvero. Mi è successo di sentire una gran bella canzone, magari in un film o alla radio, e scoprire che non mi ero quasi accorto che fosse in uno dei dischi della mia collezione.
A volte ne compriamo troppi, a volte si tratta di novità che in quel momento non abbiamo davvero voglia di ascoltare, a volte non ne abbiamo il tempo. Non credo si possa ascoltare più di un tot di musica nuova e certamente non ogni novità del mercato.

Qualche cosa di simile vale per le recensioni. Non sono mai riuscito a scrivere una recensione ascoltando le canzoni in anteprima su una cassetta: penso ad un pezzo divertente ma per niente centrato che scrissi sui Wallflowers di Bringin Back The Horse, che invece si rivelò nel tempo il capolavoro degli anni novanta. Addirittura credo che per scrivere una recensione attendibile un disco vada pagato. Troppo facile trovare del buono in canzoni che non ci sono costate niente.
E andrebbe recensito una seconda volta una stagione dopo: sarebbero molti i capolavori a perdere stelle come gli alberi le foglie.

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