Premiata Forneria Marconi


“Fino ai giorni del progressive la musica rock aveva intaccato pochissimo la superficie della cultura musicale italiana. Se il rock & roll aveva goduto di qualche popolarità era stato soprattutto per mezzo della “traduzione” di artisti leggeri come Adriano Celentano, e anche se negli anni sessanta i nomi di Beatles e Rolling Stones erano noti, i dischi originali inglesi ed americani nel nostro paese erano pressoché introvabili; tutto il Beat arrivava riflesso nei 45 giri dei gruppi “Bit” nostrani, che banalizzavano le melodie più orecchiabili in chiave leggera.
La rivoluzione della musica Rock (che allora chiamavamo però Pop, probabilmente da Pop Art) arrivò per la prima volta di prima mano ad opera dei gruppi prog: King Crimson, Genesis, Van Der Graaf Generator, EL&P, Pink Floyd, così come conobbero un notevole successo il jazz rock di Weather Report e la musica elettronica di Tangerine Dream.
Addirittura gruppi come i Genesis di Peter Gabriel, i VDGG di Peter Hammill ed i Gentle Giant ebbero un successo di massa prima nel nostro paese che in patria. Cosa che si sarebbe ripetuta, in chiave minore, una generazione dopo con i Porcupine Tree. Forse questa sintonia del pubblico italiano con il progressive sinfonico può trovare una spiegazione nella nostra cultura di melodramma, opera ed operetta.
Non solo gli italiani amavano il rock progressivo, ma ne diventarono primi attori, prima con gruppi allevati oltremanica come The Trip di Joe Vescovi, poi esportando in Inghilterra, in USA, in Giappone i nostri gruppi più belli come Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Perigeo”. (Anni Rock, Progressive Italiano - continua)

La più celebre in assoluto delle band italiane è (stata) la Premiata Forneria Marconi, che ebbe un seguito che dura a tutt’oggi non solo in Italia, ma anche negli USA, in Giappone, nel Regno Unito. Molti amati benché si sussurri abbiano qualche problema di simpatia - che non saprei confermare perché non li ho conosciuti di persona, e dal vivo negli anni settanta li ho visti solo una volta ad un concerto un po’ tirato via in fretta e furia a Stradella, ma bisogna ammettere che il pubblico non è che meritasse troppo… perché in realtà è proprio nel live show che va cercata l’eccellenza di una band che ha saputo lasciare la propria impronta nel mondo del rock.

Quando arrivò la marea della musica prog in Italia la PFM era pronta: non si trattava di dilettanti allo sbaraglio, ma di una band di professionisti che (con il nome di Quelli) avevano esperienza come session man, compreso del Faber che avevano accompagnato in La Buona Novella. Con l’arrivo di Mauro Pagani al violino elettrico e al flauto (strumenti esotici per una rock band), la band di Franco Mussida (chitarre), Flavio Premoli (tastiere), Franz Di Cioccio (drums) e Giorgio Piazza (basso) era al completo, pronta per l’esperienza di traghettare la musica italiana dal “bit” al “prog”. Con un repertorio di King Crimson e Jethro Tull (che si può ascoltare nell’official bootleg series, volume uno) si misero al lavoro nel 1972 a Storia di un Minuto (per la Numero Uno di Battisti), un album molto amato dove gli elementi della canzone italiana in stile mogol / battisti dalla prima facciata si sporcano viaggiando verso la seconda di elementi d’avangardia musicale come nella bella La Carrozza di Hans. Non mancano contaminazioni che oggi definiremmo world come in È Festa (Celebration) che allora erano però inesplorate. E se Celebration oggi può suonare un po’ naive allora fu uno degli elementi determinanti il successo della band: ricordo che all’uscita da scuola andavamo ad ascoltarcela su un juke-box, prendendo confidenza con una musica più “grande” di quella a cui eravamo abituati.
Se Storia di un Minuto piace, Per un Amico del 1973 conquista. La band è matura, le canzoni non hanno nulla da invidiare alle band di moda come Genesis, Gentle Giant, Jethro Tull, manca ormai solo un tocco d’arte nella produzione. Che arriverà puntuale quando a Greg Lake capita di assistere ad un concerto romano della band. Lake è all’apice del successo con gli EL&P e sta cercando band di talento per la sua neonata etichetta Manticore. Con un atto di coraggio fa firmare la band italiana, che si trova a reincidere (in parte) Per un Amico per la sapiente regia di Pete Sinfield - fuoriuscito dai King Crimson - che scrive per la band anche i testi in lingua inglese. L’album si intitola Photos Of Ghost ed è un capolavoro della musica progressive, senza nessun complesso di inferiorità rispetto al meglio della musica inglese ma anche senza nessun debito: non ci sono citazioni nelle canzoni della PFM, ma un suono già maturo e personale.
I brani sono dei classici, soffici, eterei, vivaci, versioni inglesi del meglio della band: River Of Life, Photos Of Ghosts, Old Rain, Celebration.

I cinque suonano al festival di Reading, al Rainbow e alla BBC al famoso John Peel’s Show. Sembra un sogno per una band che era partita con una cover di 20th Century Schizoid Man. Ma ancora non è nulla: se i primi concerti inglesi trovano la stampa un po’ tiepida sul fatto che una band italiana canti con accento italiano testi inglesi, arriva la notizia che il disco è entrato in classifica addirittura negli USA, dove la band non era ancora neppure stata. Si serrano i ranghi, Franz Di Cioccio che è uno dei migliori batteristi della scena internazionale decide di rendere perfetta la sezione ritmica assoldando il bassista Patrick Dijvas della formazione d’avanguardia degli Area, la band di Demetrio Stratos, quelli di Luglio Agosto Settembre (Nero).
Con il nome accorciato in PFM entrano in studio per un nuovo album, registrato per il mercato italiano (L’Isola di Niente, con la copertina verde) e anglofono (The World Became The World, copertina blu). Il suono è sin troppo solido, tanto da risultare monolitico specie nei dieci minuti introduttivi di The Mountain con una produzione che tiene troppo a freno l’improvvisazione (che è un po’ la cifra stilistica della band) anche dove la musica lo suggerisce, come per esempio ne La Via Lumière. Ma alcuni spunti sono buoni, come la bellissima La Luna Nuova sorretta da una bella collaborazione tastiere / violino, nella jazzata Is My Face On Straight e nella delicata ballata di Dolcissima Maria (che però perde cantata in inglese come Just Look Away). Versione inglese che gode di una reinventata e potente Impressioni di Settembre ribattezzata The World Became The World.

La band salpa alla conquista degli USA con uno straordinario show testimoniato da un Live In The USA registrato a NYC, dall’official bootleg e da ripescaggi antologici. Non solo la band non ha nulla da invidiare alle band inglesi, ma risulta addirittura più spigliata dal vivo sperimentando coraggiosamente senza paura di improvvisare e reinventare i brani dei dischi. Non solo ci sono (nei concerti) grandi versioni di Dove Quando e La Carrozza di Hans, ma Is My Face On Straight offre l'occasione per le improvvisazioni jazzate di Premoli, mentre nasce un lungo brano nuovo, Altaloma Nine Till Five, dove Mussida travalica i generi creando un climax da Allman Brothers Band.
La PFM è la prima delle jam band, e non suonerà così strano che vent’anni dopo il tastierista dei Phish citi la PFM come una delle ispirazioni della grande band americana.

Sono i "Glory Days" ma ai ragazzi ancora non basta. Se gli inglesi si lamentano dell’accento della Premiata, la band risponde arruolando il cantante anglofono Bernardo Lanzetti, degli Acqua Fragile che avevano firmato proprio per l’etichetta della PFM (senza fare un grande affare come band, evidentemente). A questo punto la PFM non deve più nemmeno invidiare il cantante dei Genesis, Peter Gabriel, a cui Bernardo viene accostato per stile, assieme a Roger Chapman dei Family.
Il nuovo album dovrà rappresentare lo sbarco definitivo in terra americana, ma la band decide di farlo cantando liriche anti-americane: Chocolate Kings, dove l’America è chiamata "Big Fat mama" e gli americani "re di cioccolata". Cosa che li metterà in rotta di collisione con Sinfield e li costringerà ad autoprodursi i testi. Chocolate Kings è un album non privo di fascino, ma forse un po’ affrettato. Se l’incastro vocale di Lanzetti risulta perfetto, non tutte le canzoni sono perfette: Harlequin, dal fascino delicato alla Genesis, l’energica Chocolate Kings e la bella Out On The Roundabout (quando l’ho riascoltata dopo trent’anni ero convinto che fossero i Gentle Giant di Free Hand). Invece che negli USA l'album entrò nelle charts inglesi e divenne un disco molto apprezzato in Giappone, portando la band in un tour ormai planetario.

Cosa che ispirò il lavoro successivo, Jet Lag, di una band ormai in pianta stabile in California. Racconta Lanzetti che si trovava in tour in ogni latitudine soffrendo di jet-lag, trovandosi sveglio a vagare in città sconosciute in piena notte, si domandava se oltre ad un disturbo legato al fuso orario esista anche un jet lag culturale in questo mondo globalizzato. Fantasticando di una tournée alla velocità per cui l’uomo è stato creato, cioè muovendosi per il mondo a piedi. Quando registrano Jet Lag in California, Mauro Pagani aveva lasciato la band alla ricerca della propria identità culturale, ed era stato sostituito dall’americano Greg Bloch. È ormai il 1977, i Sex Pistols e i Clash incidono dischi e non sono più i tempi per le band progressive. L’esperienza in concerto della PFM è enorme: i sei hanno suonato con band dai Beach Boys agli ZZ Top, da Santana agli ABB, e anche con musicisti "totali" come Frank Zappa e Jaco Pastorius, espandendo quella tendenza all’improvvisazione ed alla musica totale che già faceva parte del proprio DNA.
Jet Lag si rivelerà un disco sorprendente, forse il migliore di tutta la serie, ma sono in pochi ad accorgersene. La band traghetta nel disco in studio tutta la propria capacità di suonare dal vivo, inventare, improvvisare, mettendo assieme una musica totale che incorpora elementi di fusion, di rock, canzoni, improvvisazioni, musica world, con il funky di una sezione ritmica entusiasmante…

Bello, ma in pochi hanno voglia di ascoltarlo. Inoltre i ragazzi sono stanchi dell’avventura internazionale e cominciano a sentire nostalgia di casa. Purtroppo al ritorno in patria prenderanno la decisione di archiviare questo straordinario periodo musicale, che coincide con le loro incisioni per l’etichetta Manticore (che, oltre tutto, chiude i battenti) e si ripiegheranno in un ritorno alla forma canzone, un po’ d’autore e un po’ leggera, uscendo dalle mappe del pubblico del rock.
Nel 2002 pubblicheranno un album doppio dal vivo registrato in Giappone con i pezzi degli anni settanta e con una chicca speciale, una canzone cantata da Peter Hammill (Sea Of Memory), e un paio di anni dopo replicheranno a Siena con Mauro Pagani. Però in nessuno dei due album sembrano particolarmente convinti e i torridi concerti sono un ricordo del passato.


Storia di un minuto (Numero Uno, 1972) ★★★½
Per un amico (Numero Uno, 1972) ★★★★
Photos of Ghosts (Manticore, 1973) ★★★★★
L'isola di niente (Numero Uno, 1974) ★★★
The World Became the World (Manticore 1974) ★★★
Live In USA / Cook (Numero Uno, Manticore 1975) ★★★★★
Chocolate Kings (Numero Uno, Manticore 1975) ★★★
Live At University Of Nottingham, 1976 (Esoteric) ★★★★
Jet Lag (Zoo 1977) ★★★★

antologia con inediti:
River Of Life (Esoteric 2009) ★★★★★

Esoteric ha ristampato fra il 2009 ed il 2010 l’intero catalogo internazionale Manticore con note di Ernesto De Pascale e con molti inediti dal vivo e chicche, ed una antologia doppia assolutamente perfetta dal titolo River Of Life. Fateci un pensiero.

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