La Musica Ribelle




Al liceo c’era questo compagno, che aveva incrociato la nostra vita solo perché ripetente, senza mai legare troppo a fondo con noi ma conquistandosi il rispetto di tutti perché guidava l’auto e cavalcava una Gilera grigia: come usava all’ora senza casco ma protetto da un paio di immancabili occhiali neri. Sull’auto aveva un mangianastri sempre acceso, e ricordo bene tre cassette (forse le uniche): Lynyrd Skynyrd con Sweet Home Alabama, Misterious Traveller di Weather Report (il disco di American Tango) e Sugo di Eugenio Finardi. Abbastanza per essere un figo.
Finardi in verità lo conoscevo già, almeno di nome, per averlo visto ad una trasmissione tv del tardo pomeriggio (della quale invece il nome ho dimenticato), la stessa in cui avevo sentito per la prima volta anche Edoardo Bennato cantare Un Giorno Credi.

Finardi imbracciava una chitarra elettrica nel set dello scompartimento di un treno e cantava: “Se solo avessi un Kawasaki allora si che mi farei tutte le donne che vorrei. Ma siccome un Kawasaki non ce l' ho solo resterò (but until I get old I'll just be singing my rock & roll)”.
Ecco finalmente un cantante rock italiano in cui valeva la pena di identificarsi.
(Il Kawasaki allora il Mach 3, tricilindrico a due tempi, la moto più potente del mercato e ribattezzata bara volante per le modeste doti di ciclistica. Già allora io amavo più il fascino della potenza, e le preferivo di gran lunga la mitica Honda Four. Non ebbi mai comunque né l’una né l’altra).

Eugenio Finardi, 1975, Non gettate alcun oggetto dai finestrini.
Alberto Camerini alla chitarra, Hug Bullen al basso, Walter Calloni alla batteria, Lucio Fabbri al violino. Massimo Villa alla produzione. Un sound straordinario: funky al limite del fusion, sporco e vitale come i Weather Report che suonano le canzoni dei Rolling Stones ed una grande voce ricca di personalità. Il sound milanese, un ritmo bicilindrico fra la Harley Davidson e la Guzzi (altro che Kawasaki), da allora perduto e mai più ritrovato.
Dopo Se solo avessi, Quando stai per cominciare, una ballata contro i servizio militare di leva (che fra l’altro avrei fatto negli anni ottanta proprio a Milano e per inciso fu uno degli anni più belli della mia vita, ma io facevo le visite di leva a Pagano).
La storia della mente, un’altra ballata con il sax, che traghetta all’inno di Saluteremo il signor padrone, un pezzo folk tramutato in un trascinante rock & roll, una cosa allora mai udita prima.
Taking It Easy è una ballata dolce in inglese che evoca la west coast, l’immagine che allora si aveva del confine della fuga.
Caramba, una canzone acustica per i carabinieri in quegli anni di piombo: “Hai ventidue anni come me, ma chi te lo fa fare il gioco di chi si serve di te per continuar la repressione di chi non ti ha lasciato scelte, di chi non ti ha mai dato niente…”
Chiude un disco già perfettamente grande e maturo, un disco già perfetto, la dolcissima Afghanistan. Il disco più rock mai inciso in italiano.

Tanto talento non poteva sfuggire alla nostra generazione, e quando un anno dopo con Sugo l’inno di Saluteremo si trasformerà in quello di La Musica Ribelle, Eugenio diviene la star del rock alternativo.
“…da qualche tempo è difficile scappare, c'è qualcosa nell'aria che non si può ignorare, è dolce, ma forte e non ti molla mai, è un'onda che cresce e ti segue ovunque vai: è la musica, la musica ribelle che ti vibra nelle ossa che ti entra nella pelle che ti dice di uscire che ti urla di cambiare di mollare le menate e di metterti a lottare”. Sweet Home Alabama.
Il suono è sempre il funky milanese, e a gli ex compagni di band (il Pacco) si associano i musicisti della mitica band degli Area, Patrizio Fariselli, Paolo Tofani e Ares Tavolazzi. Con gli Area condivide anche l’etichetta, la Cramps con il verde faccione di Frankenstein, e di conseguenza l’arte grafiche delle copertine, le più belle in Italia. L’album si intitola Sugo e per me rimane il simbolo dell’Italia degli anni settanta.
Il secondo brano è la Radio, un arrangiamento country & western per uno stacchetto che diventa l’inno delle radio libere:
“Quando son solo in casa e solo devo restare per finire un lavoro o perché ho il raffreddore c’è qualcosa di molto facile che io posso fare: è accendere la radio e mettermi ad ascoltare. Amo la radio perché arriva dalla gente entra nelle case e ci parla direttamente e se una radio è libera, ma libera veramente, mi piace ancor di più perché libera la mente”.
Quasar è uno stacchetto fusion con il sax di Claudio Pascoli, della potenza di un American Tango.
Soldi è un rock & roll rotondo: “c’è chi per soldi venderebbe anche sua madre, c’è chi la lira se la fa dar da suo padre, c’è chi per soldi farebbe qualsiasi cosa, c’è chi li sposa! Ma se soldi tu non hai, niente soldi tu farai”.
Dovrebbero far studiare a scuola il Finardi del mid-seventies tanto è attuale e per svegliare un po’ questa generazione cresciuta dalla tv.

La ballata per piano di Ninnananna e poi Sulla Strada, sulla vita on the road della band in stile California, con un anno di anticipo su Running On Empty.
Voglio, un R&B con il ritmo di un diesel: “voglio abitare in una casa di legno costruita con le mie mani così come viene senza un angolo retto con un telescopio in un buco sul tetto, e voglio un figlio che mi faccia ricordare quanto é importante giocare, e voglio che lui cresca in un paese di pace dove si ascolta quel che la gente dice, dove si sia capaci di capire quando è il momento di cambiare cambiare”. Suggerisce nulla?

Oggi ho imparato a volare, la CIA (addirittura un reggae: “la CIA ci spia, sotto gli occhi della polizia”) e la Paura del domani (“spesso sembra quasi impossibile che qualcosa possa cambiare, ma se ci si mette in tanti ci si potrà riuscire, in fondo che altra scelta c'è bisognerà pur provare”) su un violino e percussioni chiudono l’altro disco italiano più rock di sempre.

L’anno successivo quando esce Diesel, Finardi è una star, e per qualche motivo fa un downgrade, una brusca sterzata verso una forma canzone più convenzionale.
Tutto subito, Scuola, Zucchero, Non è nel cuore “sono solo canzonette” e la band è lasciata libera di esprimere la potenza di fuoco del proprio suono funky & fusion solo nell’omonima Diesel, il ritmo del motore del sound milanese che però va spegnendosi: “diesel è il ritmo della vita, è la giusta propulsione per la nuova situazione, e diesel è il ritmo delle cose, è la nuova propulsione della nuova situazione, giusta propulsione per la nuova situazione”.

Non a caso per il disco successivo, Blitz del 1977, la band è addirittura licenziata, per essere sostituita dai Crisalide. Un disco più convenzionale da cantautore, sia pure con la conferma della facilità di Eugenio di scrivere canzoni orecchiabili con la bella Extraterrestre.

Il sound milanese, il Finardi rock ed il periodo Cramps trovano il loro epilogo in Roccando Rollando del 1978, non brutto ma un po’ sintetico (un po’ come il suono dei dischi Led Zeppelin o Pink Floyd fine settanta), con un paio solo di canzoni d’ascoltare: il nuovo hit di 15 Bambini e la ballata di Legalizzatela.

È arrivata la new wave ed un periodo è finito, con esso anche il Finardi degli anni settanta. Il prossimo disco uscirà nella Milano da bere e sarà molto più leggero e tutto sommato non più interessante per il popolo del rock.
L’ho incrociato di nuovo in questi giorni mettendo le mani sul cofanetto low cost della Universal con i 5 CD Cramps con le copertine originali in cartone. È ancora molto bello da ascoltare e più attuale che mai in questi anni di crisi (economica e di valori, democratici anche). Ci vorrebbe di nuovo un Finardi militante. E piace anche a mia figlia.


Non gettate alcun oggetto dai finestrini (Cramps, 1975) ★★★★★
Sugo (Cramps, 1976) ★★★★★
Diesel (Cramps, 1977) ★★★
Blitz (Cramps, 1978) ★★
Roccando rollando (Cramps, 1979) ★★★

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