Graham Parker > Imaginary Television


Concludevo l’ultimo post su Graham Parker con le parole: “Se non conoscete quest’uomo, state perdendovi uno dei pezzi migliori del rock inglese”.
Uno dei più grandi rocker britannici dal 1976, anno di uscita dei suoi primi due album con i Rumour, Howlin Wind e Heat Treatment, quel mix di R&B, new wave, ballate, humour britannico che lo avrebbe seguito per tutta la carriera.
Nonostante sia un musicista di DNA assolutamente londinese, già in Stick To Me, il disco del 1977, si lasciava ispirare dal fascino dell’America e della New York City Serenade di Bruce Springsteen, con canzoni dal titolo New York Shuffle e The Heat In Harlem.
Il disco del 1980, The Up Escalator, è prodotto da Jimmy Yovine e con la collaborazione di Bruce Springsteen, ed infine dal 1985, l’anno del successo americano di Steady Nerves, si sposta a vivere oltreoceano nella big apple.
L’influenza degli USA non è così evidente nei suoi glory days, da The Mona Lisa’s Sister al picchia duro Human Soul di ispirazione Who al doppio (LP) di Struck By Lighting, che per quanto dylaniano sia resta un disco apolide - quanto lo diventerà invece nella produzione indie tutta per etichette americane come la Razor & Blade o la Bloodshot di Chicago.
Non so dove viva ora Parker, immagino a NYC visto che si fa accompagnare spesso e volentieri dal gruppo newyorchese dei Figgs, anche se io lo immagino di più a fare spesa in T short e braghe corte in un piccolo store open all night di Los Angeles, con un look trasandato alla Drugo Lebowsky.

Però Graham Parker ha appena realizzato il disco più inglese della sua carriera dal 1976 di Heat Treatment: il sangue non è acqua. La storia di Imaginary TV nasce dalla richiesta di una televisione di registrare un jingle per una serie televisiva. GP è pagato, registra un demo di due minuti e lo invia, ma con sua sorpresa gli viene rifiutato. L’incidente sembra chiuso, ma la stessa emittente dopo un po’ di tempo gli ripete la stessa richiesta per un diverso programma. GP registra un jingle anche questa volta, di un minuto scarso. Ed anche questa volta non viene accettato. Questa volta però le balle gli girano, e riprese le melodie dei due pezzi GP ci crea due canzoni complete e finite; anzi, già che c’è ne scrive altre nove, tutte dedicate al mondo degli show televisivi. Completa l’opera con un finto libretto, iTV, per una emittente televisiva immaginaria per cui si inventa altrettante sit-com, ed ecco realizzato il suo novo album.
Purtroppo il libretto che riassume le trame prende il posto dei testi, per cui non capisco bene di cosa cantino le undici canzoni del disco, ma una cosa la posso affermare con certezza: sono canzoni bellissime, il cui comun denominatore è l’orecchiabilità. Ognuna delle canzoni ha un riff orecchiabile, ear-catching come dicono gli americani, e sono niente di meno che deliziose da ascoltare e da cantare in coro. Gli arrangiamenti sono sapienti e perfetti, caldi nel mischiare la chitarra ritmica acustica al suono liquido dell’organo, e brevi tocchi di chitarra elettrica solista su un ritmo sempre vivace e mai invadente. Aggiungete la bella voce di GP, lo humor britannico, il beat up-tempo ed il risultato è un capolavoro alla Village Preservation Society o Arthur dei grandissimi Kinks, la band più inglese di tutti i tempi.

Imaginary Television dura solo 35 minuti come i long playing in vinile dell’epoca classica, e le 11 canzoni si lasciano ascoltare all’infinito come quando i giradischi avevano l’opzione di repeat automatico con il braccetto che risaliva dopo il crick crak dell’ultimo solco per posarsi per magia di nuovo all’inizio del disco.
Io non faccio altro, e da quando lo possiedo non lo alterno se non con Kinks, Who o i vecchi dischi di GP con i Rumour.
Uno dei dischi più belli della mia collezione (e posso salire con i miei stivaletti da cow-boy sul tavolino di Mick Jagger per gridarlo). Fatevi un regalo: ascoltatelo.

Weather Report - 3:28
Broken Skin - 4:17
It's My Party (But I Won't Cry) - 2:36
Bring Me A Heart Again - 1:59
Showgun - 3:37
Always Greener - 2:47
See Things My Way - 2:31
You're Not Where You Think You Are - 4:46
Head On Straight - 3:00
More Questions Than Answer - 2:36
1st Responder - 3:11

★ ★ ★ ½ (un gran bel lavoro alla anni sessanta, per chi ha orecchie per intendere)
Genere: Rock britannico
Bloodshot, 2010
in breve: un perfetto disco di undici canzoni deliziose ritagliate in modo sapiente come in un capolavoro dei Kinks.

altri link: Graham Parker story numero uno e due.

P.S.: se GP ha un TV immaginaria, io ho una stazione radio libera altrettanto di fantasia. Potete ascoltarla qui.

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