Peter Gabriel > Scratch My Back


Peter Gabriel è un pigro. Detto di uno che ha registrato otto dischi in trentatré anni è lapalissiano, ma effettivamente PG è pigro. Il progetto di Scratch My Back ha preso le mosse sette anni dopo il precedente Up dalla registrazione di una canzone per una serie televisiva: le figlie segnalano a Peter Book Of Love, una bella canzone di un gruppo chiamato The Magnetic Fields e Peter ne ricava una cover orchestrale arrangiata da Nick Ingman. La cosa gli piace e decide di espandere l’idea ad un intero disco. Ancora le figlie scelgono le canzoni dal loro repertorio, meno datato di quello del papà, Peter chiama un arrangiatore della Real World, John Metcalfe, per orchestrare i pezzi e ci aggiunge il cantato, senza tante invenzioni ma con la sua bella voce.
Il suono dei 12 pezzi è minimalista ed essenziale e, come scrivevo, senza troppe invenzioni ma con un fascino notevole e profondo. Cogliere le sfumature degli arrangiamenti e del cantato prende più di un ascolto (e più di due), ma ne vale la pena.
Non che tutte le cover siano perfette, ma alcune sono davvero belle: Heroes non riesco ad apprezzarla, ma la cover ultraminimalista di Boy In The Bubble di Paul Simon, con i tasti del piano che sembrano pioggia, è di forte fascino.
Il mio brano preferito è una canzone nuova di Lou Reed, The Power Of The Heart, il gioiello gabriellano di questo disco come Blood Of Eden lo era di Us.
Tra i pezzi per orchestra, il più riuscito è probabilmente Listening Wind dei Talking Heads, con un gioco di violini alla Street Hassle. Poi i chiaroscuri di My Body Is A Cage degli Arcade Fire e la citata orecchiabile The Book Of Love. Après Moi è drammatica quanto potrebbe esserlo un pezzo di Peter Hammill. Flume e I Think It’s Gonna Rain Today (Randy Newman) fanno la loro figura.

Come al solito si arriva alla fine del disco estasiati da qualche decina di minuti di ottima musica ma anche dal desiderio, frustrato, di voler di più.
Peter Gabriel è un pigro. Ma allora perché non chiedere a Hackett, Banks, Rutheford e Collins di comporre e registrare un po’ di materiale per un album?


★ ★ ★ ★ (ottimo)
Genere: Art Rock
Virgin, 2010
in breve: un minimalista disco d’autore dove la voce è accompagnata solo dal piano o dall’orchestra, su cover che sono totalmente fagocitate da Peter. Di grande atmosfera.

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