Dave Matthews Band a Milano 22.2.10


Dave Matthews è l’anti rockstar. Si capisce quando, in un austero completo camicia pantaloni grigi, sale sul palco per presentare la band di supporto, i suoi amici Alberta Cross di Brooklin. E anche quando entra in scena con la band con la più grande naturalezza attaccando un pezzo apparentemente tranquillo come The Proudest Monkey.
Ma subito dopo le prime note, quando parte l’accompagnamento del sassofono di Jeff Coffin e della tromba del letteralmente enorme Rashawn Ross ti rendi conto della potenza di fuoco della macchina musicale che hai di fronte.

Dave sembra godersi ogni attimo dello show, come il più divertito dei fan. Non smette per un attimo di ballare e tenere il tempo mentre ascolta rapito gli assolo dei musicisti della band, spesso suonando fronte a fronte con gli altri (magari con la schiena al pubblico), ed arriva a mimare straordinariamente con la voce e con le mani un assolo di sax (o di tromba, o clarinetto, non ricordo…).
La DMB è un pozzo di divertimento, una band che ha saputo gettare un ponte fra il rock delle canzoni, spesso straordinarie, e quello della musica suonata, alla Weather Report per intenderci: non mi sarei stupito se ad un certo punto i ragazzi avessero attaccato Boogie Woogie Waltz. Invece fanno Burning Down The House come fossero la band più funky in città.

L’attacco è strepitoso: dopo i fiati di Proudest Monkey arriva il turno della chitarra elettrica di Tim Reynolds, piccolo (di statura) grandissimo chitarrista. Il suo primo assolo mi strappa un’esclamazione di meraviglia; nella prima parte Dave sarà anche stato il capobanda, ma Tim ne è il front man.
In Satellite, You Might Die Trying, Funny The Way It Is sono scosso dai brividi; il dialogo fra i musicisti mi riporta ad un altro grande show di una big band, quella Seger Session Band di Bruce Springsteen.
Seven calma un po’ le acque ed è un bene: non si poteva reggere tanto ritmo. Il repertorio del recente album Big Whiskey fa la parte del leone; d’altra parte sono così tante le canzoni che avremmo voluto ascoltare che capisco chi segue la band in tour - che di show ne suona a centinaia ogni anno. Un solo concerto non può bastare.
Dopo qualche ispirata canzone di Dave, la big band riparte a pieni giri con il funky di Why I Am, dedicata allo scomparso GrooGrux King LeRoi Moore. Ora la star è il batterista Carter Beauford, che non può essere un uomo ma con ogni evidenza è un replicante, un terminator della batteria: un generatore di ritmo da lasciare senza fiato. Il pubblico (e la band) sono tutti con lui…
Di nuovo brividi alla schiena per la bellissima Dancing Nancies. La danza di Shake Me Like a Monkey e poi Jimi Thing è il pezzo lungo. Boyd Tinsley è l’ “uomo nero” al violino, il diavolo con l’archetto.
Ancora un pezzo corale con Don’t Drink The Water, poi i saluti ed il bis con un immenso Dave solista alla chitarra acustica con la tenera ballata di Baby Blue. Dave ha l’abitudine di intervallare i tour con la band con show acustici in duo con Tim Reynolds. È un peccato che non abbia pensato ad un paio di serate acustiche anche da noi…

Il gran finale è dedicato ai pezzi corali di Everyday e Ants Marching ed è il tripudio della DMB che amo, la big band in cui si alternano i talenti di tutti i musicisti. Il concerto finisce troppo presto, con tante canzoni non ascoltate. Prima o poi bisognerà ben prendersi le ferie per seguire un pezzo di tournée.

Alla fine Carter Beauford lancia le bacchette e siccome il karma non è acqua una arriva proprio nelle mani del vostro affezionatissimo cronista, che ne ha ricavato la foto d’apertura.

setlist:

Proudest Monkey 

Satellite

You Might Die Trying 

Funny The Way It Is

Seven

Squirm 

Crash (Into Me) 

So Damn Lucky 

Lying In the Hands of God

Why I Am 

Dancing Nancies 

Shake Me Like a Monkey 

Jimi Thing 

Burning Down The House

You and Me 

Don’t Drink the Water 



Baby Blue

Everyday 

Ants Marching

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