Bob Seger blue collar rock


Bob Seger è l’unico rock & roller degli anni settanta a competere seriamente con Bruce Springsteen e con i Rolling Stones per voce, potenza e bellezza delle canzoni.
Nato nel Michigan nel 1945, non era neppure maggiorenne quando cominciò a suonare nel giro delle bande professioniste di Detroit - the Motor Town - la città della Motown e dei futuri Stooges ed MC5.
Fu a metà degli anni sessanta che Seger incontrò il suo mentore Punch Andrews che gli propose di scrivere un pezzo per una band di nome Underdogs. Il pezzo non ebbe successo ma Seger decise di ri-registrarlo egli stesso: il singolo si chiamava East Side Story e fece il numero 3 nelle classifiche di vendita locali di Detroit. Punch divenne il suo manager e Seger incise altri singoli, fra cui una Heavy Music che risultò il singolo più venduto in città nel 1967.
Seger a Detroit era già un local hero con il suo rock & roll viscerale che ne faceva un rocker della classe operaia, dei truck drivers, della workin' class. Non a caso uno dei mezzi più diffusi per vendere i suoi dischi fu rappresentato a lungo dalle cassette stereo 8, quelle cartucce che si infilavano nelle autoradio delle auto e dei camion americani.
Va dato atto a Seger che la sua musica fu sempre il rock & roll e che non si sarebbe mai piegato a diluire con il country le proprie canzoni per compiacere il suo pubblico.

Su consiglio di Punch, Seger mise assieme una band chiamata Bob Seger System che fra il 1969 ed il 1970 registrò tre album per la Capitol Records, tutti di successo nell’area di Detroit. I tre album si intitolano Ramblin’ Gambin’ Man, Noah e Mongrel e non ho mai avuto la fortuna di ascoltarli, con l’eccezione naturalmente di Ramblin' Gamblin' Man la canzone che fu il suo primo successo nazionale facendo il numero 17 nelle classifiche dei 45 giri ed entrando in pianta stabile nel suo repertorio futuro.
Frustrato dal non essere riuscito a bissare questo successo nel 1971, dopo un album acustico intitolato Brand New Morning Seger lasciò la Capitol per incidere con una etichetta creata allo scopo dal suo manager Punch Andrews, la Palladium che riuscì ad avere un contratto di distribuzione dalla Reprise.
Per la Palladium Seger registrò un ottimo ruvido selvaggio album di rock & roll americano inzuppato nelle Gibson elettriche e nel soul della motor town, sostenuto da un groove alla Little Richard e da una sporca roca e robusta voce. L’album si intitolava Smokin OP’s, che in gergo significa fumarsi le sigarette degli altri, metafora del fatto che si trattava di un album composto da nove effervescenti cover, suddivise fra rock & roll e ballate, da Who Do You Love di Bo Diddley e Love The One You’re With di Stephen Stills a If You Were A Carpenter del delicato Tim Hardin e Hummin’ Bird di Leon Russel. Ancora lo sfrenato rock & roll di Let It Rock di Chuck Berry (l’artista al quale, assieme a Van Morrison, Bob Seger deve di più in fatto di ispirazione), Turn On Your Love Light (lo stesso R&B che Pig Pen cantava con i Grateful Dead), una Someday, ballata di proprio conio che anticipava la vena romantica del futuro, ed un remake del proprio vecchio successo di Detroit di Heavy Music.
Il disco centra l’obbiettivo di testimoniare il torrido e leggendario suono live di Seger, un rock robusto delle chitarre in questa occasione colorato anche dalle note liquide di un Hammond in forte evidenza nel missaggio e da una sezione ritmica rinforzata da tre percussionisti.
Smoking OPs è a tutt’oggi uno dei capolavori di Seger e del rock di Detroit.


Nel 1973 l’album fu bissato da un Back In ’72 che proponeva una più forte quota di pezzi firmati da Seger stesso. Back In 72 è un disco prodotto con poco mestriere ma con un concentrato di rock al 100%. Una robusta band, che comprende cori soul femminili e persino la ben evidente chitarra di JJ Cale, apre con una versione di Midnight Rambler degli Allman Brothers Band, tanto per chiarire subito di che pasta sia fatto il disco.
Poi la ballata romantica di So I Wrote You A Song, in una alternanza rock & roll e lenti che sarebbe diventato il marchio di fabbrica dei dischi di Seger.
Stealer di Paul Rodgers e Andy Fraser per accendere il soul, e poi Rosalie, un pezzo 100% Rolling Stones alla Jumpin’ Jack Flash.
Turn The Pages è una delle coinvolgenti ballate che sarebbero entrate a far parte del repertorio di Bob, sottolineata da un sax lancinante. Una storia on the road che descrive la vita ad alta gradazione rock di una band come quella di Seger:

“sulla lunga e solitaria strada ad est di Omaha
ascolti i motori cantare la loro vecchia canzone
e pensi alla donna o alla ragazza che hai conosciuto la sera prima
ma i tuoi pensieri si perdono presto
quando viaggi da 16 ore
e non hai più molta voglia di viaggiare…
eccomi qui, di nuovo sulla strada
e rieccomi sul palco
rieccomi a far la star ancora una volta
rieccomi a girare pagina…

entri in un ristorante che trovi sulla strada
e senti gli occhi su di te mentre ancora tremi dal freddo
fai finta che non ti dia fastidio, ma hai voglia di esplodere
i soliti vecchi cliché
è un uomo o è una donna?
e loro sono sempre in troppi
per reagire…
e poi rieccomi, di nuovo sulla strada
ed eccomi sul palco
rieccomi a far la star ancora una volta
rieccomi a girare pagina…

…più tardi nella notte
ancora sveglio nel tuo letto
con gli amplificatori che ti ronzano nelle orecchie
fumi l’ultima sigaretta del giorno
e ripensi a quello che lei ti ha detto…”

Poi ancora uno splendido rock & roll, Back In 72, ed una energica cover soul di Van Morrison, I’ve Been Working. Un album splendido che da pieno gas al motore.

Nel 1974 è il turno di Seven, ancora rock e ballate con Get Out Of Denver, un rock & roll alla Chuck Berry che diventerà uno standard delle garage band, e UMC (Upper Middle Class) un altro successo locale. Bob Seger è un eroe locale e tutti nel Michigan conoscono i suoi show mentre nel resto degli USA è solo uno che ha avuto un singolo di successo anni prima.


Punch gli consiglia di mettere assieme una band alla nitroglicerina: la Silver Bullet Band, un gruppo chitarra basso batteria sax che darebbe filo da torcere alla E Street Band.
Più rudi, più rock, più truck drivers e meno dylaniani dei ragazzi del New Jersey. Bob Seger & The Silver Bullet Band firmano di nuova per una major, la Capitol Records, e si mettono al lavoro per l’album dell’assalto finale. Anche se Bob preferirà comunque registrarne gran parte usando invece della sua potente band i session man del Muscle Shoals Rhythm Section, limitando ai suoi la registrazione di una incredibilmente potente Nutbush City Limits, mentre tutto il resto suonerà più morbido e radiofonico.
Beautiful Loser è una ballate veloce destinata a diventare leggendaria

“Vuole sognare come un giovane
ed essere saggio come un vecchio
vuole essere a casa e sicuro
e vivere come un marinaio nel mare…
bellissimo perdente
dove cadrai?
quando capirai che non si può avere tutto?”

Black Night è un rock potente, Katmandu un pezzo che è impossibile non ballare, Jody Girl una grande ballata romantica. Travelin’ Man un altro dei futuri classici di Seger. Nutbush City Limits, di Tina Turner, dimostra che i Silver Bullet sono la band più rock in città. Ed è proprio in città, a Detroit, che Bob Seger & The Silver Bullet Band sono gli eroi più popolari, mentre negli USA l’album sfiora solo la 43esima posizione in classifica.

È l’ora di testimoniare che nessuna band suona come la Silver Bullet Band, e Seger convince la Capitol a stampare un doppio album dal vivo con lo show registrato il 4 e 5 settembre 1975 alla Cobo Hall di Detroit.

“Ho letto su Rolling Stones che Detroit è il miglior pubblico rock & roll del mondo. Merda! Io lo so da dieci anni!!!”

Live Bullet è uno dei più caldi e coinvolgenti album rock & roll di tutti i tempi, diviso in una prima parte che comprende tutte le grandi canzoni di Seger, ed una seconda che è in pratica un unico, interminabile medley alla Chuck Berry composto da Ramblin' Gamblin' Man > Heavy Music > Katmandu > Lookin' Back > Get out of Denver > Let It Rock. Qualche cosa che non riuscirà ad eguagliare neanche la E Street band del Detroit Medley. Gli Stati Uniti si accorgono di questo capolavoro del rock & roll e il disco comincia a vendere bene, anche se Seger racconta una sera la band suonò per un pubblico di 80.000 persona a Detroit, mentre la sera successiva a Chicago non se ne contavano neanche di mille.
Comprendendo che il proprio momento stava arrivando Seger entrò di nuovo in sala di registrazione con alcune delle migliori canzoni di sempre. La splendida ballata up-tempo di Night Moves, Rock & Roll Never Forgets, Sunspot Baby e la ballata radiofonica di Mainstreet. Tutti i pezzi andarono in radio ed in classifica, e l’album Night Moves vendette sei milioni di copie facendo di Seger l’eroe nazionale del rock & roll. Non solo: il suo successo si trascinò in classifica Live Bullet, che arrivò a cinque milioni di copie, cinque dischi di platino che ne fecero uno dei dieci album live più venduti di tempi, e persino Beautiful Loser che arrivò a due milioni di copie vendute.
Anche se era il primo disco a riportare in copertina la dicitura Bob Seger & The Silver Bullet Band, per metà era ancora registrato con la MSRS, per lo scorno dei suoi. Inoltre il disco, per quanto ottimo, è un po’ più morbido e radiofonico del suono che la Silver Bullet Band era in grado di generare, ed ascoltato con le orecchie di oggi il missaggio manca un po’ di evidenza nella sezione ritmica. L’album è piuttosto corto, nove canzoni per una mezzoretta, e Seger entrò subito in studio per dargli un seguito, molto simile ed altrettanto bello, Stranger In Town del 1978, con Hollywood Nights, Still The Same, Old Time Rock and Roll, Till It Shines, Ain’t Got No Money, We’ve Got Tonight, Brave Strangers e The Final Famous Scene. Un fasto, le canzoni migliori di Bob, anche se ancora una volta un po’ lucidate ed ammorbidite per la radio, ed infatti di nuovo un enorme successo di classifica.

Per il pubblico Seger è il nome nuovo, ma per l’artista i dischi sulle spalle sono più di dieci ed ora che la tensione di sfondare si è allentata la fatica comincia a farsi sentire.
Da questo momento il meglio dell’eroe del blue collar rock sarà dietro le spalle.

Ci vogliono due anni per un nuovo disco, che arriva sul mercato con una grande copertina e con una forte attesa. Ci sono ancora canzoni molto buone, come la ballata di Against The Wind, il rock & roll Betty Lou's Gettin' Out Tonight, il rolling di Fire Lake, la ballata di You'll Accomp'ny Me. Però le cromature sono un po’ troppo lucidate ed il suono decisamente mainstrem. Infatti sarà il primo numero 1 della classifica di Bob Seger e l’album che scalza The Wall dei Pink Floyd.

Il successivo doppio Nine Tonight vorrà bissare l’energia di Live Bullet senza riuscirci (i lupi non sono più affamati), mentre il successivo The Distance del 1982 sarà prodotto da Jimmy Iovine con un suono decisamente troppo Eagles per i miei gusti. Ricordo che vendetti la mia copia dopo qualche ascolto.
Il chitarrista Drew Abbott aveva abbandonato, stanco dell’abitudine di Seger di dividersi fra Silver Bullet e MSRS, ed anche Seger avvertiva la stanchezza. Gli album successivi si faranno sempre più radi, e nonostante qualche buona ballata qua e la, saranno appesantiti da un troppo ricco sound anni ottanta, non senza qualche maledetto sintetizzatore.
Like A Rock sarà usato per una pubblicità televisiva della Chevy. I brani che ancora godo sono It’s You, Somewhere Tonight, The Fire Inside ed una grande cover di New Coat Of Paint di Tom Waits. Un po’ poco nell'arco di dieci anni.

Greatest Hits del 1994 sarà l’album più venduto della decade. C’è da segnalare una bella versione di C’est La Vie di Chuck Berry (la stessa canzone usata da Tarantino in Pulp Fiction per la danza di John Travolta ed Uma Thurman) e una ballata, In Your Time, dedicata al figlio.
It’s A Mystery del 1995 è pessimo e si salva sì e no solo By The River.
Dopo altri dieci anni esce Face The Promise che a Zambo è piaciuto ma in cui io non ho riconosciuto il grande rocker che amo di Smoking OPs, Back In 72 e Beautiful Loser.


discografia:

1968 : Ramblin' Gamblin' Man
1969 : Noah
1970 : Mongrel
1971 : Brand New Morning
1972 : Smokin' O.P.'s *****
1973 : Back in '72 ****
1974 : Seven ****
1975 : Beautiful Loser *****
1976 : Live Bullet *****(*)
1976 : Night Moves *****
1978 : Stranger In Town *****
1980 : Against The Wind ****
1981 : Nine Tonight
1982 : The Distance
1986 : Like A Rock
1991 : The Fire Inside
1994 : Greatest Hits
1995 : It's A Mistery
2003 : Greatest Hits 2
2006 : Face The Promise

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