Belli e dal vivo: Dave Matthews Band a Lucca 2009


È dagli anni novanta che Dave Matthews Band è il numero uno dei gruppi rock americani. In Italia erano un segreto ben conservato almeno fino al concerto di Lucca del 5 luglio 2009. Ci voleva un concerto straordinario per conquistare un pubblico che non ha avuto la possibilità di crescere con la band per trecento show all’anno dall’esordio battendo i club universitari fino alle arene naturali (come Red Rocks o il Central Park) ed anche se per DMB lo straordinario è ordinaria amministrazione, pare che lo show di Lucca sia stato così sopra le righe che è stato scelto per testimoniare il tour europeo nel box Europe 2009 (stampato per ora solo negli USA ma reperibile d’importazione - come accadeva una volta).

La DMB è una band unica nel suo genere. Un grande cantante con la voce che avrebbe Sting se sapesse cantare, e con ballate assolutamente originali (mi viene da descriverlo come l’equivalente delle canzoni di Lucio Battisti nella musica leggera italiana dei primi anni settanta); una sezione ritmica che è la definizione stessa del groove; e poi una big band bianca e nera di violino, sax, tromba e la chitarra elettrica dell’eterno ospite Tim Reynolds.
La musica di DMB è l’araba fenice della musica totale: la forma canzone, l’improvvisazione delle jam band, il funky di James Brown, il R&B dei Temptations, il jazz dei gruppi fusion, la delicatezza dei gruppi romantici degli anni settanta.
Tutto questo è nel mixer dei 3 CD registrati a Lucca in Piazza Napoleone; registrati oltretutto perfettamente con una dinamica che simula la presenza della band sul tappeto di casa.

Shake Me Like A Monkey ci fa capire che il paragone con le registrazioni di studio è improponibile. L’ho letto una volta e lo scrivo io oggi: è come paragonare un triplano fokker ad uno space shuttle. You Might Die Trying è puro soul. Funny The Way It Is, The Dreaming Tree e Gravedigger mi rievocano persino i chiaroscuri del Peter Gabriel di Musical Box.
"Long before these crowded streets
Here stood my dreaming tree.
Below it he would sit
For hours at a time
Now progress takes away
What forever took to find
And now he's falling hard
He feels the falling dark
How he longs to be
Beneath his dreaming tree”

“Gravedigger
When you dig my grave
Could you make it shallow
So that I can feel the rain
Gravedigger...”

So Damn Lucky è una ballata dolce con un ritmo che fa tum tum come un cuore che batte:
“Oh my God, wait and see
What will soon become of me?
This frozen heart
Screaming wheels
Does that screaming come from me?
I'm dizzy from all this spinning”

Everyday è un inno che rinasce di fronte al pubblico.
Crash Into Me è un soul del XXI secolo.

Se vi fosse concesso di ascoltare un solo pezzo della band, dovreste scegliere i ventun minuti di #41. Ogni resistenza è futile nei confronti dell’entusiasmante groove della musica, degli assolo jazzati, di un batterista che reinventa i tempi del ritmo, di una voce che accarezza i timpani.
“I won't tell you to stay
Remember when I used to play for
All of the loneliness that nobody notices now
I'm begging slow I'm coming here
Only waiting I wanted to stay
I wanted to play,
I wanted to love you
I'm only this far”

Gli arrangiamenti sono ricchi, gli strumenti e gli incastri precisi come rasoi, l’energia sul rosso: l’ensemble è la versione moderna in rock della big band di Duke Ellington negli anni ’30.
E non finisce mai, non finisce mai: Lying In The Hands Of God, Jimi Thing, Ants Marching, Dive In, Two Step fino all’ultimo bis di Pantala Naga Pampa > Rapunzel.

Lo show di DMB è testimoniato da una infinità di ottimi album ufficiali, da The Central Park Concert a The Gorge, Weekend On The Rocks, Live At Piedmont Park… in tutto i live ufficiali sono almeno 10 più 16 volumi di Live Trax. Europe 2009 Live In Lucca è fra tutti il mio preferito ed ha preso nella mia discoteca un posto speciale a fianco di Bob Seger Live Bullet, Bruce Springsteen Winterland 78, Lou Reed RnR Animal, Little Feat Waiting For Columbus.
Di più c’è solo vederlo dal vivo. Esserci. E anche qui alla periferia dell’impero non siamo più esclusi.

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