Nick Cave & The Bad Seeds > The Boatman's Call


Lo confesso: con Nick Cave non è stato per me un amore a prima vista. Gli ho ronzato attorno a lungo, sospettoso, forse per un malinteso preconcetto: a vederlo Nick mi era parso una sorta di Willy DeVille, ma naturalmente non lo era, e dunque… Ricordo addirittura di aver polemizzato su un suo disco, Murder Ballads, che mi era parso troppo plasticoso. Ma quando uscì The Boatman's Call, nel 1997, non ci fu più storia: fu amore vero, per il disco che è diventato uno dei miei dischi "dell'isola deserta", e per il grande Nick Cave. Forse perché in quel disco non c'erano più trucchi: Nick soffriva per la fine di una grande storia d'amore, e in quelle canzoni mostrava il suo cuore e la sua sofferenza senza filtri, senza cerone, senza altri scopi che quello di cantare l'ancestrale canto dell'anima.

The Boatman's Call è un disco semplice, essenziale, immediato. Suonato acustico, al pianoforte, con arrangiamenti minimi e con la rara partecipazione della band. Un disco lirico, rassegnato ed ovviamente immensamente malinconico. Le note si riducono a pochi tocchi sui tasti bianchi e neri del piano, una sorta di malinconica cantilena, i testi, sempre letterari nella tradizione di Nick, più immediati e senza metafore.

Io non credo in un Dio interventista
ma se lo facessi dolcezza mi metterei sulle ginocchia
e gli chiederei di non intervenire su di te
di non toccare un capello della tua testa
di lasciarti come sei
e se proprio sentisse di dover dirigerti
di dirigerti fra le mie braccia

Non ci sono filler: le dodici classiche canzoni del disco sono tutte parti dolcissime del canto dolente ma al tempo rassegnato e malinconico di un cuore spezzato.

In People Ain't No Good, la gente non è buona, Nick chiede all'amante perduta di mandare una dozzina di gigli bianchi al loro amore defunto.

Nella liturgica Bropton's Oratory canta:
"vorrei anch'io essere fatto di pietra / nessun Dio nel cielo, nessun diavolo nel mare poteva mettermi in ginocchio come hai fatto tu";
bissata da There Is A Kingdom:
"come un uccello che canta al sole in un'alba così buia, altrettanto forte è il mio amore per te".

Canzoni in cui l'amore sacro e l'amore profano sembra confondersi in delirio.
(Are You) The One I've Been Waiting For, dolente nella sua magnifica orecchiabilità: "c'era un uomo che diceva cose meravigliose, anche se non l'ho mai incontrato / disse chi cerca trova, bussate e vi sarà aperto. / Sei tu quella che ho sempre atteso?"

Where Do We Go Now But Nowhere, "dove andiamo adesso se non da nessuna parte", è la mia canzone preferita, un cupo lento che la potenza delle sole parole è sufficiente a far sembrare un carnevale caraibico. Il ricordo di un carnevale a New Orleans:

"In un albergo coloniale abbiamo scopato fino all'alba,
e poi fino a notte ancora,
il sole sorge e tramonta,
ruotando all'infinito senza andare da nessuna parte;
la gattina che giocava e mi faceva le fusa in grembo
ora mi graffia sul viso con le unghie di un orso,
ti porgo l'altra guancia e tu la colpisci…"

West Country Girl è uno splendido country notturno e depresso.

Black Air è cantata solo su un harmonium, come una confessione:
"l'altra notte i miei baci sono andati a dei capelli neri / nel mio letto, la mia amante, i suoi capelli avevano il nero della mezzanotte / e il suo mistero stava nei capelli neri / ed i suoi capelli neri incorniciavano un viso felice fatto a cuore".

Idiot Prayer è scandita dal ritmo cupo di una batteria:
"mi stanno portando giù, amica mia,
e mentre mi conducono verso la mia fine devo dirti adieau?
O ti rivedrò presto?
Se quello che dicono è vero ci reincontreremo presto, io e te.
Questa preghiera è per te, amore mio, spedita sulle ali di una colomba.
Una preghiera idiota di parole vuote,
l'amore è cosa per gli uccelli,
noi abbiamo quello che ci meritiamo, mia piccola colomba di neve,
stanne pur certa".

Far From Me si consuma sulle note di un organo che suona più gioioso del testo:
"per te sono nato e per te sono cresciuto / per te ho vissuto e per te morirò / per te sto morendo adesso perché tu eri la mia piccola e pazza amante / in un mondo dove ognuno fotte l'altro tu sei così lontana da me".

L'album si chiude con Green Eyes, un brano nero come la pece, giocato su un piano ubriaco, una chitarra messicana ed una fisarmonica:
"baciami ancora / baciami ancora e baciami / infila le tue mani fredde sotto la mia camicia / a questo vecchio stronzo inutile con la sua figa scintillante non importa di farsi male / occhi verdi, occhi verdi".

Da allora io e Nick siamo così, ed ho imparato ad amare il suo romantico punk di prima e le sue canzoni letterarie di poi. Ma il mio disco preferito è sempre rimasto il cupo, tragico e rassegnato richiamo del barcaiolo.

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