Initiation


La porta di ingresso alla casa di ogni musicista è necessariamente rappresentata per tutti dall'acquisto di un primo album. A volte si è trattato l'ultimo album uscito ed adocchiato in vetrina, a volte di un disco notoriamente di culto, o del consiglio di un amico o di un recensore fidato; o magari persino di un disco acquistato quasi per caso. A volte un amico che ci presta un disco da ascoltare a casa o ce ne fa una copia (soprattutto ai tempi delle C90).

La prima volta che ho "visto" Van Morrison è stato al cinema, ospite di The Band a suonare una indiavolata Caravan con quella gambetta che scalciava per aria. Si poteva non amarlo? La sequenza di acquisto che ne seguì fu The Last Waltz, poi Wavelenght (il suo album del momento che mi sembrò bellissimo) e subito dopo il doppio live It's Too Late To Stop Now alla ricerca di una verisone di Caravan ancora più lunga. Ero allora studente e la decisione di fare un acquisto non era banale come può esserlo oggi.

È facile innamorarsi del disco che per primo ci fa conoscere un grande artista, anche se poi salta fuori che è tutt'altro il migliore della sua carriera. Senza aver sentito di meglio, gli elementi di fascino per noi ancora inediti ci irretiscono senza possibilità di confronto e spesso ci lasciano un debole per un lavoro che gli altri non giudicano con la stessa benevolenza. Il mio primo disco dei Byrds fu, per motivi anagrafici, McGuinn Clark and Hillman del 1978. È un disco mieloso e senza spina dorsale, ma io non conoscevo quelle armonie vocali e quel jingle jangle e mi affascinò. Almeno fino a che non ebbi modo di ascoltare i Byrds veri, passando prima per i dischi di Roger McGuinn via Tom Petty & The Heartbreakers.
Dylan è sempre stato un pezzo da novanta, ma non tutti i rocker anglofili degli anni settanta ne avevano fatto un mito. Conoscevo naturalmente le sue canzoni più famose, ed avevo sentito Before The Flood e Hurricane. Ma il giorno che Dylan divenne un artista mio fu quando uscì, comprai, portai e casa e misi sul piatto Street Legal, con quella fighissima copertina. Da allora divenni fan di zio Bob. Scoprire l’opus magnum del suo lavoro e l’incredibile songbook rappresentato dai suoi dischi degli anni sessanta fu un'opera che venne molto tempo dopo, con grande attenzione e grande piacere.
Non è detto che l'amore sia sempre a prima vista. Io avrei da confessare più di un artista che sarebbe diventato uno dei miei cult, ma che all'inizio mi lasciò indifferente. Per esempio, Murder Ballads di Nick Cave non mi convinse. Oggi amo quell'uomo. Dei Phish, una delle mie band preferite degli utimi quindici anni, misi in vendita il doppio A Live One, perché non mi ci riuscivo a sintonizzare. Lasciai registrato da qualche parte i brani Stash e Gumbo, e quando tempo dopo riascoltandoli mi misi a ballare, dovetti riacquistare non solo il Live ma anche tutti i dischi di studio che i quattro avevano dato alle stampe fino a quel momento.

Avrei anche delle storie di grandi album scoperti per caso: Tom Petty & Heartbreakers per la copertina (in realtà avevo letto la recensione di Fabio Nosotti); Graham Parker & The Rumors Heat Treatment; Metro (con Duncan Brown); Meat Loaf (ma è un grande album? temo non più); Mink DeVille Return To Magenta... fra quelli che ricordo.

Rispondere alla richiesta di fare il nome di un disco di un artista non è difficile: di solito consigliamo il nostro preferito; a volte quello che è universalmente giudicato una pietra miliare; a volte di vecchie band quello che ha resistito meglio all'usura del tempo. Se un ragazzo mi chiedesse che disco acquistare dei Beatles consiglierei senza troppe esitazioni il grande Abbey Road, il più "moderno" dei loro dischi (ok, sto barando, lo consiglierei anche perché è comunque il mio preferito, e guarda caso il primo dei loro dischi che ho acquistato).
A volte consigliamo soppesando il gusto musicale di chi domanda. Per esempio dei Pink Floyd potrei rispondere Piper At The Gates, o Ummagumma, o Atom Heart Mother o Wish You Were Here a seconda di chi mi chiede il consiglio.

Ci sono artisti di cui esiste a furor di popolo un capolavoro, altri che non è così facile mettere a fuoco con un solo disco. Per esempio, se dei Traffic ascolti John Barleycorn hai sentito il meglio del meglio. Ma Bob Dylan, mica lo puoi liquidare, né tanto meno comprendere nello spazio di un solo vinile. È ben vero che esistono le antologie, ma una raccolta dei greatest hits non è mai al livello di un album fatto e finito, a meno che non stiamo parlando di qualche poppettaro a basso peso specifico. Magari si può fare un’eccezione per uno di quei box della Rhino, tipo Los Lobos, Little Feat, Weather Report. Ma il disco vero è un’altra cosa.
Ci sono grande artisti dalla lunga storia discografica di cui esiste comunque un punto di ingresso privilegiato, come Live Dead per i Grateful Dead o Live Bullet per Bob Seger o The River per Bruce Springsteen. Ma con Dylan, Phish, Dave Matthews Band, Peter Hammill, Todd Rundgren per esempio, come la mettiamo?

Per questo mi sono inventato una nuova rubrica dal titolo Initiation, inziazione. Il punto di ingresso per artisti ad alto peso specifico di cui volevate domandare ma che non avete mai avuto il coraggio di fare. Prossimamente sul nostro blog. Si accettano richeste.

E già che siamo qui, nei commenti volete lasciare qualcuno dei primi album dei vostri musicisti preferiti?

Post più popolari