Tom Petty & Heartbreakers The Live Anthology


I concerti dal vivo hanno un loro kharma, un tao, uno zen. Un loro perché, una loro vita. Prendere un frullato di pezzi eseguiti dal vivo non è come far ascoltare un concerto dalla prima all’ultima canzone. Di questo ce ne eravamo accorti persino con il live di Petty Pack Up the Plantation: Live! del 1985. Ascoltarlo nell’edizione in vinile, in cui l’ordine dei pezzi era stato modificato, non è come nell’ordine originale ripristinato dal CD. I concerti buoni hanno una loro apertura, un decollo ed un climax e non è la stessa cosa ascoltarli a tocchetti e bocconi.
Questa introduzione per parlare di Tom Petty & The Heartbreakers The Live Anthology, un ghiotto cofanetto di 4 / 5 CD oltretutto a basso prezzo (nella versione a quattro cidi) con 47 canzoni tratte dagli show della band nell’arco temporale che va dal 1980 al 2007. Con una scala reale delle canzoni migliori della band più una serie di rarità, inediti e cover, fra cui pezzi blues, beat, cajun, Van Morrison, Bo Diddley, Dead e tanti altri.
Però, come scrivevo in apertura, non si tratta di tre o quattro concerti interi di diversi periodi, ma di una insalata di canzoni di periodi differenti mischiate in ordine sparso fra i quattro dischetti. Il divertimento è garantito, ma non si ottengono le vette del concerto del 30esimo anniversario (apparso però solo su DVD) e neppure quelle del citato live del 1985. Per qualche fenomeno le canzoni sui quattro CD sono stranamente in crescita di potenziale d’entusiasmo, nel senso che il primo Cd è il più tiepido, con qualche spunto in A Thing About You, in Breakdown e per prendere quota in Refugee, il pezzo che riscalda il dischetto subito prima che finisca. Sul secondo Cd è piacevole Wildflowers, bello Friend Of The Devil dei Grateful Dead, suntuosa la lunga Good To Be King, energica Learling To Fly, mentre non mi convince Mystic Eyes.
Potente il terzo Cd a partire da una grande cover di Green Onions dei Booker T, e proseguendo con il "louisiana medley" di Louisiana Rain e Melinda, anche se il primo pezzo è registrato nel 1982, il secondo nel 2003.
A proposito, Stan Lynch alla batteria è molto meglio del pur bravo Steve Ferrone, e questo testa a testa lo dimostra. Belle Dreamville ed American Girl.
Il quarto CD è il più potente, con una sequenza di Running Down A Dream, Oh Well dei Fleetwood Mac (grande!), e le ballate di Southern Accent, Crawling Back To You, My Life / Your World, I Won't Back Down, Square Down ed il tripudio di bis di Have Love Will Travel, Free Fallin’, The Waiting, Good Good Lovin’ di James Brown ed inaspettatamente Century City e la lenta Alright For Now. Un quarto CD da cinque stelle.
Mi parlano molto bene del “quinto” CD, ma a tutt’oggi non lo conosco.

Insomma intendiamoci, The Live Anthology è un vero regalo di Natale e infilato nel mio iPod è un juke box esplosivo di brani scelti a caso dalla carriera di una belle più grandi band di tutto il tempo del rock a stelle a strisce. Ma a fare gli incontentabili non è proprio come uno show dal vivo dall’inizio alla fine.

PS: è da molti anni (almeno da Wild Flowers del 1994) che Tom Petty guarda all’indietro alla storia della sua band. Sarà rimasta benzina per proseguire la storia di questa leggendaria band o dobbiamo prendere The Live Anthology come il più riuscito dei commiati?

★★★★ (ottimo)
Genere: Rock & Roll
Mercury, 2009
in breve: un juke-box delle canzoni in concerto di una delle più potenti band americane di tutti i tempi.

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