Massimo Bubola & Eccher Band in concerto


Ieri in una serata uggiosa ho diretto il muso dell’auto in autostrada verso Castiglione delle Stiviere, dalle parti del Lago di Garda. Era una serata di gala: Massimo Bubola & Eccher Band registravano al Teatro Sociale il film del proprio show per un DVD che ne lasci la testimonianza.
Già Castiglione si presenta molto bene, ma il Teatro Sociale è addirittura una bomboniera, il posto perfetto per un Last Waltz di casa nostra. Dal mio palco ho una visione perfetta del palcoscenico come del teatro e del pubblico; già dall’inizio la serata si preannuncia indimenticabile.
La Eccher Band si mostrerà in piena forma. Come i Magnifici Sette (ben quattro chitarre, la corista, basso e batteria) prendono posto sul palco esplode con La Lunga Ballata dei Luminosi Giorni un suono assolutamente perfetto e potente. Massimo Bubola ha trovato la quadratura del cerchio del Rock Italiano: la sua band non ha nulla da invidiare ai grandi rocker di oltreoceano, gli arrangiamenti non sono mai stati così coinvolgenti, né le canzoni così belle, tanto che paiono nuove di zecca. La band è anche bella da vedere, più degli altri Erika Ardemagni, splendida nel vestito sud americano, ed Enrico Mantovani, che quando imbraccia il mandolino pare un gaucho argentino.
La prima parte del concerto è assolutamente Rock & Roll ed è un piacere totale, tanto da ascoltare quanto da guardare. Non ho preso nota della scaletta, per cui vado a spanne nei ricordi, ma la sequenza della Lunga Ballata, Fiume Sand Creek, Corvi, Sto Solo Sanguinando, Marabel (quest’ultima grandissima, lo zenith dello show) è una scala reale. Sono senza fiato, bye bye Bruce. Tanto che quando Massimo dopo Quello Che Non Ho lascia la Fender per la chitarra acustica provo un piccolo dispiacere. Non è un concerto normale questo della Eccher Band: per la registrazione del film Bubola intende passare in rassegna tutta la propria carriera. Il suo percorso musicale, direbbe Massimo con una parola a lui cara. Dopo il rock & roll dei giorni nostri, quello della band con il chitarrista Simone Chivilò, arriva la stazione delle ballate.
Dice Massimo che la musica ha un potere enorme: ho i brividi (e, lo confesso, non riesco a non lasciar scivolare una lacrima lungo la guancia) mentre inanella una perfetta sequenza di Dolce Erica e Capelli Rossi, entrambe molto più belle del solito. Dalle ballate si scivola al folk, la musica popolare della Sposa del Diavolo e le canzoni di guerra di Rosso su Verde, una canzone a cui Massimo tiene molto, ma che forse rende meno nello show di quanto avrebbe fatto Una Notte che Pioveva.

La tensione è calata e si sente la necessità di riprendere il ritmo; aspetto con ansia che arrivino Una Chitarra per due canzoni, Cambiano e Tutti quegli anni, i gioielli delle Ballate di Terra & Acqua. Invece il “percorso” suggerisce un nuovo shift verso un Bubola più antico, il cantautore italiano. Davvero bello il siparietto dedicato a Garibaldi con l’aggiunta dei fiati: Camicie Rosse e Uruguay. Bubola parla molto e gli piace presentare le canzoni, però in questo modo rallenta ulteriormente il ritmo; e poi io credo che le canzoni debbano parlare da sé. Spiegarle è come spiegare una barzelletta, se mi si perdona l’irrispettoso paragone.
Arriva la dedica a De André, ma sfortunatamente un po' convenzionale, con le già tanto sentite Andrea e non ricordo quale altra. Perché non approfittare dello splendido recente arrangiamento di Rimini? Anche il messico e nuvole di Encantado Segnorina e Senza Famiglia è troppo “canzone italiana” per non stonare con il Massimo Bubola di oggi, e il blues di Teodorico è difficile da digerire, sembra il cabaret di Enzo Iannacci. In un’occasione Bubola rimprovera il pubblico di essere un po’ freddo, ma è la tensione dello show a questo punto ad essersi dissolta: non è il pubblico, Massimo, è la scaletta che ha raffreddato l’ultima ora del concerto.
Non riesce a riprendere giri nemmeno Il Cielo d’Irlanda senza violino, mentre Doppio Lungo Addio ci ridà calore al cuore. Ancora un po’ di De André ed il concerto dopo tre ore finisce lasciandoci nel miele della prima parte dello show ma con un poco di delusione per tutte le canzoni che non abbiamo ascoltato, ben più belle di alcune scelte male invecchiate.
Ma che si può chiedere di più di una serata così?

(risposta: Una chitarra per due canzoni, Cambiano, Tutti quegli anni, Era una notte che pioveva, Se questo amore è un treno, Quella Campana, La fontana… l’ultimo Bubola, il migliore, ed un po’ di coraggio di archiviare il passato. Ma il passato faceva necessariamente parte del gioco della serata).

Qualche fotografia qui.

PS: un grazie di cuore alla Eccher Band
Massimo Bubola > voce, chitarra acustica ed elettrica, armonica a bocca
Erika Ardemagni > voce femminile
Simone Chivilò > chitarra elettrica e classica
Enrico Mantovani > dobro, pedal steel, banjo, chitarre
Roberto Ortolan > chitarra elettrica ed acustica
Alessandro Formenti > basso elettrico, contrabbasso
Moreno Marchesin > batteria

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