Free Rock


Non esiste un genere che ufficialmente si chiami free rock. È un modo con cui mi piace definire una certa musica che non credo potrebbe essere classificata meglio in altro modo. L’aggettivo free, "libero", è preso in prestito da Free Jazz, il modo in cui trombettisti come Ornette Coleman a cavallo del 1960 maltrattavano le regole del jazz, con improvvisazioni libere da regole e spesso anche da melodie, su dischi come Shapes Of Things To Come, Free Jazz o Giant Step di John Coltrane.
Free Rock è un modo di suonare musica rock, libero per definizione, ispirato all’improvvisazione del jazz e spesso anche alla sua sintassi, libero dalla forma canzone e dalle regole più o meno definite di ogni genere musicale.
L’artista a cui associo la definizione di Free Rock negli USA è Frank Zappa, un colto e folle musicista prodigio americano, un po’ musicista serio e un po’ buffone, un po’ rock e un po’ jazz, un po’ chitarrista e un po’ direttore d’orchestra, un po’ ribelle e un po’ padrino, autore di una sterminata discografia oggi riservata ai palati più fini ma un tempo materia anche di classifiche.
Il Free Rock britannico lo associo invece al “jazz non jazz” di Canterbury. Non è un’eresia accostare Frank Zappa al rock di Canterbury. All’inizio degli anni settanta era comune che Zappa si trovasse a suonare in Inghilterra e tipicamente in serate con gruppi progressive.
Canterbury è una cittadina del Kent resa famosa dall’opera letteraria classica Canterbury Tales. Nel mondo del rock si è creata una fama la scuola di Canterbury che nasce da un pugno di musicisti, alcuni dei quali a Canterbury neppure sono nati, che gravitano attorno alla scena creata da un proto-gruppo chiamato Wilde Flowers, poi scisso nei Soft Machine (alfieri prima della scena psichedelica, poi di un sognante rock patafisico ed infine della scena jazz rock inglese) e Caravan (il soffice suono di Canterbury per eccellenza) e ancora in una miriade di schegge più o meno incrociate fra loro come i Matching Mole di Robert Wyatt, i Gong di David Allen, gli Henry Cow di Fred Frith, Egg, Steve Hillage, Mike Oldfield, Kevin Ayers, Hathfield And The North, National Health, Pierre Moerlen, Art Bears, di cui cercheremo di far ordine in un post dedicato.

Il Free Rock, selvaggio, fantasioso, onirico, libero, si è sviluppato in un pugno di anni a cavallo del 1970 e si è esaurito prima del 1975. Fra i gruppi moderni, gli unici a cui potrei associare l’aggettivo Free sono i folli Phish di Trey Anastasio, Mike Gordon, Page McConnell e John Phishman, le cui sognanti canzoni si disperdono spesso in lunghe improvvisazioni dissonanti e sfumate per tempi che nessuno può prevedere, dai minuti a (letteralmente) l’ora, fino a ricostruire la melodia spesso in modo sublime.

da ascoltare (per cominciare):
Frank Zappa: Hot Rats, Roxy & Elsewhere
Caravan: In The Land Of Gray And Pink
Soft Machine: Third
Robert Wyatt: Rock Bottom
Phish: A Live One

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