Dave Matthews Band > Big Whiskey And The Groo Grux King #2


Ho pubblicato questa recensione per la prima volta in luglio, ma rileggendola mi rendo conto di aver valorizzato il disco meno dei suoi meriti. Per fortuna sul web gli errori si possono correggere. Se me lo concedete vorrei ripresentarne la versione rivista e corretta:

Viviamo alla periferia dell’Impero. Quanti sono dalle nostre parti a conoscere le band di quel movimento che è nato e prosperato negli anni novanta negli USA suonando trecento sere all’anno nel giro dei college fino ad arrivare agli anfiteatri e che va sotto il nome di Groove? Band che sono arrivate ai vertici delle classifiche di vendita contando solo sul supporto di un pubblico conquistato sul campo e non attraverso i frivoli media, pallidi alias della stampa rock che fu: Dave Matthews Band, Phish, Blues Traveler, Gov’t Mule, la Sheryl Crow degli inizi, e band minori come .moe, Widespread Panic e String Cheese Incident...
A quanto ne so questo Big Whiskey & The Groo Grux King in Italia non è neppure stato stampato. Eppure si tratta di uno dei dischi più attesi e più minuziosamente assemblati di una delle più grandi band del panorama rock mondiale... anzi, come mi piace dire con un pizzico di scherzo, la seconda più grande band al mondo compresi i Rolling Stones (la prima sarebbero i Phish, compresi i Beatles)...
Il concerto di luglio a Lucca, il primo della DMB nel nostro paese, ha fatto ben capire a chi non li conosceva quale sia il potenziale offensivo della band in concerto. Band che ha sempre basato la propria potenza di fuoco sulle originali canzoni di Dave ma anche su una incontenibile sezione ritmica funky ed una grande gioia di suonare.
In studio i dischi hanno al contrario sofferto di un costante calo di ispirazione, dai capolavori di Under The Table And Dreaming (1994) e Before These Crowded Street (1998) prodotti da Steve Lillywhite. Nonostante il recente (2005) Stand Up sia risultato il disco più venduto dei ragazzi è anche indubbiamente il più debole ed annacquato, un dischetto scialbo di pop alla U2, banale negli arrangiamenti e noioso nelle canzoni.
A complicare le cose per la DMB è sopravvenuta anche la scomparsa, nel corso dello scorso anno, del sassofonista LeRoi Moore, detto Grux, a cui questo album è dedicato sin dal titolo. Per questo la band si è rimboccata le maniche e si impegnata con tutte le proprie forze alla creazione di un disco all’altezza della propria fama, sin dalla scelta del produttore (Rob Cavallo -- il produttore ha sempre avuto molto spazio nella genesi dei dischi del gruppo), che nei lunghissimi tempi di registrazione per gli studi di metà degli States, dalla Virginia a Seattle a New Orleans, e della quantità e qualità di collaboratori, e persino nella cura dedicata alla copertina, non solo bella ma anche d’effetto, dedicata al carnevale di New Orleans.

Se negli ultimi dieci anni lo sforzo dei produttori era andato nella “normalizzazione” del suono e degli arrangiamenti della band, nella “banalizzazione” verrebbe da dire, Rob Cavallo recupera tutta la complessità strumentale di cui la band è capace, fino a farne un disco fin troppo grondante di strumenti, orchestra e variazioni. Non sarà per caso che in alcuni brani melodici mi salti alla mente non solo il suono (e la voce) di un musicista apparentemente distante nello spazio e nel tempo come Peter Gabriel, ma addirittura, mutatis mutandis e con una ritmica di altro calibro, dei suoi Genesis dei tempi di The Lamb Lies Down On Broadway. La stessa copertina, curatissima, ricorda certi ceselli dell’era seventies.

Il disco si apre in maniera nostalgica con il sax solo di LeRoi in Grux, per esplodere nel funky di Shake Me Like a Monkey.
Funny The Way It Is costituisce l’esempio della capacità di Dave di scrivere belle canzoni orecchiabili (anche se sul disco ogni canzone porta la firma dell’intera band e non del solo Matthews, a testimonianza dell’importanza costituita dall’intero combo nel processo creativo).
Lying In The Hands Of God è una bella ballata melodica di quelle gabriellane di cui dicevo -- oddio, magari Dave non l’ha mai neanche ascoltato un disco dei Genesis...
Why I Am è un potente funky che fa anche da ballabile singolo del disco. Dal vivo sarà un pezzo da novanta.
Dive In è una melodia dolce, dall’arrangiamento elaborato che si sviluppa nel corso dei suoi quattro minuti. A nessuno ricorda i Genesis?
Spaceman ha un bel un bel bridge. Squirm dimostra quanto elaborati ed orchestrali possono essere i brani della DMB, in un crescendo groove. Alligator Pie è un pezzo swamp un po’ statico. Seven una canzone tipica della band.
Time Bomb è ispirato alle torride ballate delle band hard rock degli anni settanta. Parlo dei Led Zeppelin di Stairway To Heaven. Uno dei brani che mettono in evidenza le doti di Dave come cantante.
My Baby Blue è una bella ballata acustica scritta con la collaborazione dell’amico Tim Reynolds (con cui Dave ha realizzato in passato un paio di dischi per sola chitarra acustica) e You & Me un altro pezzo lento e delicato.
Al pari dei concerti della band il disco, lunghissimo, non vuole ancora finire e un paio di ulteriori pezzi, Write A Song e Corn Bread vengono definiti come bonus songs. Possiamo prenderli come encore, fino all’ultimo tocco di sax.

Big Whiskey and the Groo Grux Band: un disco solare ma anche sofferto che verrà a patti con i suoi fantasmi nel live show. E ci ricorda che la DMB è una macchina da guerra.

☆☆☆☆ (ottimo)
Genere: Groove
Bama Rags, 2009
in breve: il ritorno della grande DMB

da ascoltare con:
Under The Table And Dreaming (1994)
Before These Crowded Street (1998)
Busted Stuff (2002)

fra i migliori album in concerto:
The Central Park Concert (2003) anche in film su DVD
The Gorge (2004)
Live At Piedmont Park (2008)
e tanti altri...

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