X-Pensive Winos



Di quando in quando mi capita di avere nostalgia del grande rock britannico, e di una band chiamata Rolling Stones. Una band che ho imparato ad amare nelle mie estati inglesi di teen-ager attraverso un doppio album di culto marchiato Decca, Rolled Gold. C’erano in quell'album i ruvidi Stones R&B degli esordi, quelli di Chuck Berry (C’mon), quelli di Time Is On My Side e Little Red Rooster fino all’inno generazionale di (I Can’t Get No) Satisfaction.
Poi i vellutati Rolling Stones BEAT dalle folte chiome, simboleggiati dal biondo Brian Jones, quelli di Get Off Of My Cloud, As Tears Go By, la demoniaca Paint It Black, Have You Seen Your Mother Baby Standing In The Shadow, Let’s Spend The Night Together fino alle psichedeliche Ruby Tuesday, We Love You e She’s A Rainbow. Stones grandi testimonial di un’epoca ma un gradino dietro ai Beatles.
Infine i miei Stones preferiti, quelli del rock & roll serrato che mi manca di più: da Jumpin’ Jack Flash a Honky Tonk Women, da Sympathy For The Devil a Brown Sugar. Gli Stones che avrebbero creato i capolavori torridi ed oscuri di Sticky Fingers e Exile.
Ancora piacevole da ascoltare sarà It’s Only Rock & Roll (1974), ma quello che ancora non capivamo è che qualche cosa era cambiato, gli Stones si erano arresi e stavano facendo le prove generali di recitazione di sè stessi. La loro musica non era più una ragione di vita ma stava diventando un mestiere. In questo senso avrebbero realizzato il proprio sublime autoritratto con Some Girls, e l'ultima zampata di Miss You, per accontentarsi poi di una perenne ripetizione.

Di solito sono Sticky Fingers ed Exile i dischi che infilo nello stereo quando si fa più acuta la nostalgia per quella band che non c’è più, con la frequente eccezione di un più recente live che amo, quello Stripped del 1995 registrato in un piccolo club, Il Paradiso Club di Amsterdam, attingendo dai sixty di Beggars Banquet e dintorni. Ma ieri ero proprio in astinenza brutta, avevo voglia di RS meno consumati dagli ascolti, come quella volta che piuttosto di niente portai a casa Rarities per ascoltare qualche nota inedita.
Ed ho avuto una illuminazione: ma quel vecchio pirata di Keith Richards non aveva registrato un disco dal vivo per conto proprio alla fine degli anni ottanta?
Come si chiamava la band? X-Pensive Winos, vini pregiati, e c’erano elementi un po’ legendari come il Waddy Watchel di Warren Zevon, e quello strano batterista che è Steve Jordan (Blues Brothers) che continua a scambiarsi di posto con il basso di Charley Drayton, oltre al piano di Ivan Neville dei Neville Brothers e, per restare in tema di New Orleans, una certa Sarah Dash delle Bluebelles.
Cerco nello scatolone con l’adesivo Rolling Stones e saltano fuori addirittura tre CD, inascoltati dall’epoca, fra il 1988 ed il 1992. Il primo è il più famoso, Talk Is Cheap (“parlare non costa niente”), che porta in copertina quell’anello a teschio da Satanik o come si chiamava il fumetto degli anni sessanta… Il disco è del 1988, registrato quasi controvoglia dopo Dirty Works degli Stones (un disco che al momento non sembrava male soprattutto per via di una cover danzabile di Harlem Shuffle, un pezzo che era stato nel repertorio degli Who, ed il reggae di Too Rude. Roba a bassa gradazione alcolica, comunque).
Dopo Dirty Works Mick Jagger si era messo al lavoro sulla propria carriera, roba disco, e Keith aveva messo assieme una band per registrare un film ed un disco su uno show di Chuck Berry a cui qualcuno aveva dato il nome di X-Pensive Winos, appunto.
Il disco con Chuck Berry uscì nel 1987 con il titolo di Hai! Hai! Rock’n’Roll e non è memorabile. Ma siccome Jagger era in tour per conto proprio, Richards si decise a portare quella band in studio per registrare il proprio primo disco solista (il secondo se si considera il singolo Run Rudolph Run (Chuck Berry) b/w The Harder They Come (Jimmy Cliff) del 1978 (si trova su iTunes, ma il retro è Pressure Drop di Toots & The Maytals).


Il primo pezzo di Talk Is Cheap, Big Enough, sembra mettere in evidenza i limiti dell’operazione: sembra la versione dei poveri di Hot Stuff e come e più delle canzoni di quel l’album degli Stones (Black & Blue) pecca un po’ in groove, cioè non va da nessuna parte: le canzoni mettono le carte in tavola nel primo minuto e si trascinano fino al fading.
Ma già dalla seconda canzone, Take It So Hard, ho un sobbalzo: io questa canzone me la ricordo, ed è in odore di classico, come lo sono le successive You Don’t Move Me, Make No Mistake, Rockawile, Locked Away, How I Wish… me le ricordo, e mi sembra di ascoltare outtake di Exile… C’è anche Bobby Keys al sax, c’è Chuck Leavell degli ABB ed un sacco di fiati ovunque.

Se la produzione di Talk Is Cheap non è perfetta, l’antitodo si chiama Live At The Hollywood Palladium December 15, 1988. Con Jagger ancora lontano ed il disco che esce in settembre, Richards decide di portare la band in un breve tour di qualche settimana per la fine dell'anno. La band è in gran spolvero e soprattutto non deve recitare la parte di nessuno: chi aveva mai sentito parlare di X-Pensive Winos?
Ben inteso, si tratta di una band vera e non di session men, le canzoni sono scritte da Richards assieme a Jordan, e l’ambiente live fa benissimo ai ragazzi, che suonano divertendosi davvero e si sente. Rispetto al disco in studio la sezione ritmica è assai più in evidenza e questo fa bene alle canzoni; inoltre tutti o quasi hanno un microfono davanti e i cori sono di aiuto alla voce di Richards, che come cantante lascia a desiderare.
I pezzi sono tutti gli stessi di Talk Is Cheap e suonano come classici alla Exile. Persino un rockettino anni 50 come I Could Have Stood You Up dal vivo diventa un vero spasso. In aggiunta riforzano il menu il reggae di Too Rude, i due classici degli Stones già cantati da Richards, Connection (Between The Buttons) e Happy (Exile, che altro?) oltre ad una una Time Is On My Side cantata da Sarah Dash con troppa enfasi.
Un concerto stupendo, un divertimento totale; per me meglio dei live degli Stones.
Ma con il 1989 gli Stones chiamano e chiusa la vacanza Keith si rinchiude in studio con la vecchia band per registrare Steel Wheels.

Una appendice alla storia arriva nel 1992 con un nuovo disco con gli X-Pensive Winos, prodotto Richards - Jordan - Waddy Watchel e intitolato Main Offender.
Questa volta il suono di studio è perfetto e il mix rende perfettamente la potenza della band e anche la voce di Keith è al suo meglio.
L’album si apre con un tris di rock & roll composto da 999 (funky stones) - Wicked As It Seems (classic stones) - Eileen (che sarà il singolo). Belli anche il reggae di Words Of Wonder, la ballata funky di Yap Yap e la struggente Hate It When You Leave.

Purtoppo l’avventura dei Winos si fermerà qui. Per ora, almeno.

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