George Thorogood And The Destroyers > The Dirty Dozen


Qualcuno li fuori ricorda l'impatto che ebbero alla fine degli anni settanta George Thorogood e i suoi Destroyers del Delaware? In quei formidabili anni di recupero della energia del rock delle origini, nella forma e nella sostanza, Thorogood fu l'artista perfetto per far conoscere lo spirito del blues nel suo senso originale di festa gioiosa, di desiderio, di danza erotica con l'urgenza della new wave e il minimalismo del punk ad una generazione che non aveva gioco forza conosciuto i classici del blues.
Thorogood cantava, recitava e urlava con la sua voce roca gli originali con l'energia di un giovane bluesman e senza l'orpello della presunzione di portare un messaggio culturale, e suonava la slide guitar con l'impeto delle garage band e con la precisione di un chitarrista da crossroad.
I primi due album per la Rounder records, l'omonimo George Thorogood & The Destroyers e Move It On Over, restano due classici senza tempo nella perfetta essenziale pulizia dell'esecuzione e della registrazione. Due dischi dallo stesso impatto emotivo del contemporaneo esordio dei Dire Straits.
Con tutta modestia e sempre presentandosi come nulla di più di un entertainer, di un chitarrista da circuito dei blues club, negli anni immediatamente successivi George ebbe anche occasione di scrivere il proprio classico del blues, Bad To The Bone (un inno utilizzato innumerevoli volte da cinema e televisione) per poi sparire lentamente nell'oblio dei concerti nei piccoli club.
È stata per me una sorpresa trovarmi di fronte alla copertina del nuovo The Dirty Dozen, siglato di nuovo da GT and the Destroyers. Un titolo, "la sporca dozzina", ed una copertina intrigante, hanno smosso in me la voglia di rivivere le emozioni del passato. Il disco segna il ritorno di Thorogood ad una major, la Capitol, ed in realtà è costuituito da solo sei brani nuovi di zecca, il cosiddetto lato 1, mentre il lato 2 pesca sei canzoni negli album che il nostro registrò per la stessa etichetta negli anni ottanta e novanta. Non conosco la vita di Thorogood né so come se la passi alla vigilia dei sessant'anni, all'età cioè che avevano i suoi eroi quando li conobbe. Non so neanche perché abbia registrato solo sei nuove canzoni anziché dodici, se per marketing, necessità o impossibilità di produrre di più.
So che il disco mi ha conquistato, prendendo in breve sul lettore il posto dei dischi che stavo ascoltando. I brani sono come sempre classici di stampa Chess firmati da Willie Dixon, Muddy Waters, Bo Diddley, Howlin Wolf, Chuck Berry… e chi si aspettasse un artista maturo o in vena di nostalgie rimarrà sorpreso: GT sembra possedere ancora l'energia, l'urgenza, la voglia di suonare dei vent'anni, lo spirito della new wave ed ascoltandolo ci si ritrova in un attimo negli anni settanta fra Dr. Feelgood ed Eddie &The Hot Rods.

È anche una lezione: that's what rock & roll is all about. Lasciamo le tristezze alle spalle e torniamo a ballare. In questi giorni lo ascolto più spesso di Dylan.

side 1
Tail Dragger (Willie Dixon)
Drop Down Mama (John Adam Estes)
Run Myself Out Of Town (Wendell Holmes)
Born Lover (McKinley Morganfield aka Muddy Waters)
Twenty Dollar Gig (Mickey Bones)
Let Me Pass (Elias McDaniel aka Bo Diddley)

side 2
Howlin' For My Baby (Willie Dixon, Chester Burnett aka Howlin Wolf)
Highway 49 (Chester Burnett)
Six Days On The Road (Carl Montgomery, Earl Green)
Treat Her Right (Roy Head, Gene Kurtz)
Hello Little Girl (Chuck Berry)
Blue Highway (Nick Gravenites, David Getz)


★★★★ (ottimo)
Genere: Rock Blues, R&R
Capitol, 2009
in breve: il ritorno di un mito del blues bianco

da ascoltare con:
George Thorogood and the Destroyers (Rounder 1977)
Move It On Over (Rounder 1978)
Live (EMI 1986)
The Baddest Of (EMI 1992)

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