anni rock #3


Anni Rock è arrivato al 1969. Il blog non consiste in altro che nell'elenco dei dischi più significativi usciti nell'anno, ma si tratta di nomi, titoli e copertine che bastano per portare alla luce ricordi, emozioni, canzoni che hanno avuto un grande peso nella nostra vita, nella nostra cultura e nel nostro cuore. Sarei tentato di aggiungere una storia per ogni anno, ma al momento il tempo non mi basta: o aggiorno il Blue Bottazzi BEAT o scrivo la brevissima storia del rock.
Mi riprometto di farlo quando la cronologia di Anni Rock sarà infine arrivata ai giorni nostri; allora ripartirò dal 1954 per raccontarne la storia con le mie parole. E magari per allora Anni Rock avrà qualche lettore in più di oggi che viaggia ancora nel crepuscolo del web.

Parallelo corre il progetto Il Mucchio Selvaggio degli anni settanta, per il quale scannerizzo le copertine di quei numeri della rivista, aggiungo il sommario degli articoli e delle recensioni e riporto qualche frase che mi pare significativa, specie riletta con il senno di oggi.
Penso che non mi limiterò ai numeri del Mucchio, ma aggiungerò anche i progetti nati dal Mucchio originale, vale a dire per esempio Rockerilla, il Buscadero e Feedback.

La realizzazione del progetto del Mucchio degli anni settanta ha inevitabilmente comportato che rileggessi alcuni articoli dell'epoca, per la prima volta in questi trent'anni. Che effetto mi hanno fatto? È inutile ricordare l'importanza che la rivista ebbe su tutti noi fruitori di rock di quegli anni indimenticabili. Tutti siamo, nel bene e nel male, figli di quelle recensioni che mandavamo a memoria e dei dischi che andavamo a cercare nei negozi di importazione.
Il Mucchio era un progetto indipendente, nato dalla iniziativa combinata del romano Max Stefani, già direttore di Popster e di Music Box, e di un nucleo di lombardi che girava attorno a Carù Dischi di Gallarate. La stampa "ufficiale" degli anni aveva buon gioco nel considerare minore un giornaletto stampato in bianco e nero con tanta passione ma spesso con meno cognizioni ortografica o talento. I primi numeri sono da questo punto di vista piuttosto ruvidi, ma stupiscono per la conoscenza approfondita che allora molti di quelli che scrivevano avevano di una musica di cui dalle nostre parti non si trovavano neppure i dischi. Il tempo avrebbe poi salvato il Mucchio ed affossato i cosiddetti professionisti della critica musicale, spariti nell'oblio.
Certo il Mucchio fu anche aiutato dalla circostanza di nascere in un momento assolutamente irripetibile per la nostra musica. Se Rolling Stone nacque a San Francisco nel 1967 come la voce ufficiale del movimento hippie, il Mucchio nacque nel 1977 con quell'esplosione del nuovo rock che avrebbe portato nuova linfa almeno per qualche lustro. La rivista giusta al momento giusto.
A leggere le prime recensioni, in verità, ci si domanda se tutti nella redazione compresero la portata della new wave o se se ne concedesse spazio sia perché i dischi comunque c'erano e anche per compiacere i pubblicitari, allora molti attivi.
Ma già dopo una decina di numeri di rodaggio risulta evidente l'amore di chi scrive su quelle pagine per talenti come quello di Willy DeVille, Graham Parker, Dire Straits, Talking Heads; approdano inoltre alla rivista firme in seguito importanti nel giornalismo musicale italiano come quella di Mauro Zambellini, che esordisce raccontando niente di meno che quel concerto londinese del 1977 dei Little Feat che sarebbe stato registrato nel doppio di culto Waiting For Columbus - quando in Italia nessuno conosceva i Little Feat e Lowell George.

Those were the days! Non ci guadagno niente a dedicare il mio tempo a scavare in questo materiale, ma vuoi mettere il divertimento, oltre al piacere di prendere le distanze da questa stupida Italia della seconda repubblichina che mi circonda?

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