Big Sur


Saturday night at the diner. No, non sono a Los Angeles, e a pensarci non è neppure sabato. Sono nel basso lodigiano a mangiare messicano con un caro amico fotografo di scena, reduce dagli onori di un film di successo. Si è fatto tardi e i bicchieri di birra si sono accumulati. Lui va a dormire, io preferisco farmi quattro passi per il paese, un po' per relax postprandiale, un po' perché sono nel mood giusto e non ho ancora voglia di andare a letto. Un piccolo non brutto paese della bassa, c'è in giro la classica fauna di provincia: ragazzotti in crisi puberale a perder tempo schiamazzando, vecchi che discutono seduti al bar della cooperativa, qualche ragazzina con le gambe lunghe (o corte, a seconda dei casi) in giro con giovani compagni brufolosi.
Un castello, le strade acciottolate... insomma normale amministrazione se non fosse che mi accorgo di percepire nell'aria, tanto chiara quanto improbabile, la vibrazione della batteria e del basso dei Creedence Clearwater Revival, mentre sento una voce lontana urlare "run through the jungle... run through the jungle...". Cerco di localizzare il suono ma incappo in vicoli ciechi, giardini chiusi, strade che mi conducono verso la campagna. Ma la vibrazione non cessa: i Jefferson Airplane? Jackson Browne? Pare che l'intera West Coast si sia data appuntamento sul cielo sopra Maleo - anche se sembro l'unico nella fauna di annoiati tiratardi a percepirla.
Faccio un lungo giro che invece di portarmi lontano mi rivela finalmente l'ingresso di un Parco, dove sono evidenti le luci di un piccolo palco. Mentre un chitarrista sta dando il meglio di sé, e avrebbe potuto tranquillamente fare la sua figura a Monterey, sparuti gruppetti di persone chiacchierano fra di loro se non addirittura si allontanano anziché farsi sotto il palco.
Una cantante con una splendida voce (ed un altrettanto splendido corpo direi, fasciato in un abitino nero) sta convincendo il pubblico che ha bisogno d'amore "I need somebody to love, I need somebody to love!". Il suono è perfetto, la batteria - cruccio dei gruppi amatoriali - è un treno. Insomma, non sono sicuro di quello che sto vivendo. Mentre mi faccio sotto il palco (sono l'unico ad ascoltare la musica rimanendo in piedi) mi rendo conto che lo show volge alla fine, siamo ai bis. La cantante sorseggia un calice di vino bianco e riparte, per l'ultima volta, con la raccomandazione: "love the one you're with!". Qualche applauso ed il concerto è definitivamente finito. Sono arrivato troppo tardi.
Mi avvicino: "Siete bravissimi, come vi chiamate?" "Big Sur". Ah, ecco.
Faccio ritorno all'auto cantando dentro di me le ultime due canzoni, non troppo sicuro, anche per l'ora, di essere sveglio o già in sogno. I perditempo sono ancora in giro a spintonarsi, e le ragazzine barcollano sui loro trampoli: perché non hanno approfittato del concerto, perché non hanno dato un senso alla propria serata? Certa gente non merita niente.

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