Dave Matthews Band > Big Whiskey And The Groo Grux King


Viviamo alla periferia dell’Impero. Quanti sono dalle nostre parti a conoscere le band di quel movimento che è nato e prosperato negli anni novanta negli USA suonando trecento sere all’anno nel giro dei college fino ad arrivare agli anfiteatri e che va sotto il nome di Groove? Band che sono arrivate ai vertici delle classifiche di vendita contando solo sul supporto di un pubblico conquistato sul campo e non attraverso i frivoli media, pallidi alias della stampa rock che fu: Dave Matthews Band, Phish, Blues Traveler, Gov’t Mule, la Sheryl Crow degli inizi, e band minori come .moe, Widespread Panic e String Cheese Incident...
A quanto ne so questo Big Whiskey & The Groo Grux King in Italia non è neppure stato stampato. Eppure si tratta di uno dei dischi più attesi e più minuziosamente assemblati di una delle più grandi band del panorama rock mondiale... anzi, come mi piace dire con un pizzico di scherzo, la seconda più grande band al mondo compresi i Rolling Stones (la prima sarebbero i Phish, compresi i Beatles)...
Il concerto di luglio a Lucca, il primo della DMB nel nostro paese, ha fatto ben capire a chi non li conosceva quale sia il potenziale offensivo della band in concerto. Band che ha sempre basato la propria potenza di fuoco sulle originali canzoni di Dave ma anche su una incontenibile sezione ritmica funky ed una grande gioia di suonare.
In studio i dischi hanno al contrario sofferto di un costante calo di ispirazione, dai capolavori di Under The Table And Dreaming (1994) e Before These Crowded Street (1998) prodotti da Steve Lillywhite. Nonostante il recente (2005) Stand Up sia risultato il disco più venduto dei ragazzi è anche indubbiamente il più debole ed annacquato, un dischetto scialbo di pop alla U2, banale negli arrangiamenti e noioso nelle canzoni. A complicare le cose per la DMB è sopravvenuta anche la scomparsa, nel corso dello scorso anno, del sassofonista LeRoi Moore, detto Grux, a cui questo album è dedicato sin dal titolo. Per questo la band si è rimboccata le maniche e si impegnata con tutte le proprie forze alla creazione di un disco all’altezza della propria fama, sin dalla scelta del produttore (Rob Cavallo -- il produttore ha sempre avuto molto spazio nella genesi dei dischi del gruppo), che nei lunghissimi tempi di registrazione per gli studi di metà degli States, dalla Virginia a Seattle a New Orleans, e della quantità e qualità di collaboratori, e persino nella cura dedicata alla copertina, non solo bella ma anche d’effetto, dedicata al carnevale di New Orleans.

Se negli ultimi dieci anni lo sforzo dei produttori era andato nella “normalizzazione” del suono e degli arrangiamenti della band, nella “banalizzazione” verrebbe da dire, Rob Cavallo non solo recupera tutta la complessità strumentale di cui la band è capace, ma aggiunge anche cerone fino a farne un disco così grondante di strumenti, orchestra, variazioni da risultare quasi barocco.
Non sarà per caso che in alcuni brani melodici mi salta alla mente non solo il suono (e la voce) di un musicista apparentemente distante nello spazio e nel tempo come Peter Gabriel, ma addirittura, mutatis mutandis, dei suoi Genesis dei tempi di Nursery Cryme e di The Lamb Lies Down...
Il suono, intendiamoci, è perfetto, e così pure ogni strumento nell’arco dei sessanta minuti abbondanti dei quindici brani.
Il disco si apre in maniera nostalgica con il sax solo di LeRoi in Grux, per esplodere nel funky un po’ tradizionale di Shake Me Like a Monkey, tentativo non del tutto riuscito di riscrivere un classico del passato come Stay.
Il terzo brano è quello buono, l’orecchiabile Funny The Way It Is che costituisce alla fine l’esempio migliore della capacità di scrivere canzoni di Dave. Anche se in questa occasione ogni canzone porta la firma dell’intera band e non del solo Matthews, a testimonianza dell’importanza costituita dall’intero combo nel processo creativo.
Lying In The Hands Of God è una bella ballata melodica di quelle gabriellane di cui dicevo -- oddio, magari Dave non l’ha mai neanche ascoltato un disco dei Genesis...
Why I Am è un funky tutto sommato anonimo, ma che è stato scelto come singolo.
Dive In è una melodia dolce, dall’arrangiamento elaborato che si sviluppa nel corso dei suoi quattro minuti. A nessuno ricorda i Genesis?
Spaceman nonostante un bel bridge non decolla. C’è da domandarsi se il disco, così lungo, non avrebbe giovato di una selezione più severa dei brani.
Squirm è un brano così elaborato ed orchestrale da risultare quasi progressive, ma si avverte la fatica creativa che attraversa tutto l’album: l’ispirazione non si comanda.
Alligator Pie: come suggerisce il titolo è un pezzo swamp che però non va da nessuna parte; porta alla mente il fiacco Stand Up. Come pure il successivo Seven. Tagliare.
Time Bomb è buffo, ispirato alle torride ballate delle band hard rock degli anni settanta. Parlo dei Led Zeppelin di Stairway To Heaven. Uno dei brani buoni, comunque, che mette in evidenza le doti di Dave come cantante.
My Baby Blue è una bella ballata acustica scritta con la collaborazione dell’amico Tim Reynolds (con cui Dave ha realizzato in passato un paio di dischi per sola chitarra acustica).
You & Me è noiosa, ed anche le conclusive Write A Song e Corn Bread non aggiungono nulla al disco.

Insomma, com’è questo nuovo DMB? Un disco sofferto, che vuole essere solare ma alla fine è cupo nella fatica della sua gestazione che risulta evidente all’ascolto, forse anche per l’incapacità di selezionare con più rigore i brani. Un disco che i fan della band accoglieranno con molto piacere, ma che può essere ignorato dagli altri.
Dave ha già scritto nel passato le sua canzoni migliori, ma per fortuna continua ad esistere quella macchina da guerra che dal vivo è la DMB: il Re è morto, viva il Re!

☆☆☆ (buono)
Genere: Groove
Bama Rags, 2009
in breve: il ritorno della DMB, più nelle intenzioni che nei fatti

da ascoltare:
Under The Table And Dreaming (1994)
Before These Crowded Street (1998)
Busted Stuff (2002)

fra i migliori album in concerto:
The Central Park Concert (2003) anche in film su DVD
The Gorge (2004)
Live At Piedmont Park (2008)
e tanti altri...


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