John Mayall l'Università del Blues


Nei dieci anni fra il 1963 ed il 1973, John Mayall costituì una scuola per la crema del rock britannico. Una concentrazione irripetibile di talento, di canzoni, di idee e di ispirazione per tutta la scena rock. Come il nome della sua band suggerisce, Bluesbreakers, Mayall fu un influente padrino del blues bianco britannico.

Figlio d’arte, nato nel ’33 da questa parte dell’oceano, cresce fra i dischi di jazz e di blues americani del padre. Fondati i Bluesbreakers nella swingin’ London del 1963, la sua musica e la sua band sono destinati ad essere un meltin’ pot di generi e di musicisti. Ispirato dai primi singoli dal blues di Chicago (quello elettrico di Muddy Waters, di Sonny Boy Williamson e di John Lee Hooker) non si fa problemi a fonderli con il boogie del sud, lo skiffle britannico, il blues acustico, l’improvvisazione del jazz, coadiuvato da un altrettanto bollente calderone di giovani musicisti a cui permette costantemente di influenzare lo stile della band.

Il primo dei grandi chitarristi dei Bluesbreakers è Eric Clapton. Il chitarrista non ha ancora costruito un proprio stile di musicista ma già è una star della scena londinese; sono gli anni in cui sui muri di Londra appare la scritta “Eric Clapton è Dio”. Clapton si è creato una fama con gli Yardbirds, una formazione pure partita dal blues revival ma in procinto di virare verso il beat. Gli Yardbirds non mancano di chitarristi se a Clapton si alternano Jeff Beck e Jimmy Page: si trasformeranno nei Led Zeppelin, il gruppo di maggior successo di pubblico dopo lo scioglimento dei Beatles.
Clapton dona fama ai Bluesbreakers con l’album Eric Clapton with Bluesbreakers del 1966. Tanto che quando abbandona la band per unirsi al supergruppo dei Cream di Jack Bruce, il gruppo di Mayall sembrerebbe già essere giunto al capolinea. Invece è solo all’inizio della leggenda.

Partito Clapton arriva (insistendo parecchio) Peter Green, un allucinato poeta della chitarra elettrica il cui assolo affascinerà Carlos Santana. La personalità di Peter colora in maniera determinante A Hard Road, del ’67, con brani del fascino di Supernatural. Nel disco compare anche il sassofonista John Halmond - tenere d’occhio questo nome.
Nel 1967 i Bluesbreakers sono composti da Mayall, Peter Green, il bassista John McVie e il batterista Mick Fleetwood. Sono i tre quarti della band che si stacca per dare spazio ai colori delle idee di Green, anche se il nuovo gruppo prende umilmente il nome della sessione ritmica: Fleetwood Mac. Un gruppo blues bianco trapiantato negli USA, autore del celebrato Blues Jam At The Chess, nonché di classici come Albatross e Black Magic Woman. Dopo l’abbandono di Green, alle prese con problemi mentali, i Fleetwood Mac diventeranno un gruppo pop di classifica con sede a Los Angeles.

E Mayall? Dopo The Blues Alone (per forza, è rimasto solo) cala il terzo asso consecutivo. Si chiama Mick Taylor, chitarrista giovanissimo ma già ispirato e fluido, che costituisce l’attrazione di Crusade, l’ultimo (ed il mio preferito) album della trilogia del classico brit blues. Fra i brani Oh, Pretty Woman.

Bare Wires è di nuovo con Mick Taylor, ma anche con il batterista John Hiseman e il sassofonista Dick Heckstall-Smith. E’ l’album “progressivo” di Mayall (non a caso siamo nel 1968) con un brano di ben 23 minuti, Bare Wires Suite. Hiseman e Heckstall-Smith se ne andranno per forndare i Colosseum ed inventare il jazz rock inglese con Valentyne Suite.

Mayall intanto approda nella terra dei suoi sogni, gli U.S.A,. in compagnia del fido Mick Taylor, e il nuovo album Blues From Laurel Canyon (1968) è il diario della sua scoperta della terra dei sogni, negli anni della Summer Of Love di San Francisco, in cui il blues dei neri, proprio grazie alle band britanniche, è divenuto la benzina delle lunghe suite improvvisate. Al ritorno in patria su consiglio di Mayall, Mick Taylor andrà in tourneé con i Rolling Stones orfani di Brian Jones per prenderne ufficialmente il posto.

Ancora una volta Mayall muta suono e accompagnatori, con The Turnin’ Point (forse il capolavoro), un album registrato il 12 luglio 1969 al Fillmore East (NYC) di Bill Graham senza un batterista ma solo un bassista, e con John Mark alla chitarra acustica e Johnny Halmond al sax. Mark & Halmond faranno coppia ed andranno a loro volta a costituire l’omonimo duo per una serie di capolavori soffici e sofisticati che proprio da Turnin’ Point traggono la linfa dell'ispirazione.

All'inizio degli anni settanta Mayall è ai vertici della popolarità: suona dal vivo con Jimi Hendrix e l’album USA Union è quello che arriva più in alto in classifica in tutta la sua carriera. I nuovi musicisti sono Larry Taylor al basso, Sugarcane Harris al violino, Freddy Robinson alla chitarra, Blue Mitchell alla tromba: la formazione di un nuovo classico, Jazz Blues Fusion registrato dal vivo sulla east side alla fine del 1971.

Nel 1973 con Movin’ On (ancora dal vivo al Whiskey A Go Go di Los Angeles) fanno dieci anni di musica, e anche l’ultimo classico, Red Sky. Non a caso l'ultimo disco del lotto (doppio, registrato a LA) si intitola Ten Years Are Gone.

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