Greenwich Village revisited


Bruce Springsteen > Working On A Dream

Il Bruce di questi anni duemila è vissuto con dualismo da parte dei fan. Da una parte ci sono gli show torridi di un rock & roll che nessun altro è più capace di fare. Dall'altra i dischi tiepidi prodotti da Brendan O'Brien  che cercano di far quadrare il cerchio di un mercato che è diventato freddo al rock e di un compositore che ha già scritto le sue canzoni migliori. 
Nonostante un battage pubblicitario astuto questo Working On A Dream era atteso come una specie di lato di B del precedente Magic, registrato nei ritagli di tempi con scampoli di canzoni. 
Niente di più falso. 
WOAD non solo è una opera realizzata e conclusa, ma è anche un lavoro epico di peso, come i dischi di Bruce degli anni settanta e come certi dischi beat degli anni sessanta. Personalmente vivo WOAD come il controaltare, trentacinque anni dopo, di un altra opera epica e romantica di Springsteen, quel Born To Run che nel 1975 lo aveva reso famoso. 
Entrambi dischi lirici: Born To Run era il canto dell'uomo all'alba che esplodeva verso la propria vita, WOAD è il canto, bucolico, dello stesso uomo che oggi si sente più vicino al tramonto che all'alba, si siede nel portico della sua casa colonica a Woodstock, guarda le stagioni passare, ricorda gli amici che non ci sono più e canta la malinconica gioia del tramonto. Non è un caso che sotto i titoli di coda del disco scorra la bella musica di The Wrestler. Non è un caso che la band sia sommersa da cinematografici arrangiamenti orchestrali. 
È un bel disco, intimo ma allo stesso tempo aperto alle orecchie di chi lo circonda. Non è vero che le canzoni siano deboli, anzi ancora adesso alcune mi danno la pelle d'oca, anche se non ci sono inni con cui fare il karaoke in concerto. Mi ricorda piuttosto l'intima poesia di dischi come No Other di Gene Clark, un altro grande cantautore al crepuscolo che volle orchestrare le proprie canzoni.
Ed a proposito di orchestrazione, il suono di Brendan O'Brien è finalmente perfetto, anche se è molto lontano da quello della E Street Band e da quello prediletto dai fan.

★ ★ ★ ★ ½  (un capolavoro?)
Genere: rock & roll
2009
in breve: la poesia di un grande artista adulto che non può fare a meno di tirare le somme della propria vita.


Elliott Murphy > Notes From The Underground

Elliott sarà stanco di leggere ad ogni recensione la storia di questo cantautore newyorchese esordito assieme a Springsteen e presentato come il nuovo Dylan, ma risultato poi la scartina (in termini di mercato) del mazzo. I dischi originali di Murphy per la Columbia sono al momento non reperibili. Belle canzoni di un rock colto e letterario quanto delicato e dalle tinte pastello, con un sapore di underground, magari velvet. Niente rock & roll sudato.
Il secondo periodo, quello dell'esilio parigino di Murph The Surf, è ancora più etereo e meno curato strumentalmente per poter aspirare ad un largo seguito di pubblico. 
Ma il motivo principale per cui sottolineo il lavoro di Murphy è il terzo periodo, quello degli ultimi dieci anni, quando ha incontrato il chitarrista Olivier Durand ha dar manforte al suo rock, che si è fatto più robusto, mentre le sue canzoni non solo non si sono indebolite ma anzi sono al meglio. Ascoltare un disco (obbligatorio) come Never Say Never (the best of 1995-2003) vi renderà fan di questo pallido poeta, se ancora non lo siete. Notes From The Underground è il decimo di una serie di album deliziosi che contengono alcuni gemme e piccoli capolavori che non vorrei mai non aver ascoltato. Notes è un altro poker di canzoni da belle a splendide che crescono ascolto dopo ascolto e che riempiono lo spirito di poesia.

★ ★ ★ ½  (da ascoltare)
Genere: songwriter
2008
in breve: le undici canzoni di quest'anno di un raffinato cantautore


Willie Nile > The House Of A Thousand Guitars

Anno di grazia 1980. L'anno di London Calling. Un album dalla sobria copertina nera che riporta solo il nome del suo autore, Willie Nile. Un suono spartano, solo chitarra, basso e batteria e un po' di piano. Una voce sottile e romantica. E canzoni incredibili, che riescono a cantare storie che non si sentivano dai tempi di Born To Run, come Vagabond Moon, Across The River, I'm Not Waiting... canzoni e storie troppo belle per essere replicate. Il secondo disco, Golden Down, sarà il lato B del precedente; dopo di che il silenzio calerà sul musicista. Qualche canzone sparsa, un album grazioso ma niente di paragonabile al big bang dell'esordio. Da qualche anno Willie si è rimboccato le maniche ed un po' alla volta è tornato alla ribalta con dischi di basso profilo che era impossibile non notare e non apprezzare. E soprattutto in crescendo, da Beautiful Wreck Of The World a Streets Of New York
House Of The Thousand Guitars di quest'anno fa il botto. Sarà onesto, non ci sono Vagabond Moon & co., ma le canzoni sono comunque bellissime e ricche di energia. Willie attinge a piene mani dai gruppi Beat degli anni sessanta (Beatles e Rolling Stones compresi) e dal loro eco della new wave dei primi ottanta (per esempio, i Clash) per realizzare un album i cui punti di forza sono una energia irresistibile ed un livello compositivo altissimo senza filler. La casa delle mille chitarre è un disco che non si può non ballare e che mi riporta al sapore dei miei vent'anni quando ogni giorno usciva un nuovo disco rock, da Joe Jackson a Costello, da Graham Parker ai Clash. Obbligatorio. E, come si diceva una volta, a tutto volume!

★ ★ ★ ★  (ottimissimo)
Genere: songwriter
Blue Rose, 2008
in breve: il miglior ritorno di un rocker di culto di NYC


Bob Dylan > Together Through Life

Dylan c'è. E la cosa è molto rassicurante. Credo sappiate di chi sto parlando. Dell'uomo che nel corso degli anni sessanta ha scritto il songbook della musica rock. Dell'uomo che, in concerto con i Beatles, ha inventato la musica rock. Del musicista che negli anni settanta ha registrato Blood On The Tracks, Desire, Street Legal, Slow Train Coming e negli anni ottanta Infidels e Oh Mercy. Nei novanta ha intrapreso il suo tour infinito, ma dal punto di vista discografico ha latitato. Negli anni duemila è tornato, e nonostante la sua bella età ci rifila con regolarità gemme del calibro di Time Out Of Mind, Love And Theft, Modern Times
È bello che in un mondo che ha così deluso le aspettative, Dylan ci sia ancora. Da quando io ho ricordi, lui c'è. Questa cosa mi fa sentire ancora giovane... è come se ci fossero ancora JFK e John Lennon... 
Together Through Life fa poker con i dischi che lo hanno preceduto. È un disco delicato, che parla d'amore, contraltare del disco serramanico che lo ha preceduto come a suo tempo lo era stato, mutatis mutandis, Another Side. Non è epico o eccitante, ma è dolcemente e delicatamente bello. È un disco delle radici, con tanti echi di sapori già assaggiati, come la fisarmonica dei Los Lobos o la dolce ballata di Forgetful Heart che riporta ai climi di Infidels.
Non ci sono canzoni epocali, ma ogni volta che lo ascolto sono contento di farlo.

★ ★ ★ ★  (molto buono)
Genere: songwriter
Columbia, 2008
in breve: un disco morbido e delicato, molto roots, senza picchi; ma Dylan c’è


Post più popolari