il meglio di Eric Clapton


La storia del primo mito della chitarra rock nasce nei primi anni sessanta a Londra con il gruppo degli Yardbirds, con cui il giovane studente d’arte Eric Clapton, autodidatta (aveva imparato da solo a suonare la chitarra sui dischi blues del nonno, da cui è stato cresciuto) si illudeva di partecipare al movimento del blues revival - da cui erano nati fra gli altri anche Rolling Stones e Animals. Ma gli Yardbirds erano qualche cosa di diverso da un gruppo di blues revival: erano il primo indiavolato gruppo di rave, un gruppo seminale per la psichedelia e persino, nelle migliori canzoni successive a Clapton, anche un gruppo seminale per il rock progressivo, con canzoni che osavano invenzioni, arrangiamenti e cambi di tempo e di atmosfera inusuali per l’epoca: For Your Love, Heart Full Of Soul, Happenings Ten Years Ago.

Eric non ci si trovava e dopo la registrazione di For Your Love (incidentalmente il miglior singolo della band fino a quel momento, 1965 - ad eccezione forse solo della selvaggia I Wish You Would più tardi celebrata da David Bowie) lasciò la band per mettersi con il padrino del blues britannico, John Mayall. Suo malgrado con gli Yardbirds Clapton si era procurato la fama di miglior chitarrista in città, e sui muri apparivano le scritte “Clapton is God”.

John Mayall > Bluebreaker with Eric Clapton (1966) ★ ★ ★ ★

La collaborazione con Mayall diede risultati sorprendenti, sia dal punto di vista artistico (il disco è da molti considerato il primo capolavoro di chitarra elettrica) che da quello commerciale, dando fiato a un Mayall che era già stato addirittura licenziato dalla Decca. Tra le canzoni, classici come Ramblin’ On My Mind di Robert Johnson, il padrino spirituale di Clapton ed un omaggio a Freddie King.

Nonostante Mayall si dovesse rilevare il perfetto maestro per Clapton, il sodalizio non durò a lungo e non fu privo di incidenti. Dopo aver visto in concerto il trio di Buddy Guy, Clapton immaginò per sè una simile band, e volle la migliore sezione ritmica del momento: Ginger Baker alla batteria e Jack Bruce al basso (nonostante i due non si potessero reciprocamente soffrire).
Se si era immaginato di mettere assieme due gregari di lusso per suonare il blues, Eric non avrebbe potuto sbagliarsi di più: i Cream si sarebbero rivelati una delle più straordinarie, creative ed innovative band inglesi di tutti i tempi, di cui Eric certo non era il leader. Un po’ per la mancanza della personalità trainante di Buddy Guy, molto per la illimitata fantasia di Jack Bruce e per la creatività strumentale di Ginger Baker.
Da come la vedo io i Cream furono la band che cambiò la velocità al rock inglese, lanciandolo dal periodo beat a quello creativo della psichedelia e del progressive (Colosseum, Nice, Trinity fino a Led Zeppelin e Yes, il cui Yours Is No Disgrace è estremamente ispirato ai Cream). E i Cream rappresentarono lo Zenith dell’avventura di Clapton.

Cream > Disraeli Gears (1967) ★ ★ ★ ★ ★

Dopo l’esordio di Fresh Cream, i tre ebbero la ventura di vedere in azione Jimi Hendrix con gli Experience, e niente fu più lo stesso. Clapton per la prima volta vide in azione un chitarrista più bravo di sè stesso e sentì suoni che lo colpirono più del suo “vecchio” blues. Disraeli Gears è il disco dei Cream della summer of love (il mitico 1967), il disco psichedelico, che si apre con un’energia da deflagrazione nucleare, con la doppietta psichedelica Strange Brew (di Clapton) e Sunshine Of Your Love (di Bruce e Clapton). Dal vivo i Cream erano più grezzi, ma per l’epoca entusiasmanti, producendosi in assoli interminabili che mandavano in visibilio il pubblico e creavano il terreno per l’hard rock degli Zeppelin. Non era quello che voleva Eric Clapton, e quando uscì il successivo Wheels Of Fire del 1968 la band era già sciolta.

Blind Faith (1969) ★ ★ ★ ★

Clapton continuava ad immaginare una musica innovativa ma senza i “muscoli” dei vecchi compagni. Per questo colse l’occasione dello scioglimento (temporaneo) degli psichedelici Traffic per unirsi al loro cantante, il soul man inglese Steve Winwood. Non è chiaro come fece ad intrufolarsi di nuovo Ginger Baker (contento di essersi liberato di Bruce) ed il quarto uomo fu il violinista Rick Grech. Per il pubblico erano solo una nuova versione dei Cream, e per questo motivo Clapton battezzò la band Blind Faith (fede cieca).
Il disco fu registrato in fretta, ma contiene alcune canzoni stupende, come Had To Cry Today, Presence Of The Lord e Can’t Find My Way Home, a lungo nel repertorio di Clapton. Non si sa come, i Blind Faith si imbarcarono in una tournée americana disastrosa a cui non sopravvissero, si dice per impreparazione, si dice perché il pubblico voleva gli assolo di chitarra di Eric. Winwood lasciò per riformare i Traffic creando il disco che molti considerano il capolavoro del rock britannico (John Barleycorn Must Die), Ginger Baker cercò di tenere duro con gli Air Force, Clapton si mise inaspettatamente a suonare con un gruppo sconosciuto che aveva fatto loro da spalla nella tournée, Delaney & Bonnie.

Delaney & Bonnie > In Tour With Eric Clapton (1970) ★ ★ ★

D&B erano una coppia che con uno stuolo di amici (i Friends) suonava la musica meno di moda che si potesse immaginare (almeno fino all’avvento della Band) ispirata al rithm & blues di Memphis, al boogie di New Orleans, al country di Nashville. Quel duo vocale cantava canzoni di matrice tradizionale accompagnati da una band i cui nomi sarebbero diventati famosissimi in breve tempo, grazie al fatto che Eric si portò la band in Inghilterra per suonare di fronte ai propri ammiratori, che comprendevano gli stessi Beatles. George Harrison, per esempio, si sarebbe unito ai Friends per gli show: immaginate cosa deve essere passato per la testa di Delaney & Bonnie...
Subito dopo il tour, Delaney avrebbe aiutato Clapton ad incidere il suo primo, omonimo, disco solista, dal sound caldo e rilassato, ispirato alla band, così come ad un musicista laid back dell’Oklahoma, J.J. Cale, che sarebbe divenuto famoso nel mondo grazie alle cover di Clapton (After Midnight, Cocaine). L’imprevedibile successo ebbe un prezzo per D&B: i Friends, che comprendevano anche Leon Russell, avrebbero accompagnato Joe Cocker nel suo tour Mad Dog & Englishman, oltre a suonare con Harrison nel suo capolavoro All Things Must Pass, e Bobby Keys e Jimmy Price si sarebbero uniti con gli Stones per i loro dischi migliori (Sticky Fingers e Exiles On Main Street).

Derek & The Dominos > Layla & Other Assorted Love Songs (1970) ★ ★ ★ ★

Bobby Withlock, Carl Radle e Jim Gordon (dei Friends) si unirono a Clapton per uno dei più entusiasmanti capitoli della sua storia musicale. Assieme al mitico chitarrista degli Allman Brothers Band, Duane Allman, registrarono un disco doppio che Clapton dedicò a Patty Boyd, moglie del suo migliore amico, George Harrison. Di Patty, Eric era perdutamente e segretamente innamorato, e Derek e Layla erano i loro nomi in questo gioco segreto alla Lancillotto e Ginevra. L’ispirato album oltre a comprendere un altro pezzo mitico alla cream (Layla) è un caldo disco delle “radici” della musica che più ha ispirato Clapton, il R&B, il soul, il country, le ballate. Una sorta di Music From The Big Pink visto da un inglese. Purtroppo il disco coincise anche con un periodo terribile nella vita di Clapton, la sua dipendenza dall’eroina, che lo stava portando alla morte come aveva portato in quei giorni tanti amici, fra cui Hendrix e lo stesso Allman (morto comunque in un incidente motociclistico in Georgia). Quando D&D provarono a tornare in studio per registrare il secondo disco le loro condizioni psico fisiche erano tali che dovettero abbandonare. (Clapton suona anche con Steve Stills e al concerto per il Bangladesh con Harrison e Dylan).
Clapton si sarebbe ritirato, fra casa sua e quella di Harrison, probabilmente a morire, e fu anche merito di George se alla fine sopravvisse.

Eric Clapton > Rainbow Concert (RSO 1973) ★ ★ ★ ★

La fine del periodo buio ed il ritorno alle scene coincise con un concerto organizzato da Pete Townshend (Who) al Rainbow e a cui presero parte i suoi amici, come Steve Winwood, Jim Capaldi (Traffic) e Ronnie Wood (Faces, Stones). Ai tempi fu stampato su LP con una scelta di pezzi discutibile, facendosi fama di un episodio minore. Oggi è stato rimasterizzato in CD l’intero concerto, dimostrandosi invece un grande momento, magari un po’ improvvisato e un tantino appesantito dalla presenza dei Traffic, ma un concerto comunque entusiasmante, l’ultimo episodio del Clapton muscoloso alla cream e alla Derek, con un repertorio che spazia da Layla a Badge, Little Wing (Hendrix), After Midnight, Presence Of The Lord, Key To The Highgway e Crossroads.

Eric Clapton > 461 Ocean Boulevard (1974) ★ ★ ★ ★
Live At Hammersmith Odeon, London, 1974 ★ ★ ★ ★

Il suono del Rainbow Concert non è esattamente quello che Clapton voleva per il suo futuro. Dopo aver registrato un paio di pezzi per Tommy, il film degli Who, Clapton si spostò a Miami, nella casa sul mare immortalata dalla copertina di 461 Ocean Blvd, con una band composta da Carl Radle (D&B e D&D) e dalla cantante Yvonne Elliman (proveniente dal cast di Jesus Chist Superstar), e dal vecchio amico e produttore Tom Dowd, a registrare un disco molto tranquillo e sereno, quasi alla J.J. Cale, con qualche impennata come la cover del reggae dell’allora sconosciuto Bob Marley, I Shot The Sheriff, che fra le altre cose gli diede un successo di classifica persino superiore a quello ottenuto in precedenza. Il disco è stato ristampato con un concerto registrato da questa band nel dicembre di quell’anno, che mostra un Clapton in gran forma ma lontano dall’immagine dell’eroe della chitarra dell’anno prima al Rainbow, con brani acustici ma anche grandi versioni di Can’t Find My Way Home, I Shot The Sheriff, un blues medley che nasce da The Sky Is Crying, e poi Badge e Layla.

461 Ocean Blvd purtroppo inaugura anche un Clapton via via sempre più commerciale e soporifero, con dischi che vanno dai deboli Slowhand (di enorme successo commerciale per la cover di Cocaine, e da segnalare la romantica Wonderful Tonight) e Backless, fino agli inascoltabili dischi con Phil Collins degli anni ottanta. Qualche cosa però ancora si è salvato, dal suo repertorio live:

Eric Clapton > E.C. Was Here (1975) ★ ★ ★ ★

Ancora dalla band di Hammersmith Odeon, una splendida incisione dedicata al blues, da Have You Ever Loved A Woman a Can’t Find My Way Home, Ramblin’ On My Mind, un bel duetto vocale con la Elliman in Presence Of The Lord fino all’entusiasmante finale di Further On Up The Road, il trascinante blues della Bobby Blue Band che ha anche usato per duettare con Robbie Robertson in The Last Waltz, l’ultimo concerto della Band. Una chitarra morbida e da brivido, quella di Clapton.

Eric Clapton > Unplugged (1992) ★ ★ ★ ★

Uno splendido disco acustico in cui rivanga i momenti migliori del suo glorioso passato, compresa una struggente Tears In Heaven, la canzone dedicata al figlio. E un mare di R&B, da Before You Accuse Me a Hey Hey, fino a un grande riarrangiamento di Layla.

Negli anni duemila poche altre cose da segnalare, giusto Riding With The King (di John Hiatt) dal disco del 2000 con il suo maestro di chitarra B.B. King, fino alla dignitosa partecipazione al disco con J.J. Cale Road To Escondido del 2006, e l’inattesa reunion dei Cream al Royal Albert Hall nel 2005, in cui i tre musicisti si dimostrano ancora in forma. Oltre ad una spruzzata di canzoni nascoste qua e la, come Give Me One Reason con Tracy Chapman, It’s Probably Me con Sting, You Must Believe Me omaggio a Curtis Mayfield e un paio di pezzi con Brendan Crocker.

Clapton & Winwood > Live At Madison Square Garden (2009) ★ ★ ★ ★

A sorpresa un disco Vintage, con repertorio e arrangiamenti da primi anni settanta, molto energico dominato dalla potenza di fuoco della Fender di Clapton: elegante, morbida, di fine cesello ma soprattutto indiavolata. Pura energia del "crossroad". In seconda posizione l'Hammond caldo e liquido di Winwood, che fa da fondo perfetto alle acrobazie della chitarra di slowhand.
Versioni imperdibili di Dear Mr. Fantasy, Double Trouble, Glad, Voodoo Child... Un perfetto Canto del Cigno.

Post più popolari