Kraftwerk o la gioiosa elettronica


Era il 1974. Io ero un adolescente in compagnia di alcuni compagni di classe in camping su una roulotte sul Lago. Avevamo un mangiacassette con un po’ di musica, ma non si rivelò praticamente necessario. Il juke box del bar aveva dischi dei Pink Floyd. La radio a mezzogiorno trasmetteva la classifica dei cento dischi preferiti dagli ascoltatori: c’erano i Genesis, come Guccini, e il disco numero uno saltò fuori essere Ummagumma. Ma soprattutto al tramonto si captava una trasmissione radio dove non parlavano mai, ma dove puntualmente ogni sera trasmettevano una cosa mai udita né immaginata prima. Era un ritmo elettronico, rilassato, lontano, quasi onirico, con echi di un coro non umano che ripeteva in continuazione qualche cosa che poi si decifrò essere “wirh far'n far'n far'n auf der autobahn”. Andiamo andiamo andiamo per l’autostrada. Una specie di On The Road Again della nascente era digitale. Quel disco non sarebbe mai più stato altrettanto affascinante che in quegli ascolti radiofonici disturbati, nel suo alieno mix di musica hippie e ispirazione futurista. Si scoprì poi essere un disco di un gruppo tedesco di Düsseldorf dal nome Kraftwerk. Erano gli anni di Tangerine Dream, Klaus Schultze, Faust. Ma la precisione di Ralf Schneider e Florian Hütter sembrava battere tutti. Si sarebbe saputo dopo che Autobahn era il loro quarto disco (il primo stampato in tutta Europa, da Philips), e che il primo nucleo di quella band aveva dato origine a un altro disco mitico dell’europa continentale: Neu! (Hallogallo)
Il terzo disco dei Kraftwerk era Ralf & Florian, un jingle jangle di suoni elettronici puri come il cristallo che avevano l’ambizione di fondere il sacro con il profano, la musica pop con la seriosa musica sperimentale contemporanea. Autobahn ci sarebbe riuscito in modo perfetto, ed ebbe un eco assolutamente futurista con il disco successivo Radioactivity, dedicato alle onde radio, suonato come ci si trovasse in un fantascientifico inizio novecento “parallelo”. Il resto della storia è cosa nota: David Bowie e Brian Eno si innamorarono di queste vibrazione e ne trassero ispirazione per la trilogia berlinese. Che a sua volta verrà citata dai Kraftwerk nel successivo e definitivo Trans Europe Express, il disco che ebbe il pregio di fare dei quattro delle rock star, e la colpa di inventare tutto il techno pop che ci avrebbe perseguitati per almeno una decade. Non a caso i Kraftwerk chiusero praticamente li la loro parabola, realizzati di aver creato qualche cosa di assolutamente nuovo. 
Sono passati molti anni e i dischi dei Kraftwerk non sono invecchiati bene. Ma di tutti quello che si ascolta ancora oggi con più piacere è la grande, ingenua suite di Autobahn.

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