Van Morrison > Astral Weeks Live At The Hollywood Bowl


Astral Weeks, anno di grazia 1968, è il punto di partenza della straordinaria discografia dell’irlandese maledetto, ma ne rappresenta anche l’apice, almeno in tandem con il successivo Moondance (1970). Tanto mistico il primo, quanto R&B il secondo. Quarant’anni dopo, Astral Weeks Live At The Hollywood Bowl ne rappresenta la celebrazione live nel nuovo millenio, secondo una tendenza inaugurata da dischi come Trinity Revisited dei Cowboy Junkies o Berlin Live At St. Ann’s Warehouse di Lou Reed. 
Astral Weeks è un disco unico, quali se ne sono visti pochi nella storia della nostra musica: assolutamente originale e differente, registrato in sole due sessioni di registrazioni, in qualche modo improvvisato, è un delicato quando riuscito equilibrio fra una flusso di coscienza libero di Van alla chitarra acustica e una serie di strumenti quasi jazz che si intrecciano liberi di inventare. 
Un disco la cui riuscita è frutto di un delicato equilibrio, assai difficile da rievocare; è stato difficile persino per George Ivan Morrison rimettere a fuoco la tensione musicale che si realizzava nelle due facciate del LP originale. Il nuovo disco, registrato in concerto all’Hollywood Bowl di Los Angeles il 7 e 8 novembre 2008, non centra infatti l’obiettivo di aggiungere alcunché al disco originale.
Se da un lato Astral Weeks Live costituisce la splendida occasione di riascoltare quelle canzoni immortali e di rievocarne il piacere, dall’altra le nuove versioni mancano spesso della sua profondità, delicatezza, della tensione emozionale. Come se la copertina del nuovo disco ne fosse la metafora, le canzoni appaiono come la versione in bianco e nero delle originali, denunciando la mancanza del delicato melange dell’intrecciarsi degli strumenti acustici, della tridimensionalità del suono e dei picchi emotivi.
Una felice eccezione è costituita dalla nuova versione di Beside You, che prende forma sul dialogo fra una chitarra classica suonata dallo stesso Jay Berliner del disco del 1968 e da un violino che inventano nuove sensazioni per una vecchia canzone. Anche The Way Young Lovers Do comunica il piacere di ascoltarlo. Ma il paragone su una mitica sequenza come sarebbe dovuta essere Cyprus Avenue / Ballerina / Madame George è improponibile e alla fine del tris la voglia di ascoltare gli originali è forte. I nuovi arrangiamenti sono più lunghi, con nuove code aggiunte dal Van e in un ordine leggermente differente. A Madame George, che chiude la nuova scaletta, sono aggiunte infine Listen To The Lion, che dei concerti è stato il bis, e soprattutto una breve Common One (la parte conclusiva della traccia Summertime In England, dall’album che nella discografia successiva di Van Morrison più si è ispirato ad Astral Weeks) che, sia pure semplificata rispetto all’originale, trae la propria linfa dal divertimento del cantante di farla crescere in un infuocato groove soul.

Come concludere: un bel regalo, davvero, questo nuovo Astral Weeks, ma niente più di un bel disco al confronto del capolavoro epocale che fu quarant’anni fa l’originale. Potrebbe George riprovarci con Moondance, le cui canzoni si prestano in modo naturale al trattamento Live.

PS. La scaletta dei concerti del 7 e dell’8 novembre:

Wavelength, Saint Dominic's Preview, And the Healing Has Begun, It's All in the Game > You Know What They're Writing About, Troubadours, Angeliou, Moondance, Brown Eyed Girl Gloria.

Wavelength, Saint Dominic's Preview, Caravan, It's All in the Game, Here Comes the Night, And the Healing Has Begun, Common One, Brown Eyed Girl, Gloria.

...avrebbe potuto ricavarci un CD doppio.

☆☆☆ ½   (piacevole)
Genere: Soul bianco
Listen To The Lion, 2009
in breve: un altro modo di ascoltare un classico

da ascoltare con:
Van Morrison > Astral Weeks
Van Morrison > Moondance
Van Morrison > It’s Too Late To Stop Now

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