Tutte le volte del Boss


Quante volte ho avuto per le mani un nuovo disco di Bruce Springsteen?

La prima volta che sentii parlare del Boss fu nel 1975 in occasione del lancio di Born To Run, ricordate, quella cosa del futuro del rock & roll. Erano altri tempi e non ero ancora molto dentro il ROCK delle chitarre. Mi ricordo che avevo preferito l’altro esordio, quello dei Tubes di Los Angeles. 
Il bis non arrivò fino al 1978 con Darkness. Anche allora non ero ancora un fan di Bruce. Ricordo che ero più eccitato per Street Legal di Bob Dylan e anche forse Heat Treatment di Graham Parker (che è del 1976 ma io lo trovai solo quell’estate). Ma quel disco asciutto, romantico, carico di frontiera apriva gli occhi e la fantasia ad un mondo nuovo. L’anno successivo un amico che studiava a Venezia si presentò a casa con quattro copie di un triplo bootleg dal vivo che a suo dire non potevo non ascoltare. Lo comprai: si intitolava Winterland 1978. Probabilmente uno dei dischi migliori della mia vita. C’era dentro tutta l’epopea del rock & roll, c’era dentro questa banda di magnifici sette rocker, c’era il cinema, c’era il romanticismo, c’era il mito. Da allora sono un grande fan dell’uomo.

Nel 1980 mi trovai in mano la copertina del doppio The River. Pensavo che fosse un disco dal vivo, perché gli album doppi registrati in studio si contavano sulle dita di una mano: Dylan, Beatles, Stones. Mi immedesimai in quelle canzoni al punto che in tre amici ci eravamo dati il soprannome di Boss, Big Man e Miami. Io ero Miami. Vidi anche la E Street Band per la prima volta dal vivo, a Zurigo. Springsteen ci regalò anche un "lato B" di quell'album registrando Dedication con Gary U.S. Bonds e la E Street Band al completo.

Nel 1982 ero nel magazzino di un grossista di dischi, quando sentii dagli altoparlanti l'inconfondibile voce roca che cantava una canzone malinconica: era il disco nuovo, Nebraska. Neanche si sapeva che era acustico e registrato su un registratore portatile. Ne avrei imparato le canzoni a memoria.
Nel 1984 Born In The USA fu preceduto dal singolo Dancing In The Dark. Una canzone che a tutta prima lasciava perplessi; il retro non era male, Pink Cadillac. Il long playing era stupefacente: il disco rock & roll definitivo degli anni ottanta (quello degli anni settanta è stato Rock & Roll Animal). Lo ascoltai tutto il giorno andando a Milano ad un appuntamento, e alla sera ero parcheggiato in macchina con questa ragazza a spiegarle ogni canzone. Certo, lei doveva avere una bella passione per me per sopportarmi, ma credo che il disco le piacque.

Il Live 1975-1985 fu il mio primo CD. Lo comprai e solo dopo andai nel negozio di hi-fi per acquistare il lettore di compact disc.

Nel 1987 fu la volta di Tunnel Of Love. La copertina era meno eccitante degli altri, ma mi riconobbi in tutte quelle canzoni d'amore.
Poi fu la volta dei due CD assieme, Human Touch e Lucky Town (1992). A differenza del solito lo ascoltai in negozio. Il CD era Lucky Town e le prime due canzoni erano bellissime, Better Days e Lucky Town. Ancora oggi penso che i due dischi sarebbero stati più grandi in una confezione unica doppia. Anche Plugged non mi dispiacque, anche se non seguii il tour - e chi lo fece non si dichiarò entusiasta di quella band.

Il Greatest Hits non mi piaceva, le canzoni non legavano, anche se fu un'occasione perduta per un nuovo grande album con la E Street Band, Blood Brothers, che i riuniti E Streeters in gran forma registrarono per mettere un paio di inediti nell’antologia. Le altre canzoni uscirono successivamente sparse qua e la. Peccato.

The Ghost Of Tom Joad mi lasciò più freddo degli altri dischi: la copertina non era bella e metà delle canzoni cominciava a mostrare la corda: troppe parole, che ne era dell’asciutta poesia di Nebraska?

Tracks e 18 Tracks sono belli, ma non potevano dare la stessa emozione dei primi dischi. 

Live In New York City e The Rising non li comprai neppure nel giorno dell’uscita, e Devil & Dust lo presi addirittura mesi dopo; ancora oggi non ricordo i titoli delle canzoni. Comunque Further On Up The Road è una canzone con i fiocchi.

Born To Run in "versione dell’anniversario" e Hammersmith Odeon London '75 riaccesero la voglia di ascoltare Springsteen, mentre The Seeger Sessions mi diede all’istante la stessa scossa dei capolavori dei tempi classici. Anche lo show è quello che più mi ha emozionato (va beh, con Hallenstadion e San Siro del tour Born In The USA). Il Live In Dublin che testimoniava il tour uscì comunque un po' troppo tardi per raccogliere l'entusiasmo che meritava.

Nel settembre del 2007 uscì Magic, di nuovo con gli E Streeters e l’attenzione per il Boss era improvvisamente di nuovo alle stelle. Ricordo che quel giorno pioveva che Dio la mandava. Salii in auto con la mia copia appena stampata, la infilai nello stereo dell’auto e mi misi a girare a vuoto sulla tangenziale al tramonto per ascoltarlo. Senza pregiudizi e senza voler dare giudizi: solo per divertirmi. 
Mi ero proposto di fare lo stesso per Working On A Dream. Invece quando ho avuto in mano il disco (la copertina è meno brutta dal vero che in foto) ho preso il telefono ed ho organizzato un hot-dog party. Ho tirato fuori i miei stivaletti da cowboy, i jeans, la t-shirt dell’ultima tournée, mi sono messo ai fornelli e sono quando ho servito gli hot-dog ho messo finalmente il disco. Mi aspettavo una delusione, invece questo vecchio Boss mi ha convinto subito...

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