Time Waits For No One


C'è una concentrazione di miti nella pubblicazione italiana, a cura di Feltrinelli, di Shine A Light. Mito numero uno, i Rolling Stones, la band londinese che batte i marciapiedi (si fa per dire) del rock & roll da quarantacinque anni; mito numero due Martin Scorsese, il regista italo-americano di Main Street e Taxi Driver; mito numero tre Mauro Zambellini, giornalista di rock dagli anni settanta, mitica penna del Mucchio Selvaggio quando era il Mucchio Selvaggio. 

I primi suonano nel concerto del film, il secondo è il regista, il terzo è l'autore de "Il tempo è dalla nostra parte", il libro che accompagna la pubblicazione.

Dei tre miti non ho dubbi: il mio è Zambo. Mauro Zambellini non ha mai avuto esitazioni sulla risposta da dare alla domanda tormentone degli anni sessanta e settanta: "Beatles o Rolling Stones?" Per lui gli Stones sono sempre stati la band più muscolosa in città ed i Beatles l'anticamera della musica leggera. Il Tempo è Dalla Nostra Parte (Time Is On Our Side) è dunque l'apoteosi della sua passione musicale. Scritto nel suo bello stile, evocativo, asciutto, colorato, documentato, critico e un po' cinematografico, costituisce il libro italiano definitivo sulla band più rappresentativa del rock inglese.
Il terzo capitolo del libro, Stonesville, attraversa la storia della band in quaranta pagine, e lo fa con l'incontenibile ritmo di uno di quei lunghi treni americani che procedono verso il west; ci troviamo ad attraversare la storia della band, i loro dischi, le loro copertine (queste solo con la memoria, perché non ci sono foto, purtroppo) con la velocità di un concerto di rock & roll e tuttavia con una precisione storica e critica che non fa una grinza. Impossibile non alzarsi a mettere sul piatto uno degli album della band mentre si leggono i racconti ed i ricordi di Zambellini. 
Ma il pezzo forte dell'operazione è il quarto capitolo, In Esilio sulla Costa Azzurra, venticinque pagine che raccontano con partecipazione realistica il disco più mitico della band, il doppio Exile On Main Street del 1972. In quel disco ci sono tutti gli ingredienti che Zambo ama, e si sente: i Rolling Stones britannici del dopo beat, la costa azzurra prima del turismo di massa, il caldo rithm & blues della Cotton Belt, della Louisiana, del Mississippi River. 
E a leggere quella struggente cronaca di un tempo che non c'è più (e di una band che in definitiva non c'è più) Zambellini crea un affresco che a leggerlo mette i brividi - di piacere ma nel mio caso anche di nostalgia. Si può ben dire che tutto quello che Zambo ha scritto fino ad oggi sul Rock sia servito a preparare quel capitolo, da come dipinge le immagini delle registrazioni nella cantina della villa di Keith Richards a Villefranche-sur-Mer, a tinte così vivide che pare di vederla e che pare di esserci stati anche noi lettori a registrare quell'album con gli Stones.

Confesso che da quando ho letto il libro mi sono riascoltato tutti i dischi della band da Come On a Some Girls, e ho persino dedicato a queste canzoni un intero iPod... 
Il concerto di Shine A Light l'ho visto a spezzoni e bocconi, perché quel Circo Orfei ad alta definizione che i tre superstiti sono diventati stona con i Rolling Stones di cui parliamo qui e he amo io. E Martin Scorsese? Non è nuovo a queste gite nel rock, e sulla lavagna dalla parte dei buoni metto The Last Waltz, da quella dei cattivi No Direction Home. Qui fa il suo onesto lavoro di documentarista. Comunque gli ha dedicato un capitolo dello stesso libro Marco Denti: Inseguendo quei bravi ragazzi.

P.S.: non posso esimermi dall'annunciare qualche futura pubblicazione anche mia su questo blog sugli Stones che amo. Niente che possa competere con Zambellini, ma il racconto di quello che la band ha rappresentato per me.

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