Do You Believe In Magic


"Il critico musicale è uno che non sa scrivere che intervista uno che non sa parlare per uno che non sa leggere" (Frank Zappa)

Un vero rock & roll diary, questo "Do You Believe In Magic", un libro di Paolo Vites. Ce ne sono pochi di diari del rock & roll, specie se si considera quanto questa musica abbia accompagnato la vita di tre o quattro generazioni: il Diario di una Rock & Roll Star di Ian Hunter, e forse il Diario di un giocatore di basket di Jim Carroll (dico forse perché non l'ho letto...). 
Ma qui a scrivere per raccontare di come la propria vita abbia percorso i binari del rock & roll non è un musicista, ma un giornalista musicale, per giunta nemmeno londinese o di new york, ma ligure. Un libro realizzato come un disco, con capitoli intitolati come canzoni per testimoniare, frammento dopo frammento, racconto dopo racconto, cosa le canzoni della musica rock abbiano significato per Paolo Vites e migliaia di ragazzi come lui. Vites racconta con passione, emozione e precisione ma anche con grande umiltà esperienza personali, interviste, concerti, momenti della sua vita che hanno partecipato alla sua grande passione per la musica. Lo fa tenendo un profilo volutamente basso, quasi a non voler fare ombra ai fatti che racconta; personalmente penso che se avessi cenato con Bob Dylan o con Ricky Danko io sarei ben più arrogante... ma si percepisce che Vites è un buono, e infatti quello che ama è un rock solare: non c'è spazzatura, non c'è "sesso e droga e rock e roll" in Do You Believe In Magic (né Stones o Lou Reed o Stooges), al contrario c'è Paolo che va ai concerti con la moglie e la figlia. 
I miei capitoli preferiti sono Natale deve essere stanotte, Le campane di Dublino e Sulla spiaggia, racconti davvero ispirati. Un demonio sulle mie tracce mi ricorda un mio post, Crossroads, ma probabilmente perché abbiamo raccontato entrambi la stessa storia.
Il capitolo meno riuscito è l'introduzione, dove Vites cerca di spiegare perché il rock è tanto importante per lui, anziché mostrarlo come fa nei bei capitoli che seguono, lasciando che il lettore partecipi direttamente alla sua testimonianza. 
Un libro caldamente consigliato a tutti quelli che pensano che questa musica abbia in qualche modo influenzato la propria vita...

PS: la copertina: tu quoque, Paolo? Non hai una foto un po' più roccante e rollante?

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