Grateful Dead > Rocking The Cradle Egypt 1978


Devo confessarlo: molto a lungo ho pensato ai Grateful Dead come alla band di Live Dead, doppio dal vivo che fotografa gli alfieri della psichedelia del movimento Hippie di San Francisco in concerto nel 1969. A Los Angeles all’inizio degli anni novanta mi sorprese trovare uno show della band, che, nella mia ignoranza, non sapevo nemmeno essere ancora assieme. E così da quel giorno dovevo scoprire i Dead come la definitiva Rock Band Americana, che aveva inciso non più di un pugno di dischi ma aveva girato il mondo in tourneé in lungo ed in largo senza (quasi) mai doversi fermare.
A mia discolpa devo dire che nel nostro paese la stampa specializzata ha sempre parlato poco o niente dei Grateful Dead e che le recensioni che ho letto, sui dischi degli anni settanta, sono sempre state tiepide e molto lontane dal comprendere le dimensioni del fenomeno della band.
Fortunatamente Jerry Garcia aveva l’abitudine di registrare ogni show del gruppo, e così anch’io, in colpevole ritardo e dalla periferia dell’Impero, ho potuto testimoniare di dozzine di show, più o meno incredibili, del gruppo.
Tanto che a furia di ascoltare dischi live, la voglia di aggiungere show nuovi a quelli che già conosco si è affievolita, perché ovviamente molto spesso si tratta di concerti di elevato livello ma anche non troppo diversi gli uni dagli altri. È difficile dire quale show valga ancora la pena di ascoltare.
Così quando mi si è parato davanti, inaspettato, il doppio CD con la registrazione dei concerti egiziani del 1978, i sentimenti sono stati diversi. Il racconto dei concerti egiziani sotto la Grande Piramide di Cheope e la Sfinge fa parte dalla leggenda della band, ed anche la copertina è piuttosto accattivante (ancora di più una volta aperta, con la piramide e la sfinge che si alzano in tre dimensioni).
Ma la scaletta riportata sul retro della confezione non sembrava celare sorprese di sorta; più o meno lo stesso repertorio già ripetuto su tanti dischi. Quello che mi ha convinto all’acquisto sono stati il prezzo decisamente abbordabile e la presenza di un DVD dell’evento. Chissà, forse mi figuravo di trovare Jerry Garcia e amici in versione Predatori dell’Arca Perduta. Invece, com’è naturale che sia, il film è tipicamente una ripresa come si faceva negli anni settanta, e per la maggior parte del tempo la band potrebbe tranquillamente trovarsi in un teatro di New York come di Los Angeles; solo di rado qualche inquadratura della sfinge e della piramide sfugge agli operatori...


Ma quello che da subito mi ha colpito del film è stata l’enorme bellezza delle esecuzioni; che mi ha colpito doppiamente perché si era sempre sentito dire che dagli show non era stato a suo tempo ricavato un disco per la scarsa qualità delle esecuzioni o delle registrazioni, non so. E poi l’album immediatamente successivo nel tempo era stato Shakedown Street, forse il peggior momento della band.
Invece le canzoni di Rockin’ The Cradle sono bellissime. Non solo bellissime come già le conosciamo (perché bene o male sono tutti standard della band) ma perché eseguite con una rilassatezza ed una poesia rare persino in tanto gruppo. I Grateful Dead realizzano un’architettura soffice, lieve, che mi suggerisce la leggerezza di un aliante; con una rilassatezza che fa in modo che i brani si allunghino a dismisura e si compenetrino l’uno nell’altro senza mai una traccia di noia. Canto, assoli, chitarre sono da brivido. Deal, Fire On The Mountain, Shakedown Street, Truckin’, Stella Blue vorresti che non finissero mai ed in effetti sembrano non finire mai, canzoni di una bellezza ipnotica sospesi nella magica bellezza di una notte senza luna fuori dal tempo. E quando si arriva al bis di Around And Around del grand Chuck Berry non puoi fare a meno di ripartire dall’inizio.
Le canzoni del DVD e quelle del CD purtroppo non corrispondono in pieno: per esempio Bertha e Good Lovin sui Cd non ci sono. Ho sentito parlare di un CD extra ma nella mia confezione non ce n’è traccia.

Non ho l’autorità in materia per decretare quali siano i più bei dischi dal vivo dei Grateful Dead ma di certo Rockin’ The Cradle è fra quelli. Anzi, questa sera è il mio disco preferito in assoluto della band.

★ ★ ★ ★ ★ (capolavoro)
Genere: Americana
Rhino Records, 2008

Da avere, con:
Grateful Dead > Live Dead (1969)
Grateful Dead > Steppin’ Out Of England (1971)
Grateful Dead > Go To Nassau (1980)
Grateful Dead > Nightfall Of Diamonds (1989)
Jerry Garcia > After Midnight (1980)

e già che ci siamo, non trascuriamo:
Quicksilver > Happy Trails (1969)

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