Steve Winwood > Nine Lives


Steve Winwood ha sessant’anni. Avrei detto di più, se considerate che è on the road da brani seminali come I’m A Man e Gimme Some Lovin (Spencer Davis Group, 1967). Il trucco è che con lo SDG aveva 15 anni, ed una voce da leone del Rithm & Blues. Ha avuto nove vite davvero Steve: è stato un eroe della summer of love con i Traffic di Mr. Fantasy, un mito con i Blind Faith assieme ad Eric Clapton, mentre con i Traffic di John Barleycorn ha realizzato quello che è da molti considerato il più perfetto disco del Rock Britannico.

Poi altri dischi di fascino con i Traffic, come On The Road, e qualche buon disco solista negli anni ottanta, fino ad Arc Of A Diver (1980). Mi piace ricordare anche una bella canzone, Crossing The Line, con i Go di Stomu Yamashta (1976).

Con così tanta carne al fuoco, non c’è da biasimarlo se negli anni successivi ha perso verve e voglia di osare, con qualche innocuo disco da entertainer. Per questo motivo ha sorpreso il suo ritorno nel 2003 con About Time, una produzione indipendente per organo hammond e voce rauca, che riecheggiava del fascino dell’uomo.


Nine Lives, oggi per la Columbia, è una produzione di lusso, con accompagnatori del calibro di Eric Clapton, arrangiamenti di gran classe basati più sulla chitarra che sulle tastiere ed echi dei Traffic di When The Eagle Flies. Un disco che sulla carta promette molto, ma che manca purtroppo sotto il profilo compositivo. Niente belle canzoni. Il che lo rende piacevole da ascoltare ma alla fine anche un po’ noioso. E Clapton non si riconosce neanche. Pensare che quel ragazzo è stato il mio chitarrista preferito.


☆☆ ½ (discreto)

Genere: R&B

Sony, 2008

in breve: ben suonato ma senza composizioni di rilievo


da acquistare invece assolutamente:

Traffic > John Barleycorn (Island 1970)

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