Lou Reed > Berlin Live At St.Ann's Warehouse


Gennaio 1972. Lou Reed a Parigi, sul palco del Club Bataclan assieme ai compagni di Velvet Underground & Nico, cioè la cantante Nico (appunto) e l'inglese John Cale. Lou Reed è alla vigilia dei suoi giorni più belli: in quello stesso anno registrerà il disco "glam" con David Bowie e Mick Ronson (Transformer) che gli regalerà un successo di pubblico che non perderà mai più. Nel 1974 sarà in tournée con Rock n Roll Animal, e nello stesso decennio registrerà altri dischi perfetti come Berlin, Coney Island Baby e Street Hassle, e avrà la soddisfazione di vedere riconosciuto da pubblico e critica il ruolo seminale della sua vecchia band, i Velvet Underground.

Nel video canta la prima versione, molto bella, della canzone Berlin (come finirà sul suo primo disco), con Nico che lo osserva dal palco. Nel 1973 quella canzone costituirà l'ispirazione di una intera "storia" in rock, sull'amore malato e maledetto di due junkies, Jim e Carolyne. Un'opera non banale ma anche molto godibile che nonostante la perplessità della casa discografica è diventata uno dei lavori preferiti dai fans del poeta newyorkese.

Nel 2006, dopo più di trent'anni, Berlin è tornato per trasformarsi in una tournée che, preso l'avvio alla St.Ann's Warehouse a NYC (dove è stato registrato disco e film dell'evento. Perché non a Berlino?) ha poi girato il mondo, compreso il nostro paese.

Berlin è sempre stato uno dei miei dischi preferiti e riviverlo dal vivo non può farmi altro che piacere. Gli arrangiamenti dello show sono aderenti a quelli originali, ed il risultato è molto simile a quello che ci si può immaginare: una musica che si giova della maggiore profondità dell'evento live, un po' più muscolosa nella prima parte grazie alla mai abbastanza apprezzata chitarra di Steve Hunter, un po' meno agghiacciante nella seconda, dove inevitabilmente le canzoni "dolorose" di The Kids, The Bed e Sad Song perdono un po' di quella stranita immobilità del disco originale. La voce in questi trent'anni è diventata più profonda, più recitata, meno cantata ed espressiva.

Berlin Live è una bella esperienza ed una bella riscoperta, forse per più di una generazione costituisce addirittura una nuova scoperta (Berlin non ha mai goduto di un remaster all'altezza) anche se la mancanza dei testi stampati di queste canzoni nel cofanetto è un difetto non da poco. In quanti li andranno a cercare in rete?

L'operazione ricalca in qualche modo quella dei Cowboy Junkies (che dei Velvet sicuramente sono figliastri) con la Trinity Session reinventata dal vivo in Trinity Revisited.

Al termine di Berlin resta lo spazio per un epilogo, con Candy Says, un trascurabile episodio dei Velvet cantato da Antony (un marziano che a Lou piace così tanto e a me così poco) e Rock Minuet, un' insopportabile canzone di Ecstasy che nei fatti sembra ricordarci di quanto minori siano gli ultimi sforzi del musicista. Da ultima una versione (forse troppo) rilassata di Sweet Jane che in cinque minuti rischia di essere il pezzo migliore del concerto.

Adesso però Berlin è ora di riascoltarlo in originale.


☆☆☆☆ (sempre un piacere)

Genere: Art Rock

Matador, 2008

in breve: un pezzo di storia del rock, un album letterario


da ascoltare con:

Lou Reed > Berlin (RCA 1973)


leggi anche la recensione di Mauro Zambellini

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